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lunedì 13 marzo 2017

DIALOGHI: Desidera ciò che hai

"Alleniamoci ad immaginare che potremmo perdere tutto da un momento all'altro.
È un gioco di immaginazione tanto quanto il desiderare, la differenza è che smettiamo di mettere energia in ciò che ci manca. Va fatto seriamente, sentendo davvero l'emozione legata alla perdita.
Nostro figlio che non si comporta come dovrebbe, potrebbe non tornare a casa.
Mio padre che non mi approva, potrebbe finire in ospedale. 
Le gambe con cui dimentico di camminare ogni giorno potrebbero fratturarsi.
Il mio cane che mi chiede di uscire e io rimando perché non trovo mai tempo, potrebbe ammalarsi.
Smetto di inseguire un futuro che non c'è e familiarizzo con la bellezza che è sempre disponibile . Imparo ad amare, lascio andare le mie ideologie, rancori, proiezioni, perché sono semplicemente ingombranti. In questo non sapere, in questo sognare un futuro, inizio pian piano a svegliarmi e ribalto le mie priorità. Improvvisamente tutti i miei dubbi e vermi mentali scompaiono. Resta l'amore, quello che non conosce il chiedere."



giovedì 22 dicembre 2016

DIALOGHI: Essere e apparire

"Indossiamo vestiti.
Il vestito dell'uomo innamorato, il vestito della donna spirituale, il vestito della persona per bene e onesta, il vestito del dentista, il vestito dello yogī, il vestito del cristiano.Pensiamo che avere un figlio è essere padre, una laurea essere dentista, farsi il segno della croce essere cristiano, avere una buona elasticità essere uno yogī, conoscere il pensiero dei filosofi essere un filosofo, fare la carità essere caritatevoli.Niente di tutto questo fa di noi qualcosa del genere, finché non siamo disposti a dimenticarci di essere questo e quello e di essere fatti in un certo modo.Il concetto principale da sradicare è "io". Tutto il resto si poggia su questo concetto solido e lo perpetua. Niente di ciò che facciamo ha un qualche valore se è un aggiunta a questo concetto solido principale.Ricreare un'immagine di noi stessi ogni volta che approcciamo a qualcuno o qualcosa, è un disastro. Non ci permette MAI di entrare a contatto con nulla. Riconosciamo, vediamo, sperimentiamo che siamo NIENTE, e poi forse da lì è possibile fare una famiglia, avere figli, praticare yoga e andare in Chiesa."





sabato 3 dicembre 2016

DIALOGHI: Follia nascosta


"La tensione è solo ben nascosta. Basta toccare una persona per farla mettere sulla difensiva o farla piangere. In circostanze abituali, quando tutto va bene, questa follia rimane nascosta. Solo in situazioni realmente difficili ed impreviste si vede il vero volto di qualcuno. E' semplice prendersi per spirituali ed iniziati finché la situazione lo consente. Poi si perde il lavoro, mia moglie mi lascia, muore il mio cane, e dico "no" alla vita. Posso soffrire, soffrirò sicuramente, ma contemporaneamente ringrazio la vita. Ringrazio per avermi donato questo ricordo, questi momenti, queste gioie e questi dolori.
Diversamente siamo bravi, generosi, pacifici, finché la situazione lo permette."

venerdì 25 novembre 2016

DIALOGHI: Permettere

"C'è qualche cosa che posso fare per velocizzare il processo di liberazione?"

"Non solo non puoi fare nulla, ma nemmeno vuoi. Nessuno lo vuole, sarebbe troppo pericoloso."

"Nemmeno chi decide di lavorare su di sé?"

"Il vero lavoro su di te non lo fai tu, lo fanno gli eventi. Nessuno può e vuole fare un lavoro su di sé, perché nessuno vuole suicidarsi psicologicamente. Ti mantieni disponibile, perfino alla paura di non poter far nulla. Saranno gli eventi a chiarificare la tua direzione, al momento giusto sarai messo alla prova. Se l'intento è onesto e non esclusivo, tutto ciò che accadrà sarà sempre accolto anche se, magari inizialmente, questo porterà dolore, sofferenza, dubbio, paura, smarrimento, resistenza. Se, per esempio, ti trovi in una situazione di lavoro o sentimentale che non desideri più, ma hai paura di abbandonare perché ti da sicurezza economica o affettiva, ci penserà la vita a permettere questo. Arriverai ad un punto in cui quella sofferenza sarà insostenibile, e sarai costretto a cambiare. Il tentativo di farlo volontariamente equivale a voler anticipare i tempi, perché non c'è sufficientemente fiducia. Quest'ultima la si acquisisce vedendo che ogni cosa che accade, se vista con l'ottica giusta, ti porta pian piano a chiarificare sempre di più e pulirti di quelle zavorre."


mercoledì 23 novembre 2016

DIALOGHI: Non violenza è violenza


"Non si sopporta la violenza perché si sente la possibilità di essere violenti. Ciò che al di fuori di noi si vuole condannare, reprimere, modificare, è sempre ciò che non vogliamo vedere in noi. La violenza del "mondo" diventa intollerabile quando siamo violenti.
La vera violenza inizia quando pretendo che il mio corpo debba essere diverso, la mia mente pura e silenziosa, le mie azioni buone e giuste, il mio carattere sensibile e altruista. Questo si traspone in tutto il resto: mia moglie non deve pensarla in quel modo, il mio cane dovrebbe abbaiare di meno, mio figlio dovrebbe prendere sempre voti al di sopra del sette e mezzo, e il ladro non dovrebbe rubare.
Non si vuol vedere come la violenza è vita, e dunque si ha paura della vita. Essa è violenza fisiologica, la natura stessa è violenza. La situazione mi presenta costantemente ciò che rifiuto in me quando rifiuto la situazione. Ogni occasione è preziosa per vedere quanto siamo violenti contro la violenza. Le intenzioni di pace, di fratellanza, di giustizia, sono l'inizio di ogni guerra."

giovedì 17 novembre 2016

DIALOGHI: Mente e pensieri



"Esiste qualcosa oltre la mente?"

"Esiste la mente? Come puoi conoscere qualcosa senza la conoscenza stessa su di essa? Prima di chiederti se esiste qualcosa oltre la mente, chiediti se esiste la mente, se esisti tu. Ogni cosa è creata dal pensiero, perfino la mente."

"Quindi esiste il pensiero ..."

"Esistono le parole per comunicare, ma oltre la conoscenza che abbiamo, non possiamo sapere nulla. E' pericoloso questo messaggio per chi crede di sapere qualcosa. Diciamo che, per questioni di semplificazione, usiamo ciò che viene definito pensiero per raggiungere uno scopo, poca differenza fa se materiale o spirituale, tanto è la stessa cosa. Un'energia nata dall'emozione di insoddisfazione crea oggetti del desiderio, un po' come immaginare qualcosa oltre la mente. Perfino i sogni lucidi, viaggi astrali o qualsiasi altra forma di attività oltre il convenzionale modo di vivere non dimostrano niente, perché non sono meno misteriose del mouse sopra la mia scrivania. E' il pensiero che decide cosa è superiore o inferiore, ma è sempre attraverso questo che facciamo esperienza. Il pensiero non si crea, è una risposta ad uno stimolo. Ma anche questo è poco esatto. Il pensiero interviene per codificare lo stimolo ma, prima del pensiero, non è possibile dire che c'è un soggetto (me) che sperimenta quella cosa lì (stimolo). Stimolo e risposta sono un unico movimento, non c'è tempo né distanza."

"Non è possibile osservare i pensieri?"

"Dove sei tu rispetto ai pensieri? Dove sono i pensieri? Come puoi mai osservare un pensiero? Esiste un movimento unitario, che il linguaggio definisce in un certo modo. Non cercare le risposte, fatti le giuste domande. Non fare domande che fanno tutti, fai le tue."

"Il corpo però esiste..."

"Il corpo è uno strumento di percezione, ma se l'attenzione non è localizzata, il corpo non è altro che un oggetto proprio come il cellulare. Prima di dire "il mio corpo" devi pensarci. Senza pensiero, dov'è il corpo?"


"Ma io guardo la mia gamba"

"Tu non puoi guardare. Guardi la tua gamba, ma essa è creata dalla conoscenza che ti hanno immesso. La percezione non ti dice che è una gamba, e nemmeno tua. E' la conoscenza che è stata inserita nel tuo computer quando eri piccolo che ti fa dire "gamba". Non guardi mai niente, solo proietti conoscenze su ciò che guardi. Il pensiero protegge se stesso."

"E' reale dunque ciò che viene poco prima del pensiero?"

"Reale o non reale, sogno o realtà, vero o non vero, vita o morte, sono concetti. Anche il pensiero è un concetto. Non c'è modo di sperimentare qualcos'altro oltre la conoscenza che si ha."

"Quindi siamo in trappola"


"Quale trappola?"

"Quella del pensiero. Lo scenario che si apre non è per niente promettente.."


"Per il pensiero stesso che vuole continuità, no di certo. L'unica trappola è il concetto che hai di pensiero. L'idea di poter muovere il corpo attraverso la tua volontà ti fa credere di essere un oggetto separato dal resto, e quindi nasce la paura. Il tuo corpo è mosso, non sei tu a muoverlo. Questo è sperimentabile.
Un bambino, per esempio, è un essere lucido. Da adulti si viene a creare uno scarto di tempo brevissimo tra ciò che percepisci e ciò che concettualizzi. Se qualcuno ti chiama, ti giri. Normalmente però oltre a questo gesto accade l'idea di "io mi sto girando" accompagnato al senso di esistere come protagonista dell'azione. Lì nasce il problema. Esiste un breve lasso di tempo di vuoto tra la percezione e la denominazione di ciò che percepisci. Questo è più evidente in situazioni difficili quando la mente è costretta a fermarsi."

"Come possiamo mantenere questo stato di vuoto"?


"Cerchi di utilizzare il pensiero per raggiungere il non pensiero. Ovviamente la battaglia è persa in partenza. Non puoi mantenere quello stato, perché non ti appartiene e perché rischieresti di finire in manicomio."

"Ma a te è successo?"


"Cosa?"

"Liberarti dall'ego."


"L'ego è un pensiero abituale che dice di aver compiuto l'azione. E' vero che l'azione è accaduta, ma pensare, fare, dire, non sono un fatto scientifico che un qualcuno li abbia prodotti. L'ego è questa attività. Il pensiero non è scelto, arriva. Decidere di pensare è un altro pensiero già arrivato."

"Se io decido ora di prendere il bicchiere?"


"Non puoi separare ciò che stai leggendo qui dal pensiero. Non hai scelta, non siamo divisi. Il fraintendimento è questo. Preghi, ad esempio, per la guarigione di una persona che ami. La persona guarisce. Dirai che è stata la preghiera ad averlo salvato, grazie a Dio. Ma se disegni una cornice intorno a questi due eventi, la preghiera non ha causato la guarigione. La relazione tra gli eventi è una storia, se guardi la totalità niente ha causato niente. Non avresti potuto agire come hai agito se quella persona non si fosse ammalata. Non avresti potuto fare queste domande se io non ti scrivessi certe cose. Chi causa cosa? Se guardi bene ogni azione è l'interezza a compierla, non tu. Si potrebbe dire che tu sei anche ciò che ignori di te. E' inutile tentare di raggiungere la non separazione o la non dualità, se sei già in quello stato. Si cerca di dimostrare quanto inutile sia ogni tentativo di separarsi dal resto. E' questo senso di esclusività che ci fa credere di essere superiori alle altre specie."

"O inferiori .."


"E' lo stesso. Vogliamo solo essere separati per poter esistere individualmente. Per poter dire "i miei problemi, i miei meriti, le mie paure, il mio ego, la mia anima, il mio maestro, mia madre, i miei denti." Allora si può facilmente finire all'altro eccesso, in cui la spiritualità romantica produce un senso di appartenenza, solitamente emotivo positivo, in cui ci si sente non separati. Non ha senso! si è sempre non separati, anche se decido di ucciderti in questo istante. L'uomo che uccide è parte del tutto. Non è necessario abbracciarsi per dimostrare l'assenza di distanza."

"La psicologia, o comunque tutti gli interventi anche dei guru, maestri, ecc.,  dove la collocheresti in questo ambito?"

"Non ci sono problemi, ma solo soluzioni. Le soluzioni che ci offrono non ci aiutano a risolvere i problemi, perché non ci sono problemi. Se tu avessi un problema con una grossa ferita, qualcuno potrebbe aiutarti a fasciarla, magari salvandoti anche la vita. E' un fatto. I restanti problemi sono puramente auto perpetuanti. Significa che abbiamo bisogno che qualcuno ci dica che siamo depressi, folli, incoerenti, malati, per poterci dare da fare a trovare le soluzioni. La fine della soluzione è la fine del problema. Noi abbiamo bisogno della paura, perché senza di questa sarebbe la fine del pensiero."





domenica 13 novembre 2016

DIALOGHI: Cosa è favorevole alla crescita?

[ .... ] " ... in una situazione senza possibilità di lavorare interiormente"

"Si ha l'illusione di credere cosa sia favorevole alla crescita interiore e cosa no, cosa mi serve e cosa non mi serve. Come faccio a saperlo? Chi mi credo di essere per saperlo? Crescita è una parola ingannevole, perché la vera maturazione passa sempre per una perdita di riferimenti, e non è volta all'acquisizione. Fare yoga o essere vegetariani non è detto che sia favorevole, perché ci si immagina più puri in queste attività. Niente di ciò che siamo profondamente è puro o impuro, niente nella realtà può essere purificato o sporcato. E' facile prendersi per persone spirituali quando si può meditare la mattina, mangiare il cibo che si vuole, evitare magari di innamorarsi e non esternare alcuna rabbia. Cosa succede nei momenti in cui mancano i libri profondi? In cui non ci sono maestri a disposizione e quando non c'è il tempo di meditare? Se dobbiamo improvvisamente partire per una guerra, se bombardano casa nostra, se perdiamo una gamba? In questo modo possiamo vedere a che punto siamo realmente. Non sto dicendo che sono situazioni necessarie per la crescita, ma non possiamo assolutamente dire cosa sia favorevole e cosa non lo sia. Alcune scosse che diciamo essere sfavorevoli sono, invece, proprio ciò che ci serve per rimuovere l'illusione di essere illuminati ed essere giunti da qualche parte. Se pensiamo che il guru sia favorevole e la mamma odiosa no, siamo in una fantasia.

"Dunque cosa è favorevole?"

"Tutto è favorevole quando l'indagine è una cosa seria. Chi dice questo si e quello no, non è onesto nella sua visione e non riesce a vedere che ha paura e cerca di coprirla. Favorevole è ciò che si presenta. Se sono povero, questo è favorevole. Se sono ricco, questo è favorevole. Se vengo lasciato, questo è favorevole. Se provo dolore, questo è favorevole. Ma se sono triste e cerco di meditare per stare meglio, non sono onesto. Se nel luogo in cui sono mi sento sfavorevole e penso che sia meglio andare in India dal grande guru, sto ancora sognando."

"Non dovremmo allora muoverci mai?"

"Impossibile, la vita è movimento, cambiamento. Semmai se ti muovi credendo di dover trovare qualcosa di favorevole da qualche altra parte piuttosto che qui, potrai anche farlo ma non troverai che delusione e frustrazione. Il vero cambiamento è possibile solo se la si smette di credere che il cambiamento è favorevole rispetto a qualche altra cosa. Chi crede di aver bisogno di qualcosa, è pericoloso. Cercherà sempre di prendere, amore o soldi, fa poca differenza."





sabato 12 novembre 2016

DIALOGHI: Chi crea?



"Creare la propria realtà è possibile. Quando manifesto un pensiero con una certa energia, poi di solito si avvera ..."

"Ciò che si avvera non è il tuo pensiero, ma il presentimento. Quello che chiami "tuo" pensiero, nasce in risposta ad un presentimento. L'atmosfera cambia, un po' come quando senti a distanza che un'amico si è fatto male, sta per piovere, in quel luogo tornerai, quella persona si rifarà sentire ...
Non c'è merito personale in questo, è un ingenuo errore di valutazione. Senti il cane, magari lo sogni, dopo due settimane un'amica ti presenta un cucciolo che non può tenere. Pensi di averlo creato, ma in realtà hai solo presentito. Nessun potere, quando si vive intensamente il presente il futuro è chiaro, è adesso. Il dualismo tra me, il pensiero creatore e l'oggetto creato, è una visione molto parziale. Un po' come credere che esista una Madonna che fa i miracoli. Il miracolo magari avviene, ma la Madonna è un'immagine. Non c'è separazione tra me e l'oggetto del desiderio, tra me il famoso Dio. Anche prendersi per Dio è un'errore. Per fortuna la vita è più saggia, sa sempre di cosa abbiamo bisogno, e non sempre ciò che ci accade è ciò che vorremmo, per fortuna. Immagina un potere enorme nelle mani di un bambino capriccioso. Solo con il senno di poi realizziamo che ciò che è accaduto era scientificamente inevitabile, ed era l'unico modo che avevamo per maturare. Noi non possiamo sapere cosa è meglio per noi, perché il "me" non può cercare che la sua sicurezza fisica e equilibrio ideologico. Se potessimo davvero creare la realtà, sarebbe un disastro! Per fortuna la realtà è già perfetta com'è, e noi non possiamo essere separati da questa. Inoltre non creiamo niente, è già tutto a disposizione."

"E allora chi crea?"

"Perché cerchi di sentirti meglio mentalmente? Non puoi lasciare tutto com'è? misterioso, aperto, indefinibile? Lo fai per paura di non poter controllare, di non avere potere su questo. E' sufficiente guardare il proprio passato, e osservare che vedi tante immagini. Nessuna causa, nessun effetto. Nessun prima, nessun dopo. Nessun me, nessun lui, nessun mondo. Vedi delle immagini, in quelle immagini rivedi tante "te" all'interno di un contesto. Puoi separare quelle "te" dal contesto? Puoi dire che il tuo pensiero, in un dato momento, sia nato spontaneamente? No. Per il semplice motivo che non c'è distanza tra te, l'evento e il pensiero. E' un tutt'uno, un unico blocco di realtà, un unico quadro che non può essere diverso di un millimetro da com'è. E' perfetto, indiscutibile, inopinabile. Le tue azioni sono scaturite in reazione a qualcos'altro, sempre. E' sperimentalmente osservabile, nulla di romanticamente spirituale."





 

domenica 6 novembre 2016

DIALOGHI: Sincerità

"Riconoscere che non si vuole sincerità.
La verità ci costringe ad un capovolgimento interiore. 
Un cane morde un'altro cane, è sincero. La sua azione è totale, non c'è qualcosa che avrebbe dovuto fare e non ha fatto, non c'è residuo psicologico. E' accaduto, c'è azione. L'attimo dopo i due cani potrebbero tornare a scodinzolare. 
Un bambino piange, si arrabbia, urla, è sincero.
Da adulti impariamo a mentire, innanzi tutto a noi stessi. Vorremmo dire qualcosa, ma lo diciamo in un'altro modo. Poiché ci auto censuriamo, temiamo che gli altri lo facciano costantemente con noi. Poiché vediamo solo il lato esteriore, la forma, non possiamo andare in profondità, e ci sentiamo costantemente giudicati, offesi, urtati.
Nella sincerità nessuno ci urta, nessuno ci giudica. Siamo sempre noi stessi che, con il nostro rumore interiore, pretendiamo che l'altro possa urtarci.
Chi si sente giudicato, giudica."




martedì 25 ottobre 2016

DIALOGHI: Aspettativa


"Senza un obiettivo, progetto, intenzione, mi sento passivo."

"Più ti aspetti qualcosa, più rinunci a tutto ciò che si presenta. Dunque, più sei nel programma, nell'obiettivo, più sei passivo. Sei prevedibile e ripetitivo. Non agisci, sei nell'attività. Si può rimanere fermi fisicamente ed essere molto presenti, pronti all'azione, come due samurai che incrociano le katane e aspettano un calo di concentrazione nell'altro. Oppure ci si può muovere molto come dei robot senza anima. Non vedo tutte le occasioni che mi si aprono nella vita perché sono preso dal mio misero programma. Dico no alla realtà per dire sì alla fantasia. Chi è attivo è sempre stanco, stressato. Fa tanto, ma in realtà non fa nulla. Per vivere è necessario gustare. Quando non sono più attivo, inizio ad agire. La mia azione è centrata, economica, concreta, efficace. Posso gustare un cibo quando smetto di prendermi per un vegetariano. Posso ammirare una Chiesa quando smetto di prendermi per cristiano. Posso combattere quando smetto di pretendere di vincere. Posso accarezzare qualcuno quando smetto di tentare di arrivare ad altro. Posso finalmente amare, sentire, gustare, respirare. Questo non significa che non utilizzo la mia agenda per programmare la settimana, ma sono pronto a cambiare direzione, perché non c'è nessun percorso. Chi rimane spiazzato di fronte alla guerra, la crudeltà, la violenza, la bisessualità, pensa che tutte queste cose non dovrebbero esistere.  E' chiaramente ubriaco e pretende di essere lucido."

sabato 22 ottobre 2016

DIALOGHI: Pregiudizio e perdono


"Quando si guarda qualcuno e non si riesce ad andare oltre la sua forma, questo manifesta il pregiudizio. Se si guarda un criminale come criminale, c'è una mancanza di chiarezza, sensibilità e rispetto. Per guardare qualcuno come criminale, dobbiamo prima guardare noi stessi come persone oneste. E una persona che si crede onesta è molto pericolosa, perché non conosce se stessa a fondo. Un criminale cerca esattamente ciò che cerchiamo noi, cioè essere felice. Uno psichiatra che lo prende per criminale dovrebbe cambiare lavoro. Assenza di pregiudizio è guardare senza commenti. Guardare qualcuno che sta per morire e non prenderlo per un morente, è una possibilità di stabilire un forte contatto con lui. Guardare un ladro come un ladro, e un barbone come un barbone, significa rinunciare all'evidenza, con il risultato che anche loro si vedranno così. Si sentiranno aggrediti dal nostro sguardo. Non ci sono persone ricche, povere, malate, stupide, sante, quelli sono vestiti. Quando si muore poca differenza fa se sei stato un santo o un assassino."

"Un criminale cerca di essere felice?"

Tutti cercano questo, solo che il criminale è più coraggioso. Le persone oneste hanno paura di farsi prendere, quindi preferiscono essere oneste. Un criminale va amato, e per essere amato non bisogna aver paura di lui. In questo modo è possibile fargli capire che non è necessario uccidere per trovare la pace. Giudicandolo criminale, assassino, ladro, si sentirà ancora più incoraggiato a fare ciò che fa. Questo non significa incoraggiare la criminalità, perché se la situazione lo richiede si agisce. Ma l'azione giusta scaturisce dalla comprensione della realtà. So che mio padre non poteva fare a meno di picchiarmi perché la sua sofferenza era troppo grande. Poiché non aveva il coraggio di affrontare mia madre, allora picchiava me. Ad un certo punto, quando sono fisicamente preparato e psicologicamente maturo, fermo la sua mano e lo invito a smettere con decisione. Non c'è giudizio o aggressività in questo, non è necessario, perché l'emotività della mia storia da vittima sarebbe un ingombro. Questa non mi permette di vedere la realtà. Agire è ben diverso dal pretendere che mio padre non doveva fare ciò che ha fatto. Non poteva altrimenti, era il suo modo per sentirsi meglio."

"Lo perdoni ..."

"Perdonare è un romanticismo da telenovela. Non si perdona nessuno perché non siamo superiori a nessuno. Si vede semplicemente che non c'è nessun colpevole.

giovedì 20 ottobre 2016

DIALOGHI: L'arte che libera

"La bellezza è al di la del gusto personale. Le etichette "bello" e "brutto", restringono il mistero riducendolo ad una sicurezza. Per una questione pratica la struttura del corpo - mente viene guidata verso delle tendenze che, però, possono dipendere dai condizionamenti. Quando l'intera struttura è consapevole delle restrizioni spacciate per gusti personali che, quindi, allontanano il diverso e lo sconosciuto, allora può muoversi verso le sue risonanze naturali.
Fino ad allora la persona definisce i canoni di "bello" in relazione ai suoi filtri, e quindi i gusti non sono altro che una proiezione chiaramente personale. Si dice "gusto personale" proprio per questo, e lì tutto rimane all'interno del soggettivo. Indagando interiormente, però, il personale viene riassorbito dalla spaziosità senza definizioni, e inevitabilmente le emozioni si espandono fino a toccare un punto di silenzio senza divisioni. Le opere d'arte, i film, le canzoni, saranno scelte (nel personale) solo in base all'associazione a certe forme di emozione e pensiero note, rifiutando ciò che provoca sensazioni scomode. L'errore è giudicarle come "esterne", e quindi come "brutte". La verità è che si ha paura di ciò che non si capisce, di ciò che esce dal nostro riferimento abituale. Quando familiarizziamo con sentimenti repressi come paura, rabbia, angoscia, tristezza, ansia, possiamo farci abbracciare da forme d'arte che si servono di queste emozioni per lasciarci avvicinare al nostro centro. Da questa posizione le scelte artistiche che faremo non dipenderanno più da un settore ridotto di emozioni (solitamente positive, della massa), ma dalla risonanza della sensazione che stiamo vivendo. Abitualmente quando si dice "no" alla tristezza, allora si tenderà a cercare una forma di attività che la copra. Le scelte artistiche, dunque, saranno virate verso emozioni che non ci dicono che siamo tristi, ma allegri e spensierati. Da questo dipende il fatto che la maggior parte delle opere commerciali hanno successo, perché la maggioranza della popolazione sceglie la menzogna."



mercoledì 19 ottobre 2016

DIALOGHI: Voglio il tuo bene

"Cosa c'è di male a volere il suo bene?"

"Nulla. Ma si è felici per l'altro prima di essere felici con l'altro.
L'altro può non esserci, può comportarsi in modo per noi incomprensibile, può stare con persone che non ci piacciono, non importa. Pretendere che rispecchi la nostra idea di felicità, significa che vogliamo realizzarla attraverso lui. Ogni volta che questo accade riflette il nostro egoismo e la nostra paura di responsabilità intima. Poiché non abbiamo il coraggio di essere liberi e felici, non potremmo mai vedere se l'altro lo è realmente. Possiamo solo proiettare la nostra idea di realizzazione, immaginando che l'altro sia felice o meno. "Volere il suo bene" è una frase pericolosa, perché non è detto che l'altro desideri ottenere la nostra idea di bene."



martedì 20 settembre 2016

DIALOGHI: Ascoltare

"Come si impara ad ascoltare?"

"Si vede come costantemente siamo in procinto di afferrare qualcosa. Mentre parliamo abbiamo bisogno di giungere ad una conclusione, quando incontriamo qualcuno dobbiamo farlo rientrare dentro una categoria, mentre parliamo cerchiamo di convincere e convincerci. Finché la nostra priorità è diretta ai concetti, le teorie, le idee e opinioni, non ascolteremo mai. Il vero ascolto è la scomparsa dell'immagine soggetto - oggetto. Ascoltare significa non direzionare l'attenzione in un contesto particolare, perché ascolto è apertura assoluta, non concentrazione. Si è ascolto, l'ascolto non si impara. In questa disponibilità la parola giusta emerge, non dalla conoscenza, ma da una fonte silenziosa e limpida, che non pretende. Nessun consiglio è possibile, per esempio, all'interno dell'interesse personale. Se non si familiarizza con il silenzio, origine di ogni forma, la comunicazione sarà sempre superficiale e tesa ad afferrare qualcosa e respingere qualcos'altro."



sabato 20 agosto 2016

DIALOGHI: Cambiamento e indecisione

D "Puoi parlarmi dell'indecisione e del cambiamento?"

"L'indecisione non va risolta con una scelta, va compresa. Indica una mancanza di risonanza e di richiamo. Ciò che si vuole non consente dubbi. Quando qualcosa o qualcuno richiama profondamente, non c'è indecisione, c'è azione. L'indecisione indica una mancanza di risonanza.
Allora la domanda è: cosa si vuole?
La vera domanda però è un'altra: prima di sapere cosa vuoi, sai chi sei?
Riconoscere che la persona è solo una forma di abitudine, e non desidera il cambiamento, perché esso implica la cancellazione di questa auto-idea del "me".
Normalmente si cercano dei cambiamenti futili: cambio fidanzato, cambio taglio dei capelli, cambio automobile, cambio religione, cambio città."

D "Alcuni di questi non sembrano futili."

"Puoi cambiare città ma rimanere lo stesso, trascinandoti le tue proiezioni, paure, abitudini, false sicurezze. Non è l'oggetto del cambiamento a determinare una vera trasformazione. Il vero cambiamento cancella il vecchio, non si somma ad esso. Inoltre il vero cambiamento è verticale, non è legato al tempo e alle circostanze. Avviene in profondità, e la sua forza modifica anche gli eventi. L'errore è cercare un cambiamento del genere, come nella spiritualità del desiderare e dell'attrarre. Nessuna persona vuole un reale cambiamento, perché questo implica l'abbandono dell'idea stessa di persona. La mente può solo volere un cambiamento in relazione a ciò che conosce, dunque prende il passato e, modificandolo, lo proietta nel futuro. Ogni obiettivo, speranza, desiderio sarà sempre della parte informatica del pensiero, quella che proietta un mondo che già conosce e in cui si sente al sicuro.
Non si sceglie di cambiare, quella è la mente che cerca sicurezza, non felicità. Un cambiamento importante è presentito in lontananza attraverso l'incontro con una persona, la visita in un luogo... l'atmosfera cambia. Questo presentimento trascina un senso di paura, perché indica qualcosa che non è legata al conosciuto. E' un cambiamento che si avverte come inevitabile, simile ad una piccola morte, perché tutta la struttura mentale dell'io è messa a rischio. Non si pretende nemmeno di muoversi senza paura, perché questa si fa sentire più forte, ed è il segno che il cambiamento è rilevante. Ci si muove, dunque, nonostante la paura. L'elemento paura è segno che il cambiamento è già in atto. La persona vorrebbe cambiare, ma solo a partire dal conosciuto, e questo non è un vero cambiamento. Quando si ha il coraggio di mettere in discussione la propria auto-idea, allora si è disponibili ad un cambiamento che inglobi anche le false sicurezze.
Il messaggio quindi è: nessuno può e vuole cambiare. Il cambiamento è parte di un processo più grande, fuori dal controllo personale. L'indecisione indica un'assenza di vero richiamo. I cambiamenti che spaventano di più sono, infatti, quelli più interiormente significativi.
In un'ottica più ampia, senza interpretazione personale, ciò che cambia è inevitabile che lo faccia.


sabato 13 agosto 2016

DIALOGHI: Traumi del passato

D - "Come comportarsi con i traumi del passato?"

"Tutto ciò che è inutile cade da solo senza dargli attenzione. Il trauma non è passato, ma presente. Il problema è adesso, e non è necessario cercarlo nel passato. Quando la priorità non viene più data alla storia che lega il trauma all'oggetto in questione (il papà, il cane nero, lo schiaffo del compagno di scuola, la violenza sessuale subita ..), può finalmente essere sentito nel corpo senza psicologia. Dove si colloca il trauma? Che colore ha? Che forma ha? Come si muove? Lasciarlo espandere a livello fisico togliendo la storia di cui l'io si serve per mantenerlo. Prima o poi, con questo approccio, il trauma andrà via da sé. Finché servirà, allora dovrà restare."


mercoledì 3 agosto 2016

Dialoghi: Alimentazione e spiritualità

“Che relazione c’è tra cibo e coscienza?”

“Per cibo io considero qualsiasi forma di nutrimento, compresi pensieri ed emozioni. Si può essere vegetariani, pur continuando a nutrirsi di risentimento, senso di colpa e pregiudizio. A questo punto essere o non essere vegetariani è come tentare di sistemare l’albero dimenticandosi della foresta.”

“Ma ci sono cibi più salutari che altri.”


“Se si mangia un cibo sano è per la gioia di farlo, non perché faccia bene alla salute, perché la salute è un concetto. Non esiste “stare bene”, perché per la nostra società questa è solo l’ennesima ricerca di giungere a qualcosa. Il corpo avverte un dolore, un disagio, e fa il possibile per liberarsene. Il corpo non ama i piaceri prolungati, dunque la condizione migliore è uno stato di assenza di dolore. Non è necessario creare concetti per questo. Se domani ti fai investire da un’automobile o precipiti con l’aereo, il non aver mangiato una bistecca non farà una grande differenza.”


mercoledì 8 giugno 2016

DIALOGHI: Attaccamento o Bisogno


D - Che rapporto c'è tra bisogno e attaccamento? Mi spiego: tutte le tradizioni spirituali o quasi insegnano che l'attaccamento produce dolore nel senso che quando siamo privati di qualcuno o qualcosa a cui siamo attaccati soffriamo e ciò è indiscutibilmente vero, ma il bisogno (di una casa, di un lavoro, di cibo, di relazioni sociali, di sesso ecc.) è insopprimibile e allora la ricerca della soddisfazione del bisogno non è di per se attaccamento? In sintesi la domanda è questa: l'attaccamento non è qualcosa di ineluttabile in quanto legato al bisogno?

R - Prima di comprendere questa questione, bisogna riuscire a vedere che l'attaccamento principale è con l'idea di essere qualcuno e/o qualcosa di definito e definibile. Quindi, se prima non scaviamo in profondità rimuovendo idee fisse su noi stessi, sulla vita, sulle ossa, sul mondo, su Dio, sul vicino, sul cane e sul bicchiere di vetro, non potremmo mai sapere effettivamente quali sono i nostri bisogni essenziali. Non possiamo vedere che siamo schiavi di certi attaccamenti se prima non mettiamo in questione l'attaccamento più grande, cioè le idee fisse. L'idea fissa più grande è l'idea di essere qualcuno. Una volta visto questo, potremmo scoprire che molti di quei bisogni che credevamo essenziali in realtà non lo sono. I bisogni primari sono facilmente realizzabili. Ma siamo sicuri, ad esempio, che mangiare 3 volte al giorno sia un bisogno reale? Siamo sicuri che dormire tot ore sia un bisogno primario? Siamo sicuri che il sesso sia un bisogno essenziale? Non possiamo mai saperlo se prima non scaviamo in profondità su quelli che sono i nostri attaccamenti che generano bisogni che riteniamo essenziali e magari non lo sono. Per quanto mi riguarda, ad un certo punto, ciò di cui ho bisogno si rivela momento per momento. La mente proietta sempre bisogni, ma il bisogno vero lo so nel momento in cui lo vivo. E' come dire anche che il problema vero è quello che ti costringe ad agire, non quello che ti permette di pensare.

D - Se ho ben compreso molte volte è l'attaccamento che genera il bisogno e non viceversa e per capire come stanno le cose dovremmo sforzarci di uscire dall'immagine che ci siamo fatti di noi stessi.

R - Si. Bisogna mettere pericolosamente in discussione qualsiasi pensiero, qualsiasi sensazione e qualsiasi ricerca di un equilibrio ideologico. Poi dopo sarà tutto più chiaro sui bisogni

D - Non è facile soprattutto quando i pensieri si sono sedimentati nel tempo e quando per natura o per le circo-stanze ci si aggrappa a delle sicurezze (per lo più illusorie) ma è questa la sfida del cambiamento

R - In realtà la non facilità viene percepita sempre da una struttura che non vuole. Percepisci come difficile un percorso di studi che, in fondo, non vuoi fare. C'è facilità e spontaneità anche in ciò che risulta macchinoso e complesso lì dove c'è passione e amore. 
La messa in discussione non avviene nel tempo, avviene ora. Mi accorgo che metto etichette a qualcosa, allora osservo il meccanismo, e ne sono già fuori.
La resistenza al cambiamento è la proiezione di un ego che vole combattere e rallentare il processo. E' un po' come se tu sentissi inevitabile una scelta, ma anziché farla rimandi, pianifichi, programmi.

D - il punto è nella frase che hai scritto prima: "mettere pericolosamente in discussione qualsiasi pensiero"...si tratta di accettare il salto nel vuoto ma mi rendo conto che è così

R - La pericolosità non intende una difficoltà, ma una scelta. Accetto la pericolosità di qualcosa perché ho passione e curiosità verso la sua comprensione. Non c'è difficoltà e processo nella pericolosità. La pericolosità è, di fatto, una scelta. Si potrebbe dire che è difficile fare la scelta, ma la sensazione di difficoltà è sempre un pretendere che il processo non sia già in atto o il rimandare la scelta.
E' molto più difficile e pericoloso mantenere quei concetti fissi in una vita che non fa altro che muoversi ad ogni microsecondo .



giovedì 17 marzo 2016

DIALOGHI: Vita pratica

"Dobbiamo pur trovare un modo per vivere, e c'è bisogno di supporto economico.."

"Innanzi tutto, non capisci cosa è necessario per vivere finché non lo perdi. Non è necessario fare tre pasti al giorno, con primo e secondo. Non è necessario il cellulare ultimo modello. Non è necessario avere i mobili più costosi. Non è necessario possedere abiti firmati. Non è necessaria una TV. Si tratta di adattarsi, senza commenti. Inoltre, se proprio dovessi trovarti alle strette, l'unica cosa su cui puoi fare affidamento è la tua arte"

"Non posseggo nessuna capacità artistica"

"Ogni essere umano la possiede. La vera creatività consiste nel non avere altro a disposizione se non l'istante. Finché un io tenta di essere creativo, lo farà sempre per uno scopo. Non è arte. Quando non hai più nulla, quando non hai più un futuro e un passato, quindi una identità, diventi creativo. Allora lì puoi scoprire le tue capacità"


DIALOGHI: Vivere pienamente

D "Sento di non star vivendo pienamente ..."

R "Si, e succede solo per un motivo. Non per qualcosa che dovresti fare e non fai. Succede solo quando pretendi che domani sarà meglio. Oggi piove, aspetto il sole. Oggi non esco, aspetterò domani che uscirò. Oggi è una giornata noiosa, domani andrà meglio. Sono solo, conoscerò qualcuno che mi renderà felice. Sono fidanzato, vorrei lasciarmi ed essere libero. Magari va anche come ti aspetti, ma manchi la possibilità di vedere che oggi c'è una pienezza, una bellezza che non chiede. I bambini molto piccoli lo sanno. Non è per mancanza di stimoli che la vita è vuota, ma perché ha bisogno di stimoli continuamente, come una droga, e prima o poi questi stimoli si appiattiscono ed esauriscono. Chiedi alle persone molto ricche. Il rischio è che non fai in tempo a vederlo, che già sei morto."