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lunedì 13 marzo 2017

DIALOGHI: Desidera ciò che hai

"Alleniamoci ad immaginare che potremmo perdere tutto da un momento all'altro.
È un gioco di immaginazione tanto quanto il desiderare, la differenza è che smettiamo di mettere energia in ciò che ci manca. Va fatto seriamente, sentendo davvero l'emozione legata alla perdita.
Nostro figlio che non si comporta come dovrebbe, potrebbe non tornare a casa.
Mio padre che non mi approva, potrebbe finire in ospedale. 
Le gambe con cui dimentico di camminare ogni giorno potrebbero fratturarsi.
Il mio cane che mi chiede di uscire e io rimando perché non trovo mai tempo, potrebbe ammalarsi.
Smetto di inseguire un futuro che non c'è e familiarizzo con la bellezza che è sempre disponibile . Imparo ad amare, lascio andare le mie ideologie, rancori, proiezioni, perché sono semplicemente ingombranti. In questo non sapere, in questo sognare un futuro, inizio pian piano a svegliarmi e ribalto le mie priorità. Improvvisamente tutti i miei dubbi e vermi mentali scompaiono. Resta l'amore, quello che non conosce il chiedere."



sabato 19 novembre 2016

DIALOGHI: Aggressività

"Spesso mi vedo aggressivo con gli altri. Ho difficoltà a trattenere certi comportamenti, e mi rendo conto che proprio non riesco ad evitarlo. Hai qualche consiglio?"

"Cambiare il comportamento è solo una questione di immagine. Si cerca di non essere aggressivi con la moglie, ma lo si è con il cane o con l'autista del bus. Si scopre semplicemente che è più facile prendersela con il cane o con l'autista del bus, o magari con il politico che nemmeno può sentirti, piuttosto che con la propria moglie. Sarebbe poco conveniente per il tuo matrimonio.
Non puoi togliere l'emozione che crea aggressività, puoi solo spostarla.
Non ci sono nemmeno motivazioni profonde e nascoste da comprendere. Si diventa disponibili a sentire la propria aggressività non nelle ragioni, ma nei pugni che si stringono, nelle mascelle e al centro tra le sopracciglia. Si guarda la propria aggressività senza giudizio morale, come una rappresentazione teatrale. Ad un certo punto la tua aggressività non ti aggredisce. E' possibile che questa aggressività si riduca gradualmente se sentita nel corpo senza storie. A quel punto le azioni successive diventano possibili: ti iscrivi in un corso di boxe, o magari lasci la moglie. Ma se lasci la moglie credendo che sia lei a causare la tua aggressività, allora lo sarai anche con la prossima. Ti sentirai aggredito perfino da un sorriso. Il cambiamento è possibile solo se c'è chiarezza, altrimenti si cambia solo vestito. Il temperamento di base magari rimane, ma il senso di un'identità che debba cambiare qualcosa si elimina, e si rispetta ciò che risuona."




giovedì 20 ottobre 2016

DIALOGHI: Qui e ora

"I pensieri non mi permettono di rimanere nel presente. Dove sbaglio?"

Parli dell'adesso come se fosse qualcosa da cui puoi uscire. In realtà non puoi nemmeno provarci. Quando si parla del momento presente, si fa riferimento ad un'evidenza che non ammette errori. Non è qualcosa che si pratica, è qualcosa che è!
Il fraintendimento nasce dall'idea che "adesso" escluda passato e futuro, e quindi il pensiero. Il cielo non esclude le nuvole, le testimonia, anche quando sono dense e cariche di pioggia.
Non si pratica la "presenza", si vede che tu sei presenza. Questa presenza include anche il dover programmare il domani, o il ricordare lo ieri. Aprirsi al momento presente significa aprire le porte alle proprie paure, non chiudersi in una stanza per non far passare pensieri ed emozioni scomode. Al contrario, stai con quello che c'è: la preoccupazione per l'esame di domani, il ricordo intenso di un amore andato. La differenza è che non ti collochi in un frammento temporale, non ti prendi per un pensiero. Non sei "nel presente" in esclusione al passato e al futuro. Non puoi spostarti nel tempo, rimani sempre dove sei. Non sei collocabile, e quindi anche il concetto infantile di momento presente o di qui e ora, ad un certo punto, va abbandonato. Quando ti apri alla paura di non essere collocabile all'interno di una storia personale, vieni investito da un tornado di sensazioni contemporaneamente. Resti con l'emozione senza riferimenti, che brucia ogni immagine. La preoccupazione per il futuro diventa un eco lontano senza sostanza, e si rimane con il sapore di questo presentimento. Niente rimane, tutto scivola, perché non si oppone resistenza. L'emozione trattenuta finalmente si espande come un'acquarello, e si vive con quella mescolanza. Ogni evento, ogni pensiero, ogni ricordo, scatena questa mescolanza, dove raramente un colore è più visibile rispetto ad un'altro.  Paura, desiderio, tristezza, fanno male solo quando vanno risolte, quando sono pensate. In qualche modo scopri che ieri e domani, sono sempre ora. Il tempo smette di esistere, letteralmente, se non per questioni pratiche. Ma per quelle basta guardare l'orologio."

martedì 20 settembre 2016

DIALOGHI: Ascoltare

"Come si impara ad ascoltare?"

"Si vede come costantemente siamo in procinto di afferrare qualcosa. Mentre parliamo abbiamo bisogno di giungere ad una conclusione, quando incontriamo qualcuno dobbiamo farlo rientrare dentro una categoria, mentre parliamo cerchiamo di convincere e convincerci. Finché la nostra priorità è diretta ai concetti, le teorie, le idee e opinioni, non ascolteremo mai. Il vero ascolto è la scomparsa dell'immagine soggetto - oggetto. Ascoltare significa non direzionare l'attenzione in un contesto particolare, perché ascolto è apertura assoluta, non concentrazione. Si è ascolto, l'ascolto non si impara. In questa disponibilità la parola giusta emerge, non dalla conoscenza, ma da una fonte silenziosa e limpida, che non pretende. Nessun consiglio è possibile, per esempio, all'interno dell'interesse personale. Se non si familiarizza con il silenzio, origine di ogni forma, la comunicazione sarà sempre superficiale e tesa ad afferrare qualcosa e respingere qualcos'altro."



sabato 27 febbraio 2016

DIALOGHI: l'ultimo desiderio

"Finché il desiderio di pace non è così forte, ogni minimo rumore mentale può disturbarlo, ogni piccola offesa, fino ad inventarsi modi per sfuggire dalla noia, o creare problemi per ricordarsi di essere qualcuno." 

D "Il mio desiderio di pace è fortissimo, allora perché non la sento"?

"Il desiderio di pace non è ancora la pace. Infine anche il desiderio sparisce. Questa pace non è dei sensi. E' qualcosa che non ha niente a che vedere con ciò che sei, o con ciò che accade. E' la base di ogni emozione, incontro, pensiero e sensazione. Limitati a desiderare la pace con tutto te stesso. Come? Guarda come crei ogni tipo di pretesto per volerti sentire al sicuro, per ottenere sensazioni piacevoli rinunciando all'altra parte di te che nemmeno conosci."

D "Vincere le paure"?

"No. Vederle. E' sufficiente vederle. Non si chiede di cambiare, non si chiede di ottenere, non si chiede di vincere le paure e diventare più coraggiosi. Vinte delle paure se ne creeranno altre. Si chiede, semmai, di vedere come funziona il meccanismo: vederne la ripetitività, vederne le solite trappole, le solite giustificazioni. L'auto osservazione non è una pratica per giungere a qualcosa, ma un semplice constatare. Una volta che hai visto chi sei, non ti importa più il cambiamento o meno. Non sono cose sotto il tuo controllo. Si può giocare con le proprie paure, ma non è questo il punto. Devi imparare a vedere i tuoi limiti. Non tentare di superarli.  Questa pace non può essere trovata cercandola come un oggetto. Lo spazio è la pace. Quello spazio è sempre lì con o senza oggetti. Una volta che conosci lo spazio, allora potrai tornare a mettere tutti gli oggetti che vorrai."