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venerdì 25 novembre 2016

DIALOGHI: Permettere

"C'è qualche cosa che posso fare per velocizzare il processo di liberazione?"

"Non solo non puoi fare nulla, ma nemmeno vuoi. Nessuno lo vuole, sarebbe troppo pericoloso."

"Nemmeno chi decide di lavorare su di sé?"

"Il vero lavoro su di te non lo fai tu, lo fanno gli eventi. Nessuno può e vuole fare un lavoro su di sé, perché nessuno vuole suicidarsi psicologicamente. Ti mantieni disponibile, perfino alla paura di non poter far nulla. Saranno gli eventi a chiarificare la tua direzione, al momento giusto sarai messo alla prova. Se l'intento è onesto e non esclusivo, tutto ciò che accadrà sarà sempre accolto anche se, magari inizialmente, questo porterà dolore, sofferenza, dubbio, paura, smarrimento, resistenza. Se, per esempio, ti trovi in una situazione di lavoro o sentimentale che non desideri più, ma hai paura di abbandonare perché ti da sicurezza economica o affettiva, ci penserà la vita a permettere questo. Arriverai ad un punto in cui quella sofferenza sarà insostenibile, e sarai costretto a cambiare. Il tentativo di farlo volontariamente equivale a voler anticipare i tempi, perché non c'è sufficientemente fiducia. Quest'ultima la si acquisisce vedendo che ogni cosa che accade, se vista con l'ottica giusta, ti porta pian piano a chiarificare sempre di più e pulirti di quelle zavorre."


mercoledì 19 ottobre 2016

DIALOGHI: Volere è potere?

"Ciò che scrivi è molto bello, ma è difficile"

E' difficile è solo ciò che non si vuole, o si teme di volere. Difficile è saltare 4 gradini perché si ha la pretesa di voler arrivare da qualche parte. Chi fa un passo alla volta si gode il percorso e si ritrova in cima senza quasi rendersene conto. Quando si vuole qualcosa non si chiede come. Non è necessario desiderarla, è già tua. Non importa il percorso, non è una questione di soldi, di tempo, non ci sono scuse.
Quando c'è reale passione, reale risonanza, la distanza tra te e ciò che vuoi è solo mentale. Siete un tutt'uno. Devi apprendere funzionalmente la tecnica di canto, ma dentro sei già un cantante.

"Non sempre è così chiaro cosa si vuole.."

Un processo di pulizia, conseguente all'ascolto, alla non pretesa, alla rimozione di tutti i desideri, aspettative, sovrastrutture, proiezioni, condizionamenti, è necessario. Questo viene naturalmente, come un processo fisiologico. Devi far pipì, è naturale. Trattenerla è innaturale, è difficile trattenerla a lungo. E' difficile solo ciò che non è naturale. Prima di desiderare è necessario essere. Sei sei cresciuto pensando che fare la pipì è un peccato, allora avrai paura e la tratterrai. Quando percorri una strada non tua, quando sei in compagnia di gente che non risuona, semplicemente lo vedi e agisci di conseguenza.

"Non tutto ciò che si vuole è realizzabile"

Solo se si vuole ciò che non ti appartiene. Il volere non è personale, altrimenti è irrealizzabile, o, al contrario, non porterà quell'appagamento che credevamo. Quando smetti di pretendere ciò che in fondo non vuoi, o smetti di allontanare ciò che sei, la vita può parlarti. A quel punto diventa facile.
Se ami suonare la chitarra non avrai bisogno di un pubblico che ti applauda. Se ami le arti marziali potrai praticare anche con un solo allievo o con un albero. Se ami dipingere e non hai tela e pennello, sarà sufficiente disegnare sulla sabbia. Tornando all'esempio della pipì, se vuoi farla nel bagno più pulito e confortevole della città, chiaramente sarà difficile tenerla a lungo. Sei tu che rendi difficile tutto. 
Ciò che vuoi è sempre disponibile, perché riflette ciò che sei, mentre ciò che non vuoi è difficile, spossante e, spesso (per fortuna) irrealizzabile. Capisci la differenza tra ciò che vuoi e ciò che vuole il mondo, la società e la famiglia usando te.


martedì 27 settembre 2016

DIALOGHI: Un passo alla volta

"Un passo alla volta. 
Non si può fare altro. Chi procede un passo alla volta si gode il percorso, e si ritrova alla meta senza sapere come. La vita, momento per momento, ci suggerisce il passo. La situazione ci suggerisce la mossa da fare. L'intenzione personale blocca l'azione, perché colma di paura di non sapere. Allora le azioni diventano vuote, solo una fuga. Il problema si incontra quando vogliamo conoscere in anticipo, pianificare tutto, proiettare un'immagine di noi troppo in là. "Come ti vedi tra 5 anni?." "Che vuoi fare nella vita?." "Come farai se poi..." sono solo alcuni esempi delle paure tradotte in false sicurezze. Ciò che blocca è il timore di sbagliare. Non si sbaglia mai. Niente può dirci come sarebbero andate le cose se... È sufficiente lasciare che il vuoto manifesti l'azione. È sufficiente seguire il presentimento, e se sembra non esserci via d'uscita, osservare come abbiamo proiettato solo un'idea o una direzione possibile. Non si fugge, non si rimane, semplicemente si ha la sensibilità di attendere la mossa che la vita da sola ti fa fare."



venerdì 26 agosto 2016

DIALOGHI: Una mente disponibile

"Ti seguo sempre con interesse, ma a volte ho veramente difficoltà a capirti .."


"Non c'è da capire! Le parole non spiegano. Un quadro non pretende di spiegare il silenzio da cui è stato generato. Il quadro è un'espressione di quel silenzio, tanto quanto un colapasta. Negli anni ci è stato insegnato a credere alle parole, e le parole hanno congelato la vita. Il pensiero deve funzionare nel modo che gli è proprio, cioè disconnesso, senza bisogno di dover conversare con se stessi anche quando la situazione non lo richiede. Il suo unico scopo è quello di nominare e creare concetti per non finire in manicomio. Il pensiero ha un suo ritmo, entra in gioco solo quando serve, come le gambe. Tentare di capire è un tentativo di giungere a qualcosa. Ancora una volta la mente ha bisogno di appropriarsi. L'attore nel film cerca di toccare lo schermo, finché non si rende conto che non è l'attore, ma la lo schermo stesso."

"Se i pensieri non sono sotto il mio controllo, come posso interromperli? Come posso trovare il silenzio?"

"La mente non può diventare silenziosa, salvo che in apparenza e forzatamente per certi momenti, ma si può rendere disponibile al silenzio. E' una differenza centrale. Ogni rumore rimanda al silenzio, non va contro di esso. Ogni emozione parla del silenzio, non lo disturba.
Quando cerchi di raggiungere il silenzio, fai molto rumore.

“Si può usare la meditazione, la presenza, lo yoga, per ritrovare l’essenziale?”


“No, impossibile. Lo yoga, come tutte le arti, sono un’espressione della libertà, non un mezzo per ottenerla.”


“Sembra un paradosso.”


“Per il pensiero si. Bisogna domandarsi perché si fa yoga, anziché comprare un libro, fare un figlio, giocare alla playstation ..
Se ti dicessi che meditare non porta a niente, continueresti a farlo?
L’ego pensa che alcune attività siano più meritevoli di altre, e quindi si sente più puro a mangiare insalate piuttosto che carne. In realtà ogni attività ha come base la ricerca dell’armonia, sia che si pratichi yoga, sia che si vada in discoteca. Su un certo piano, però, l’attività è una compensazione di una mancanza. Lo si capisce chiaramente quando non si può fare ciò che si vorrebbe. Se l’attività non è possibile, questo non crea conflitti, diversamente c’è tensione e ci si cerca nell’attività. Esiste un'enorme differenze tra attività e azione. Senti di dover aiutare qualcuno che sta annegando e, senza pensare, ti tuffi in acqua. Quella è un'azione vera, spontanea, senza agente. Puoi sentire invece il bisogno di aiutare in generale, e allora hai bisogno di qualcuno che stia peggio di te. Questa è un'attività, ed è sempre dipendente da una motivazione. Un vero pianista suona anche in mancanza di un pianoforte. Meditare significa ascoltare, e l’ascolto è l’annullamento di colui che ascolta e dell’oggetto ascoltato. Siamo ascolto. Allo stesso modo si può amare qualcuno ed essere talmente pieni da sentire di dare senza chiedere nulla in cambio. Se è una compensazione, allora si ha bisogno di donare, ma in realtà si chiede. Stare soli produce infelicità, e quindi si cerca il bisogno di amare qualcuno ... anche questo è un caso molto comune chiamato ingenuamente amore. Un’attività sentita può portare a dei conflitti funzionali, ma non psicologici. Dunque chiedersi, perché medito anziché fare uscire il cane? Perché faccio yoga anziché andare al cinema? Perché faccio arti marziali anziché ubriacarmi?


“Perché il flusso di pensieri non si interrompe mai?”


“Perché” è la domanda sbagliata.
Chiedersi il perché di questo e di quello, è nutrire la persona psicologica.
L’indagine interiore non è l’arte di porsi questa domanda, se non ad un livello iniziale, altrimenti è pura filosofia, un bisogno di coprire l’insicurezza. Interiorità significa sentire, non chiedersi. In qualche modo la domanda rimanda sempre il contatto con la paura di sentire. La domanda è ancora una volta il bisogno di creare un essere pensante e un pensiero separato da esso."





giovedì 17 marzo 2016

DIALOGHI: Vita pratica

"Dobbiamo pur trovare un modo per vivere, e c'è bisogno di supporto economico.."

"Innanzi tutto, non capisci cosa è necessario per vivere finché non lo perdi. Non è necessario fare tre pasti al giorno, con primo e secondo. Non è necessario il cellulare ultimo modello. Non è necessario avere i mobili più costosi. Non è necessario possedere abiti firmati. Non è necessaria una TV. Si tratta di adattarsi, senza commenti. Inoltre, se proprio dovessi trovarti alle strette, l'unica cosa su cui puoi fare affidamento è la tua arte"

"Non posseggo nessuna capacità artistica"

"Ogni essere umano la possiede. La vera creatività consiste nel non avere altro a disposizione se non l'istante. Finché un io tenta di essere creativo, lo farà sempre per uno scopo. Non è arte. Quando non hai più nulla, quando non hai più un futuro e un passato, quindi una identità, diventi creativo. Allora lì puoi scoprire le tue capacità"


DIALOGHI: Vivere pienamente

D "Sento di non star vivendo pienamente ..."

R "Si, e succede solo per un motivo. Non per qualcosa che dovresti fare e non fai. Succede solo quando pretendi che domani sarà meglio. Oggi piove, aspetto il sole. Oggi non esco, aspetterò domani che uscirò. Oggi è una giornata noiosa, domani andrà meglio. Sono solo, conoscerò qualcuno che mi renderà felice. Sono fidanzato, vorrei lasciarmi ed essere libero. Magari va anche come ti aspetti, ma manchi la possibilità di vedere che oggi c'è una pienezza, una bellezza che non chiede. I bambini molto piccoli lo sanno. Non è per mancanza di stimoli che la vita è vuota, ma perché ha bisogno di stimoli continuamente, come una droga, e prima o poi questi stimoli si appiattiscono ed esauriscono. Chiedi alle persone molto ricche. Il rischio è che non fai in tempo a vederlo, che già sei morto."


giovedì 15 maggio 2014

L'illusione di poter progettare




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Lo capisco, siamo stati abituati a dover agire, dover fare, doverci schierare. E' dura sradicare questo preconcetto. Non avere un piano, un desiderio, un obiettivo o un progetto, ti fa sentire impaurito da una vita che ti chiede di prendere il tuo posto da qualche parte. Ma è la vita, o è la tua pressione o quella degli altri? Paura di non aver il controllo? Se è così niente paura, non ce l'hai mai avuto. La mente cerca di creare una linearità, e in certi casi ci riesce anche: nonostante tutto le sia spesso avverso, (anche altri "io" psicologici, altre parti di noi magari più inconsce) si attiene perfettamente al suo "progetto". Quindi si vedono le persone tutte d'un pezzo che sono fedeli al loro piano, e lo portano a termine. Che mantengono le loro promesse! E questo cosa dimostra? Che hanno carattere? Magari hanno chiuso tante altre porte, magari si stanno snaturando, magari avevano solo bisogno di fuggire dalla loro pochezza interiore dettata dalla paura dell'esporsi al cambiamento. 





Cosa avviene nel dettaglio? Tutto accade e basta, e poi la mente fa credere di esser stata lei la protagonista. Nell'istante vi è pura percezione, un attimo dopo la mente dice "io ho fatto, visto, toccato, detto, pensato, sognato". Per accorgersi di questa illusione, bisogna essere dei bravi osservatori. Ciò che noi siamo, in fondo, è solo pura testimonianza dei nostri pensieri, emozioni ed azioni. Ogni nostro movimento nasce spontaneo, non viene progettato prima, perché anche il voler progettare è scaturito dalle circostanze. Se scoprissi che sei un'illusione, e credi di poter agire quando invece la vita lo fa per te, ti sentiresti terrorizzato o liberato? Pensaci bene. 





Ogni pensiero non è altro che una reazione allo sconosciuto, riportandolo al conosciuto. Il pensiero è sempre ripetitivo, perché non può esistere pensiero nei confronti di qualcosa di nuovo, se prima non viene sperimentato dalla coscienza. Ogni istante è completamente nuovo, ma la mente paragona e mette insieme momenti simili. Tutto ciò che accade nella vita e ha valore, che è indimenticabile, è proprio imprevisto. Quando progetti il futuro, lo fai sulla base del passato ... sempre! La mente non è in grado di immaginare qualcosa di diverso che non conosce. Accetta questo, per quanto può essere difficile. Invece ti toglie un peso enorme, quello di crederti responsabile. Sei responsabile, forse, solo delle scelte che ti si presentano sull'istante.




Allora li potrai scegliere la strada che ti entusiasma di più, che magari è proprio quella che la mente razionale non riesce ad immaginare. E riecco la paura. Lasciala stare e prosegui. Quindi il mio non può essere un invito alla inattività, alla passività. Tutt'altro! Non è possibile essere inattivi .... siete chiamati ad agire in ogni istante. Ma questo è molto diverso dal dover costruire un percorso e delineare bene i vostri desideri. Non sapete come arriverete là, non potete saperlo, e non potete nemmeno sapere se ciò che è giusto per voi è il là che vi immaginate. Di solito è solo artificiale, forzato, dettato da condizionamenti esterni o disagio del proprio stato attuale. Il problema non è il desiderio, ma la sua ristrettezza. Lo ripeto, la mente non è in grado di immaginare qualcosa di nuovo, anche se così vi può sembrare. Si limita a mettere insieme i pezzi che già conosce, proprio come dei lego .... sono sempre gli stessi pezzi assemblati in modo diverso!




Ciò che non è stato programmato, è ciò che ti ha portato le cose migliori, anche se poi tu ti illudi di esistere in quanto individuo separato dall'esperienza che hai fatto ... a causa del pensiero. Per arrivare a rendersi conto che i giochi della mente sono illusione, è necessario indagare e approfondire. Meditare se è il caso, osservare bene come nasce un pensiero e dove finisce. Altrimenti è bene non essere certi di nulla, almeno fin quando non si fa pulizia.

Progetti a lungo termine sulla base di un pensiero "congelato" dalla coscienza, proprio come una promessa. Violenti la naturale dinamicità della mente razionale, e credi che possa essere lo strumento utile per costruire un futuro. 



Così facendo ti precludi il cambiamento, perché se scegli quella cosa, non scegli l'altra. Ciò che ti viene incontro lo escludi se non si allinea con il tuo progetto. Ti si ripresenta magari, sotto molte forme, ma continui a spingerlo via perché tu sei "tutto d'un pezzo" ... "uno di parola". La mente non è in grado di costruire un progetto, perché ha bisogno di farlo sulla base di ciò che conosce. Questa reagisce solo al presente, e sulla base di questo crea un futuro immaginario ... che non è MAI come se lo immaginava. Ciò che accade in certi casi è di avere delle intuizioni, ma esse sono sempre dettate da eventi spontanei e imprevedibili. Che poi sulla base di essi la mente intuitiva dica "scelgo quella strada perché mi sento attratto", è un altro paio di maniche.





Ciò che potrebbe accaderti è che questa paura non viene più ascoltata. E' sempre lì, ma no è più te. Questo distacco dalla mente, è la fine di ogni preoccupazione. Dagli altri viene percepita come follia, semplicemente perché non hai più paura di ciò che agli altri fa paura. Stai male secondo loro... perché stai bene nonostante le condizioni esterne. Quindi stai male perché stai bene ....  è un bel controsenso.
Ora, osserva i tuoi pensieri e guarda praticamente che ti limiti a fare da spettatore. Chi è che progetta se non sei la mente?