"Desidera così ardentemente la verità, fino a diventarla. Quando sei verità, non puoi più scendere a compromessi con il vecchio mondo che creavi come ovvia risposta della tua paura di essere verità. Allora le perdite non saranno più traumatizzanti, tranne che per la mente che cerca sicurezza, ma funzionali alla maturazione. Scopri come la tua vecchia paura creava un mondo di falsità intorno a te, e come questa manteneva attività, relazioni, professioni, abitudini, magari successi, amicizie, che non ti appartenevano. La paura della solitudine, di rimanere senza lavoro, senza amici, senza allievi, senza maestri, senza partner, senza approvazioni e considerazioni, cede il posto al desiderio di chiarezza, ad ogni costo. Allora le perdite e gli addii non sono verso qualcuno, ma verso parti di te, e un aggiustamento nel quotidiano si rivela."
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lunedì 28 novembre 2016
venerdì 25 novembre 2016
DIALOGHI: Permettere
"C'è qualche cosa che posso fare per velocizzare il processo di liberazione?"
"Non solo non puoi fare nulla, ma nemmeno vuoi. Nessuno lo vuole, sarebbe troppo pericoloso."
"Nemmeno chi decide di lavorare su di sé?"
"Il vero lavoro su di te non lo fai tu, lo fanno gli eventi. Nessuno può e vuole fare un lavoro su di sé, perché nessuno vuole suicidarsi psicologicamente. Ti mantieni disponibile, perfino alla paura di non poter far nulla. Saranno gli eventi a chiarificare la tua direzione, al momento giusto sarai messo alla prova. Se l'intento è onesto e non esclusivo, tutto ciò che accadrà sarà sempre accolto anche se, magari inizialmente, questo porterà dolore, sofferenza, dubbio, paura, smarrimento, resistenza. Se, per esempio, ti trovi in una situazione di lavoro o sentimentale che non desideri più, ma hai paura di abbandonare perché ti da sicurezza economica o affettiva, ci penserà la vita a permettere questo. Arriverai ad un punto in cui quella sofferenza sarà insostenibile, e sarai costretto a cambiare. Il tentativo di farlo volontariamente equivale a voler anticipare i tempi, perché non c'è sufficientemente fiducia. Quest'ultima la si acquisisce vedendo che ogni cosa che accade, se vista con l'ottica giusta, ti porta pian piano a chiarificare sempre di più e pulirti di quelle zavorre."
"Non solo non puoi fare nulla, ma nemmeno vuoi. Nessuno lo vuole, sarebbe troppo pericoloso."
"Nemmeno chi decide di lavorare su di sé?"
"Il vero lavoro su di te non lo fai tu, lo fanno gli eventi. Nessuno può e vuole fare un lavoro su di sé, perché nessuno vuole suicidarsi psicologicamente. Ti mantieni disponibile, perfino alla paura di non poter far nulla. Saranno gli eventi a chiarificare la tua direzione, al momento giusto sarai messo alla prova. Se l'intento è onesto e non esclusivo, tutto ciò che accadrà sarà sempre accolto anche se, magari inizialmente, questo porterà dolore, sofferenza, dubbio, paura, smarrimento, resistenza. Se, per esempio, ti trovi in una situazione di lavoro o sentimentale che non desideri più, ma hai paura di abbandonare perché ti da sicurezza economica o affettiva, ci penserà la vita a permettere questo. Arriverai ad un punto in cui quella sofferenza sarà insostenibile, e sarai costretto a cambiare. Il tentativo di farlo volontariamente equivale a voler anticipare i tempi, perché non c'è sufficientemente fiducia. Quest'ultima la si acquisisce vedendo che ogni cosa che accade, se vista con l'ottica giusta, ti porta pian piano a chiarificare sempre di più e pulirti di quelle zavorre."
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sabato 22 ottobre 2016
DIALOGHI: Pregiudizio e perdono
"Un criminale cerca di essere felice?"
Tutti cercano questo, solo che il criminale è più coraggioso. Le persone oneste hanno paura di farsi prendere, quindi preferiscono essere oneste. Un criminale va amato, e per essere amato non bisogna aver paura di lui. In questo modo è possibile fargli capire che non è necessario uccidere per trovare la pace. Giudicandolo criminale, assassino, ladro, si sentirà ancora più incoraggiato a fare ciò che fa. Questo non significa incoraggiare la criminalità, perché se la situazione lo richiede si agisce. Ma l'azione giusta scaturisce dalla comprensione della realtà. So che mio padre non poteva fare a meno di picchiarmi perché la sua sofferenza era troppo grande. Poiché non aveva il coraggio di affrontare mia madre, allora picchiava me. Ad un certo punto, quando sono fisicamente preparato e psicologicamente maturo, fermo la sua mano e lo invito a smettere con decisione. Non c'è giudizio o aggressività in questo, non è necessario, perché l'emotività della mia storia da vittima sarebbe un ingombro. Questa non mi permette di vedere la realtà. Agire è ben diverso dal pretendere che mio padre non doveva fare ciò che ha fatto. Non poteva altrimenti, era il suo modo per sentirsi meglio."
"Lo perdoni ..."
"Perdonare è un romanticismo da telenovela. Non si perdona nessuno perché non siamo superiori a nessuno. Si vede semplicemente che non c'è nessun colpevole.
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mercoledì 19 ottobre 2016
DIALOGHI: Voglio il tuo bene
"Cosa c'è di male a volere il suo bene?"
"Nulla. Ma si è felici per l'altro prima di essere felici con l'altro.
L'altro può non esserci, può comportarsi in modo per noi incomprensibile, può stare con persone che non ci piacciono, non importa. Pretendere che rispecchi la nostra idea di felicità, significa che vogliamo realizzarla attraverso lui. Ogni volta che questo accade riflette il nostro egoismo e la nostra paura di responsabilità intima. Poiché non abbiamo il coraggio di essere liberi e felici, non potremmo mai vedere se l'altro lo è realmente. Possiamo solo proiettare la nostra idea di realizzazione, immaginando che l'altro sia felice o meno. "Volere il suo bene" è una frase pericolosa, perché non è detto che l'altro desideri ottenere la nostra idea di bene."
"Nulla. Ma si è felici per l'altro prima di essere felici con l'altro.
L'altro può non esserci, può comportarsi in modo per noi incomprensibile, può stare con persone che non ci piacciono, non importa. Pretendere che rispecchi la nostra idea di felicità, significa che vogliamo realizzarla attraverso lui. Ogni volta che questo accade riflette il nostro egoismo e la nostra paura di responsabilità intima. Poiché non abbiamo il coraggio di essere liberi e felici, non potremmo mai vedere se l'altro lo è realmente. Possiamo solo proiettare la nostra idea di realizzazione, immaginando che l'altro sia felice o meno. "Volere il suo bene" è una frase pericolosa, perché non è detto che l'altro desideri ottenere la nostra idea di bene."
venerdì 26 agosto 2016
DIALOGHI: Una mente disponibile
"Ti seguo sempre con interesse, ma a volte ho veramente difficoltà a capirti .."
"Non c'è da capire! Le parole non spiegano. Un quadro non pretende di spiegare il silenzio da cui è stato generato. Il quadro è un'espressione di quel silenzio, tanto quanto un colapasta. Negli anni ci è stato insegnato a credere alle parole, e le parole hanno congelato la vita. Il pensiero deve funzionare nel modo che gli è proprio, cioè disconnesso, senza bisogno di dover conversare con se stessi anche quando la situazione non lo richiede. Il suo unico scopo è quello di nominare e creare concetti per non finire in manicomio. Il pensiero ha un suo ritmo, entra in gioco solo quando serve, come le gambe. Tentare di capire è un tentativo di giungere a qualcosa. Ancora una volta la mente ha bisogno di appropriarsi. L'attore nel film cerca di toccare lo schermo, finché non si rende conto che non è l'attore, ma la lo schermo stesso."
"Se i pensieri non sono sotto il mio controllo, come posso interromperli? Come posso trovare il silenzio?"
"La mente non può diventare silenziosa, salvo che in apparenza e forzatamente per certi momenti, ma si può rendere disponibile al silenzio. E' una differenza centrale. Ogni rumore rimanda al silenzio, non va contro di esso. Ogni emozione parla del silenzio, non lo disturba.
Quando cerchi di raggiungere il silenzio, fai molto rumore.
Quando cerchi di raggiungere il silenzio, fai molto rumore.
“Si
può usare la meditazione, la presenza, lo yoga, per ritrovare l’essenziale?”
“No, impossibile. Lo yoga, come tutte le arti, sono un’espressione della libertà, non un mezzo per ottenerla.”
“Sembra un paradosso.”
“Per il pensiero si. Bisogna domandarsi perché si fa yoga, anziché comprare un libro, fare un figlio, giocare alla playstation ..
Se ti
dicessi che meditare non porta a niente, continueresti a farlo?
L’ego
pensa che alcune attività siano più meritevoli di altre, e quindi si
sente più puro a mangiare insalate piuttosto che carne. In realtà ogni attività
ha come base la ricerca dell’armonia, sia che si pratichi yoga, sia che si vada
in discoteca. Su un certo piano, però, l’attività è una compensazione di una
mancanza. Lo si capisce chiaramente quando non si può fare ciò che si vorrebbe.
Se l’attività non è possibile, questo non crea conflitti, diversamente c’è
tensione e ci si cerca nell’attività. Esiste un'enorme differenze tra attività e azione. Senti di dover aiutare qualcuno che sta annegando e, senza pensare, ti tuffi in acqua. Quella è un'azione vera, spontanea, senza agente. Puoi sentire invece il bisogno di aiutare in generale, e allora hai bisogno di qualcuno che stia peggio di te. Questa è un'attività, ed è sempre dipendente da una motivazione. Un vero pianista suona anche in mancanza
di un pianoforte. Meditare significa ascoltare, e l’ascolto è l’annullamento di
colui che ascolta e dell’oggetto ascoltato. Siamo ascolto. Allo stesso modo si
può amare qualcuno ed essere talmente pieni da sentire di dare senza chiedere nulla
in cambio. Se è una compensazione, allora si ha bisogno di donare, ma in realtà
si chiede. Stare soli produce infelicità, e quindi si cerca il bisogno di amare
qualcuno ... anche questo è un caso molto comune chiamato ingenuamente amore.
Un’attività sentita può portare a dei conflitti funzionali, ma non psicologici.
Dunque chiedersi, perché medito anziché fare uscire il cane? Perché faccio yoga
anziché andare al cinema? Perché faccio arti marziali anziché ubriacarmi?
“Perché
il flusso di pensieri non si interrompe mai?”
“Perché”
è la domanda sbagliata.
Chiedersi il perché di questo e di quello, è nutrire la persona psicologica.
L’indagine interiore non è l’arte di porsi questa domanda, se non ad un livello iniziale, altrimenti è pura filosofia, un bisogno di coprire l’insicurezza. Interiorità significa sentire, non chiedersi. In qualche modo la domanda rimanda sempre il contatto con la paura di sentire. La domanda è ancora una volta il bisogno di creare un essere pensante e un pensiero separato da esso."
Chiedersi il perché di questo e di quello, è nutrire la persona psicologica.
L’indagine interiore non è l’arte di porsi questa domanda, se non ad un livello iniziale, altrimenti è pura filosofia, un bisogno di coprire l’insicurezza. Interiorità significa sentire, non chiedersi. In qualche modo la domanda rimanda sempre il contatto con la paura di sentire. La domanda è ancora una volta il bisogno di creare un essere pensante e un pensiero separato da esso."
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domenica 20 marzo 2016
DIALOGHI: Solo ciò che c'è
"Non è possibile farsi piacere ciò che non piace ..."
"Devi costantemente occupare la scena in qualche modo, questo è il punto. Cerchi sempre riscontro nelle situazioni, positivo o negativo che sia, vuoi prenderne qualcosa. Il costante bisogno di afferrare, se non con il corpo, con gli occhi, è ciò che ti fa dire questo. A volte è sufficiente occupare lo spazio senza necessariamente esprimere giudizi: sei chiuso nel traffico, fine. Sei annoiato, fine. Sei confuso, fine. Sei triste, fine. Nessun commentatore, nessun giudizio. La tua confusione non ti confonde, la tua tristezza non ti rattrista, la tua rabbia non ti innervosisce. Il bisogno costante di metterci un "io" causa questi problemi. A volte è sufficiente ascoltare gli altri, anche se stanno antipatici al tuo ego. A volte basta star seduti e guardare, senza necessariamente sperare di voler essere da un'altra parte. A volte, così, nella vita è bello essere dove si è ed essere come si è. Se questo non è ancora possibile, nessun problema. La vita è ciò in ciò che hai, non ciò che vorresti avere. L'amore è in chi hai davanti, non in un oggetto di immaginazione e desiderio."
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domenica 28 febbraio 2016
DIALOGHI: Fiducia e domande varie
"D - Che significa fidarsi?
Il nostro concetto di fiducia è nel futuro. Sembra una minaccia: mi fido di te. Ovviamente si tratta di un'attesa, ancora una volta un mascherare la paura. Fiducia, nel modo convenzionale di definirla, è affidarsi ad una speranza.
D - E nel modo sano? Più profondo?
E' vedere le cose come sono, non come vorrei che siano. Non ci si affida ad una speranza, dunque non c'è delusione. Fiducia è sentire una risonanza con tutto, non sentirsi isolati. Mi fido quando so che ogni cosa che mi accade è la cosa giusta, perché non c'è alternativa.
D - Posso solo fidarmi di me stesso
Neanche. Non sai come reagirai quando tua moglie farà un complimento al suo collega. Non sai come affronteresti una perdita, una malattia. Non sai cosa dirai tra qualche secondo, perché ciò che dirai è influenzato dalla situazione, ad esempio da ciò che sto dicendo io adesso. Non sai come gestiresti l'emozione di vincere alla lotteria, o quali saranno i tuoi primi passi. Non puoi scegliere di inciampare o meno.[...] La fiducia che riponi in te stesso è un'enorme illusione, così come il credere in te stesso. Fidandoti di te stesso cerchi un modello strategico comportamentale per evitare di soffrire: non puoi evitarlo. [...] Al contrario devi integrarlo. Se lo integri, ti accorgi che non c'è nessun "te stesso". L'istante decide chi sei, non tu. La vita è sempre di qualche secondo in anticipo rispetto alla mente.
D - Chi sono io?
D - C'è qualcosa che posso fare per accelerare una comprensione?"
"Fai sempre tante cose, forse troppe, e le fai sempre molto velocemente. Prenditi una pausa invece. Respira, rilassati. Ciò che fai non potrà mai minimamente intaccare ciò che sei, quindi tranquillizzati.
D - "Perché l'uomo si complica la vita"?
"Perché una vita semplice ti costringe ad avere dei momenti di pausa, chiamati banalmente "noia", e questi risultano insopportabili perché rivelano la mancanza di attività compensatorie. Ciò non significa che bisogna star fermi fisicamente: si può avere una vita molto attiva, ma nello stesso tempo molto sveglia interiormente. Il dinamismo è solo periferico."
D - "E la mente?
"La mente fa anch'essa parte della periferia. Un pensiero è un'oggetto, così come lo è la bottiglia sul tuo tavolo. Tutto ciò che può andare e venire, fa parte del dinamismo. Ricercare una meta spirituale nel divenire, infatti è un controsenso. "
D - "Esiste una meta nel percorso interiore? Una libertà definitiva?"
"Per chi? In un momento c'è ansia perché aspetti la telefonata di tua figlia che non arriva. L'attimo dopo il tuo cane scodinzola perché ti chiede di uscire, ed esci con lui. Il pensiero va ancora a tua figlia mentre sei fuori. Ti squilla il cellulare e ti senti sollevato, ma non è lei, è un'altra persona, e ti innervosisci ancora di più. C'è nervosismo, c'è ansia. Poi finalmente arriva la telefonata, e c'è gioia. E' passata solo mezz'ora e già qualcosa ha sperimentato una moltitudine di emozioni differenti."
D -"Ma a qualcuno appaiono questi stati, a me"?
"C'è ascolto. Il linguaggio non deve portarci in errore. Nessuna appropriazione, nessun me e nessun te. Sono simboli, suoni, parole. C'è solo ascolto. Pensieri, sensazioni ed emozioni. Dov'è l'io in questo processo? Dov'è il liberato? Liberato da cosa se c'è un istante alla volta? Ora c'è tristezza, poi torna la paura, poi un periodo di distensione. Per chi? Chi lo stabilisce? Vedere questo è parte del processo stesso."
D - "Dunque cosa cambia da una persona "normale"?
"La persona "normale" crede di avere potere. Posso fare questo, posso dire quello, posso scegliere quest'altro, posso liberarmi da questo. Tutta la spiritualità ipocrita e romantica, oggi, mira a questo. Realizza te stesso, crea la tua realtà, definisci cosa non vuoi. Non è che l'ennesimo, forse l'ultimo, tentativo di manipolare qualcosa. Vista l'impotenza, è la fine dell'ego. Quindi devi attraversare molte delusioni per metterti solo in ascolto.
D - "Sento di non star vivendo pienamente ..."
"Si, e succede solo per un motivo. Non per qualcosa che dovresti fare e non fai. Succede solo quando pretendi che domani sarà meglio. Oggi piove, aspetto il sole. Oggi non esco, aspetterò domani che uscirò. Oggi è una giornata noiosa, domani andrà meglio. Sono solo, conoscerò qualcuno che mi renderà felice. Sono fidanzato, vorrei lasciarmi ed essere libero. Magari va anche come ti aspetti, ma manchi la possibilità di vedere che oggi c'è una pienezza, una bellezza che non chiede. I bambini molto piccoli lo sanno. Non è per mancanza di stimoli che la vita è vuota, ma perché ha bisogno di stimoli continuamente, come una droga, e prima o poi questi stimoli si appiattiscono ed esauriscono. Chiedi alle persone molto ricche. Il rischio è che non fai in tempo a vederlo, che già sei morto."
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giovedì 15 maggio 2014
L'illusione di poter progettare
Libro ordinabile su:
http://www.macrolibrarsi.it/libri/__riscoprirsi-libro.php
Lo capisco, siamo stati abituati a dover agire, dover fare, doverci schierare. E' dura sradicare questo preconcetto. Non avere un piano, un desiderio, un obiettivo o un progetto, ti fa sentire impaurito da una vita che ti chiede di prendere il tuo posto da qualche parte. Ma è la vita, o è la tua pressione o quella degli altri? Paura di non aver il controllo? Se è così niente paura, non ce l'hai mai avuto. La mente cerca di creare una linearità, e in certi casi ci riesce anche: nonostante tutto le sia spesso avverso, (anche altri "io" psicologici, altre parti di noi magari più inconsce) si attiene perfettamente al suo "progetto". Quindi si vedono le persone tutte d'un pezzo che sono fedeli al loro piano, e lo portano a termine. Che mantengono le loro promesse! E questo cosa dimostra? Che hanno carattere? Magari hanno chiuso tante altre porte, magari si stanno snaturando, magari avevano solo bisogno di fuggire dalla loro pochezza interiore dettata dalla paura dell'esporsi al cambiamento.
Cosa avviene nel dettaglio? Tutto accade e basta, e poi la mente fa credere di esser stata lei la protagonista. Nell'istante vi è pura percezione, un attimo dopo la mente dice "io ho fatto, visto, toccato, detto, pensato, sognato". Per accorgersi di questa illusione, bisogna essere dei bravi osservatori. Ciò che noi siamo, in fondo, è solo pura testimonianza dei nostri pensieri, emozioni ed azioni. Ogni nostro movimento nasce spontaneo, non viene progettato prima, perché anche il voler progettare è scaturito dalle circostanze. Se scoprissi che sei un'illusione, e credi di poter agire quando invece la vita lo fa per te, ti sentiresti terrorizzato o liberato? Pensaci bene.
Ogni pensiero non è altro che una reazione allo sconosciuto, riportandolo al conosciuto. Il pensiero è sempre ripetitivo, perché non può esistere pensiero nei confronti di qualcosa di nuovo, se prima non viene sperimentato dalla coscienza. Ogni istante è completamente nuovo, ma la mente paragona e mette insieme momenti simili. Tutto ciò che accade nella vita e ha valore, che è indimenticabile, è proprio imprevisto. Quando progetti il futuro, lo fai sulla base del passato ... sempre! La mente non è in grado di immaginare qualcosa di diverso che non conosce. Accetta questo, per quanto può essere difficile. Invece ti toglie un peso enorme, quello di crederti responsabile. Sei responsabile, forse, solo delle scelte che ti si presentano sull'istante.
Allora li potrai scegliere la strada che ti entusiasma di più, che magari è proprio quella che la mente razionale non riesce ad immaginare. E riecco la paura. Lasciala stare e prosegui. Quindi il mio non può essere un invito alla inattività, alla passività. Tutt'altro! Non è possibile essere inattivi .... siete chiamati ad agire in ogni istante. Ma questo è molto diverso dal dover costruire un percorso e delineare bene i vostri desideri. Non sapete come arriverete là, non potete saperlo, e non potete nemmeno sapere se ciò che è giusto per voi è il là che vi immaginate. Di solito è solo artificiale, forzato, dettato da condizionamenti esterni o disagio del proprio stato attuale. Il problema non è il desiderio, ma la sua ristrettezza. Lo ripeto, la mente non è in grado di immaginare qualcosa di nuovo, anche se così vi può sembrare. Si limita a mettere insieme i pezzi che già conosce, proprio come dei lego .... sono sempre gli stessi pezzi assemblati in modo diverso!
Ciò che non è stato programmato, è ciò che ti ha portato le cose migliori, anche se poi tu ti illudi di esistere in quanto individuo separato dall'esperienza che hai fatto ... a causa del pensiero. Per arrivare a rendersi conto che i giochi della mente sono illusione, è necessario indagare e approfondire. Meditare se è il caso, osservare bene come nasce un pensiero e dove finisce. Altrimenti è bene non essere certi di nulla, almeno fin quando non si fa pulizia.
Progetti a lungo termine sulla base di un pensiero "congelato" dalla coscienza, proprio come una promessa. Violenti la naturale dinamicità della mente razionale, e credi che possa essere lo strumento utile per costruire un futuro.
Così facendo ti precludi il cambiamento, perché se scegli quella cosa, non scegli l'altra. Ciò che ti viene incontro lo escludi se non si allinea con il tuo progetto. Ti si ripresenta magari, sotto molte forme, ma continui a spingerlo via perché tu sei "tutto d'un pezzo" ... "uno di parola". La mente non è in grado di costruire un progetto, perché ha bisogno di farlo sulla base di ciò che conosce. Questa reagisce solo al presente, e sulla base di questo crea un futuro immaginario ... che non è MAI come se lo immaginava. Ciò che accade in certi casi è di avere delle intuizioni, ma esse sono sempre dettate da eventi spontanei e imprevedibili. Che poi sulla base di essi la mente intuitiva dica "scelgo quella strada perché mi sento attratto", è un altro paio di maniche.
Ciò che potrebbe accaderti è che questa paura non viene più ascoltata. E' sempre lì, ma no è più te. Questo distacco dalla mente, è la fine di ogni preoccupazione. Dagli altri viene percepita come follia, semplicemente perché non hai più paura di ciò che agli altri fa paura. Stai male secondo loro... perché stai bene nonostante le condizioni esterne. Quindi stai male perché stai bene .... è un bel controsenso.
Ora, osserva i tuoi pensieri e guarda praticamente che ti limiti a fare da spettatore. Chi è che progetta se non sei la mente?
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domenica 13 aprile 2014
Smetti di crederti divino, e torna ad essere umano
Il mio libro su: http://www.youcanprint.it/youcanprint-libreria/miscellanea/riscoprirsi-diventa-pintaudi.html
Ti dicono di amare incondizionatamente, ma ti sforzi di farlo, non ci riesci. Se ti innamori, inevitabilmente questo ti esporrebbe al rischio di divenire vulnerabile. Allora ti auto convinci di aver raggiunto un livello in cui ami tutto e tutti, indipendentemente dall'essere ricambiato.
Ti dicono di perdonare il prossimo, ma a mala pena lo sopporti. Prima allora devi perdonare te stesso, ti dicono, ma quando ti cerchi non ti trovi. Non sai più chi sei, quindi non hai bisogno di perdonare se non hai più chi incolpare.
Ti dicono di pensare positivo, ma ti rendi conto che non hai controllo sulla nascita del pensiero, ma solo sul suo proseguire. Allora decidi semplicemente di accogliere ogni situazione, così come viene. Smetti di cercare di essere positivo, quando in fondo sei incazzato nero, anche se non sai contro chi o cosa. Quindi decidi di vivere quel momento, così com'è.
Ti dicono che devi far buon uso delle tue energie, soprattutto quelle sessuali, ma tu ti accorgi che le energie vanno e vengono, come ogni altra cosa.
Ti dicono che devi trovare il tuo scopo nella vita, ma non sapendo più chi sei, non sai neanche più cosa vuoi. Inizi però a fidarti di qualcosa che nemmeno sai, e lasci andare la presa del controllo.
Ti dicono di non essere geloso, ma non ci riesci, e osservi come anche nel mondo dei bambini e degli animali la gelosia è un sentimento presente.
Ti dicono di non esprimere le emozioni negative, eppure ti rendi conto che solo togliendo il tappo da una bottiglia che stava per scoppiare, puoi accorgerti della tua negatività nascosta. Solo osservandoti nell'atto stesso di .. puoi accorgerti VERAMENTE di chi sei e cosa ti tieni dentro.
Ti dicono di cercare l'illuminazione, ma prima o poi ti renderai conto che non puoi essere diverso da ciò che sei.
Ti dicono di rimanere nel momento presente, ma non puoi trattenere i pensieri a lungo. Semmai puoi togliere potere alla mente, ma non fingere di non poter vivere una vita di ricordi e desideri e speranze.
Dunque smetti di fingere, di forzarti una coerenza, e torna ad essere umano. Limitati semplicemente a constatare, senza rifiutare, scegliere, giudicare. Accogli la tua fragilità, contraddiciti, cadi, rialzati, sbaglia .... Un umano cerca di essere divino, e quando capisce che non può esserlo, torna ad essere umano.
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