"C'è qualche cosa che posso fare per velocizzare il processo di liberazione?"
"Non solo non puoi fare nulla, ma nemmeno vuoi. Nessuno lo vuole, sarebbe troppo pericoloso."
"Nemmeno chi decide di lavorare su di sé?"
"Il vero lavoro su di te non lo fai tu, lo fanno gli eventi. Nessuno può e vuole fare un lavoro su di sé, perché nessuno vuole suicidarsi psicologicamente. Ti mantieni disponibile, perfino alla paura di non poter far nulla. Saranno gli eventi a chiarificare la tua direzione, al momento giusto sarai messo alla prova. Se l'intento è onesto e non esclusivo, tutto ciò che accadrà sarà sempre accolto anche se, magari inizialmente, questo porterà dolore, sofferenza, dubbio, paura, smarrimento, resistenza. Se, per esempio, ti trovi in una situazione di lavoro o sentimentale che non desideri più, ma hai paura di abbandonare perché ti da sicurezza economica o affettiva, ci penserà la vita a permettere questo. Arriverai ad un punto in cui quella sofferenza sarà insostenibile, e sarai costretto a cambiare. Il tentativo di farlo volontariamente equivale a voler anticipare i tempi, perché non c'è sufficientemente fiducia. Quest'ultima la si acquisisce vedendo che ogni cosa che accade, se vista con l'ottica giusta, ti porta pian piano a chiarificare sempre di più e pulirti di quelle zavorre."
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venerdì 25 novembre 2016
DIALOGHI: Permettere
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sabato 12 novembre 2016
DIALOGHI: Chi crea?
"Ciò che si avvera non è il tuo pensiero, ma il presentimento. Quello che chiami "tuo" pensiero, nasce in risposta ad un presentimento. L'atmosfera cambia, un po' come quando senti a distanza che un'amico si è fatto male, sta per piovere, in quel luogo tornerai, quella persona si rifarà sentire ...
Non c'è merito personale in questo, è un ingenuo errore di valutazione. Senti il cane, magari lo sogni, dopo due settimane un'amica ti presenta un cucciolo che non può tenere. Pensi di averlo creato, ma in realtà hai solo presentito. Nessun potere, quando si vive intensamente il presente il futuro è chiaro, è adesso. Il dualismo tra me, il pensiero creatore e l'oggetto creato, è una visione molto parziale. Un po' come credere che esista una Madonna che fa i miracoli. Il miracolo magari avviene, ma la Madonna è un'immagine. Non c'è separazione tra me e l'oggetto del desiderio, tra me il famoso Dio. Anche prendersi per Dio è un'errore. Per fortuna la vita è più saggia, sa sempre di cosa abbiamo bisogno, e non sempre ciò che ci accade è ciò che vorremmo, per fortuna. Immagina un potere enorme nelle mani di un bambino capriccioso. Solo con il senno di poi realizziamo che ciò che è accaduto era scientificamente inevitabile, ed era l'unico modo che avevamo per maturare. Noi non possiamo sapere cosa è meglio per noi, perché il "me" non può cercare che la sua sicurezza fisica e equilibrio ideologico. Se potessimo davvero creare la realtà, sarebbe un disastro! Per fortuna la realtà è già perfetta com'è, e noi non possiamo essere separati da questa. Inoltre non creiamo niente, è già tutto a disposizione."
"E allora chi crea?"
"Perché cerchi di sentirti meglio mentalmente? Non puoi lasciare tutto com'è? misterioso, aperto, indefinibile? Lo fai per paura di non poter controllare, di non avere potere su questo. E' sufficiente guardare il proprio passato, e osservare che vedi tante immagini. Nessuna causa, nessun effetto. Nessun prima, nessun dopo. Nessun me, nessun lui, nessun mondo. Vedi delle immagini, in quelle immagini rivedi tante "te" all'interno di un contesto. Puoi separare quelle "te" dal contesto? Puoi dire che il tuo pensiero, in un dato momento, sia nato spontaneamente? No. Per il semplice motivo che non c'è distanza tra te, l'evento e il pensiero. E' un tutt'uno, un unico blocco di realtà, un unico quadro che non può essere diverso di un millimetro da com'è. E' perfetto, indiscutibile, inopinabile. Le tue azioni sono scaturite in reazione a qualcos'altro, sempre. E' sperimentalmente osservabile, nulla di romanticamente spirituale."
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domenica 6 novembre 2016
DIALOGHI: Sincerità
"Riconoscere che non si vuole sincerità.
La verità ci costringe ad un capovolgimento interiore.
Un cane morde un'altro cane, è sincero. La sua azione è totale, non c'è qualcosa che avrebbe dovuto fare e non ha fatto, non c'è residuo psicologico. E' accaduto, c'è azione. L'attimo dopo i due cani potrebbero tornare a scodinzolare.
Un bambino piange, si arrabbia, urla, è sincero.
Da adulti impariamo a mentire, innanzi tutto a noi stessi. Vorremmo dire qualcosa, ma lo diciamo in un'altro modo. Poiché ci auto censuriamo, temiamo che gli altri lo facciano costantemente con noi. Poiché vediamo solo il lato esteriore, la forma, non possiamo andare in profondità, e ci sentiamo costantemente giudicati, offesi, urtati.
Nella sincerità nessuno ci urta, nessuno ci giudica. Siamo sempre noi stessi che, con il nostro rumore interiore, pretendiamo che l'altro possa urtarci.
Chi si sente giudicato, giudica."
La verità ci costringe ad un capovolgimento interiore.
Un cane morde un'altro cane, è sincero. La sua azione è totale, non c'è qualcosa che avrebbe dovuto fare e non ha fatto, non c'è residuo psicologico. E' accaduto, c'è azione. L'attimo dopo i due cani potrebbero tornare a scodinzolare.
Un bambino piange, si arrabbia, urla, è sincero.
Da adulti impariamo a mentire, innanzi tutto a noi stessi. Vorremmo dire qualcosa, ma lo diciamo in un'altro modo. Poiché ci auto censuriamo, temiamo che gli altri lo facciano costantemente con noi. Poiché vediamo solo il lato esteriore, la forma, non possiamo andare in profondità, e ci sentiamo costantemente giudicati, offesi, urtati.
Nella sincerità nessuno ci urta, nessuno ci giudica. Siamo sempre noi stessi che, con il nostro rumore interiore, pretendiamo che l'altro possa urtarci.
Chi si sente giudicato, giudica."
martedì 25 ottobre 2016
DIALOGHI: Il guru
"Che male c'è ad andare da un guru? E' per il semplice gusto della condivisione"
"Puoi andare dove vuoi, ma domandati perché lo fai. Cosa può darti? Cosa stai cercando?
Renditi conto, onestamente, che ciò che chiedi non è la condivisione, ma la pace che cerchi. Se cerchi la condivisione è possibile fare altro, come uscire con gli amici, o mangiare una pizza con il tuo guru. Non necessariamente, però, questo si deve mettere al centro dell'attenzione. In alcuni centri, satsang o scuole, si paga il maestro. Perché dovresti pagare qualcuno per condivisione? Io non do soldi all'amico perché faccia una passeggiata con me.
"Ma tu che insegni aikido ti fai pagare.."
"Assolutamente si. Io strutturo un percorso. C'è una didattica, c'è una pratica intensa dietro. Sono esistiti dei maestri che strutturavano una didattica, anche riguardo il lavoro psicologico. Lì ha un senso, perché qualcuno si prende l'impegno difficile di dare una struttura, una direzione. Poi il fine è, chiaramente, liberarsi da tutto questo. Si fa un lavoro approfondito, individuale. Si è affiancati da figure competenti, in ambito tecnico, artistico, psicologico. C'è una certa serietà dietro tutto questo, e anche una certa responsabilità. Non è da tutti, non basta sedersi al centro di una sala e dire che tutto è uno, siamo amore, non c'è nulla da fare e ci vogliamo tutti bene. E' vero che non c'è nulla da fare, ma dunque perché dovrei pagare qualcuno per stare in silenzio, per toccare le sue mani o ascoltare i suoi discorsi? Perché dovrei fare chilometri per ascoltare qualcuno che mi dice che è tutto così perfetto com'è? I discorsi sulla non dualità sono bellissimi, quando non sono copiati ed incollati, e scaturiscono per il piacere del silenzio, come un'opera artistica. Si ascolta un discorso del genere da una persona ispirata, ma non è diverso dal guardare un paesaggio, o una vecchietta completamente immersa nel suo atto di cucire. Non paghi la vecchietta per guardarla, non tenti di prendere qualcosa da una camminata nei boschi. Si fa per il piacere di farlo. Se dai soldi o qualcuno chiede soldi per questo, allora si vive in una profonda confusione. Si crede ancora che ci sia qualcosa che si da e che si prende, lì dove magari i discorsi del famoso guru si contraddicono. Quando comprendi non hai bisogno di andare a trovare il tuo maestro, nemmeno se sapessi che è sotto casa tua. Sei tranquillo, non manca niente. Pretendere che, per induzione, il cosiddetto guru ti passi la sua illuminazione toccandoti le mani o ascoltando i suoi silenzi, quello è un errore molto ingenuo. Sono ancora nella fantasia che lì, dopo, è meglio di qui, adesso. Sono nella gerarchia: sto creando dei livelli, sto dicendo che il mio fruttivendolo odioso è meno importante per me che il guru in India. Sto vivendo un'illusione, sto coprendo le mie paure più profonde. Devo imparare ad essere disponibile a ciò che mi si presenta, e questo è sempre a disposizione. Le paure, le ansie, la rabbia, sono sempre con me, ovunque io vada. Questo devo sentire, ecco tutto ciò di cui necessito.
"Non trovi che il contatto con una persona che abbia realizzato questo silenzio sia quantomeno propedeutico?"
La persona non realizza niente. Nessuno qui può dare questa tranquillità profonda e senza tempo. Puoi avere un presentimento, sia dal famoso guru, sia dal gatto del tuo vicino. Perché vai dal guru e non accarezzi il gatto del tuo vicino? Perché non tocchi un albero? Condividono lo stesso silenzio al di la di ogni forma entrambi. Perché non odori un fiore? Pensi che il guru abbia qualcosa di più? Puoi andare dal guru, magari per te è anche utile, ma un vero guru ti dirà di andare via, non di restare. Ti lascerà solo con la tua misera paura. Un guru vero non ti consola, non fa il secondo papà, vuole che tu viva la vita quotidiana con tutte le restrizioni che questa presenta. Puoi chiedere l'ora, il cibo, le attenzioni, il sesso, ma ciò che è essenziale, la pace che cerchi, risiede di istante in istante. Quando vedi la persona per quello che è, quando realizzi che non c'è nessun maestro e nessun guru, allora sparisce questa etichetta e diventa un amico, una persona qualsiasi. Semplicemente un individuo che funziona normalmente, efficacemente. Non ha nulla da darti e tu non hai nulla da prendere. Va benissimo dunque incontrare qualcuno con questa non pretesa, ma allora dunque perché pagarlo? O perché muoversi intenzionalmente verso di lui? Se accade un incontro questo è spontaneo, naturale. Non c'è volontà da parte del guru di trattenerti, di fare in modo che tu abbia bisogno di lui. Un vero maestro vuole la tua indipendenza, sia pratica che affettiva. Desidera che tu vada via, che tu trovi la tua stabilità e autonomia affettiva. Nessuna relazione può appagarti definitivamente, devi trovare questa pace da te. Nessuna soddisfazione profonda viene dalla situazione."
"Puoi andare dove vuoi, ma domandati perché lo fai. Cosa può darti? Cosa stai cercando?
Renditi conto, onestamente, che ciò che chiedi non è la condivisione, ma la pace che cerchi. Se cerchi la condivisione è possibile fare altro, come uscire con gli amici, o mangiare una pizza con il tuo guru. Non necessariamente, però, questo si deve mettere al centro dell'attenzione. In alcuni centri, satsang o scuole, si paga il maestro. Perché dovresti pagare qualcuno per condivisione? Io non do soldi all'amico perché faccia una passeggiata con me.
"Ma tu che insegni aikido ti fai pagare.."
"Assolutamente si. Io strutturo un percorso. C'è una didattica, c'è una pratica intensa dietro. Sono esistiti dei maestri che strutturavano una didattica, anche riguardo il lavoro psicologico. Lì ha un senso, perché qualcuno si prende l'impegno difficile di dare una struttura, una direzione. Poi il fine è, chiaramente, liberarsi da tutto questo. Si fa un lavoro approfondito, individuale. Si è affiancati da figure competenti, in ambito tecnico, artistico, psicologico. C'è una certa serietà dietro tutto questo, e anche una certa responsabilità. Non è da tutti, non basta sedersi al centro di una sala e dire che tutto è uno, siamo amore, non c'è nulla da fare e ci vogliamo tutti bene. E' vero che non c'è nulla da fare, ma dunque perché dovrei pagare qualcuno per stare in silenzio, per toccare le sue mani o ascoltare i suoi discorsi? Perché dovrei fare chilometri per ascoltare qualcuno che mi dice che è tutto così perfetto com'è? I discorsi sulla non dualità sono bellissimi, quando non sono copiati ed incollati, e scaturiscono per il piacere del silenzio, come un'opera artistica. Si ascolta un discorso del genere da una persona ispirata, ma non è diverso dal guardare un paesaggio, o una vecchietta completamente immersa nel suo atto di cucire. Non paghi la vecchietta per guardarla, non tenti di prendere qualcosa da una camminata nei boschi. Si fa per il piacere di farlo. Se dai soldi o qualcuno chiede soldi per questo, allora si vive in una profonda confusione. Si crede ancora che ci sia qualcosa che si da e che si prende, lì dove magari i discorsi del famoso guru si contraddicono. Quando comprendi non hai bisogno di andare a trovare il tuo maestro, nemmeno se sapessi che è sotto casa tua. Sei tranquillo, non manca niente. Pretendere che, per induzione, il cosiddetto guru ti passi la sua illuminazione toccandoti le mani o ascoltando i suoi silenzi, quello è un errore molto ingenuo. Sono ancora nella fantasia che lì, dopo, è meglio di qui, adesso. Sono nella gerarchia: sto creando dei livelli, sto dicendo che il mio fruttivendolo odioso è meno importante per me che il guru in India. Sto vivendo un'illusione, sto coprendo le mie paure più profonde. Devo imparare ad essere disponibile a ciò che mi si presenta, e questo è sempre a disposizione. Le paure, le ansie, la rabbia, sono sempre con me, ovunque io vada. Questo devo sentire, ecco tutto ciò di cui necessito.
"Non trovi che il contatto con una persona che abbia realizzato questo silenzio sia quantomeno propedeutico?"
La persona non realizza niente. Nessuno qui può dare questa tranquillità profonda e senza tempo. Puoi avere un presentimento, sia dal famoso guru, sia dal gatto del tuo vicino. Perché vai dal guru e non accarezzi il gatto del tuo vicino? Perché non tocchi un albero? Condividono lo stesso silenzio al di la di ogni forma entrambi. Perché non odori un fiore? Pensi che il guru abbia qualcosa di più? Puoi andare dal guru, magari per te è anche utile, ma un vero guru ti dirà di andare via, non di restare. Ti lascerà solo con la tua misera paura. Un guru vero non ti consola, non fa il secondo papà, vuole che tu viva la vita quotidiana con tutte le restrizioni che questa presenta. Puoi chiedere l'ora, il cibo, le attenzioni, il sesso, ma ciò che è essenziale, la pace che cerchi, risiede di istante in istante. Quando vedi la persona per quello che è, quando realizzi che non c'è nessun maestro e nessun guru, allora sparisce questa etichetta e diventa un amico, una persona qualsiasi. Semplicemente un individuo che funziona normalmente, efficacemente. Non ha nulla da darti e tu non hai nulla da prendere. Va benissimo dunque incontrare qualcuno con questa non pretesa, ma allora dunque perché pagarlo? O perché muoversi intenzionalmente verso di lui? Se accade un incontro questo è spontaneo, naturale. Non c'è volontà da parte del guru di trattenerti, di fare in modo che tu abbia bisogno di lui. Un vero maestro vuole la tua indipendenza, sia pratica che affettiva. Desidera che tu vada via, che tu trovi la tua stabilità e autonomia affettiva. Nessuna relazione può appagarti definitivamente, devi trovare questa pace da te. Nessuna soddisfazione profonda viene dalla situazione."
giovedì 20 ottobre 2016
DIALOGHI: L'arte che libera
"La bellezza è al di la del gusto personale. Le etichette "bello" e "brutto", restringono il mistero riducendolo ad una sicurezza. Per una questione pratica la struttura del corpo - mente viene guidata verso delle tendenze che, però, possono dipendere dai condizionamenti. Quando l'intera struttura è consapevole delle restrizioni spacciate per gusti personali che, quindi, allontanano il diverso e lo sconosciuto, allora può muoversi verso le sue risonanze naturali.
Fino ad allora la persona definisce i canoni di "bello" in relazione ai suoi filtri, e quindi i gusti non sono altro che una proiezione chiaramente personale. Si dice "gusto personale" proprio per questo, e lì tutto rimane all'interno del soggettivo. Indagando interiormente, però, il personale viene riassorbito dalla spaziosità senza definizioni, e inevitabilmente le emozioni si espandono fino a toccare un punto di silenzio senza divisioni. Le opere d'arte, i film, le canzoni, saranno scelte (nel personale) solo in base all'associazione a certe forme di emozione e pensiero note, rifiutando ciò che provoca sensazioni scomode. L'errore è giudicarle come "esterne", e quindi come "brutte". La verità è che si ha paura di ciò che non si capisce, di ciò che esce dal nostro riferimento abituale. Quando familiarizziamo con sentimenti repressi come paura, rabbia, angoscia, tristezza, ansia, possiamo farci abbracciare da forme d'arte che si servono di queste emozioni per lasciarci avvicinare al nostro centro. Da questa posizione le scelte artistiche che faremo non dipenderanno più da un settore ridotto di emozioni (solitamente positive, della massa), ma dalla risonanza della sensazione che stiamo vivendo. Abitualmente quando si dice "no" alla tristezza, allora si tenderà a cercare una forma di attività che la copra. Le scelte artistiche, dunque, saranno virate verso emozioni che non ci dicono che siamo tristi, ma allegri e spensierati. Da questo dipende il fatto che la maggior parte delle opere commerciali hanno successo, perché la maggioranza della popolazione sceglie la menzogna."
Fino ad allora la persona definisce i canoni di "bello" in relazione ai suoi filtri, e quindi i gusti non sono altro che una proiezione chiaramente personale. Si dice "gusto personale" proprio per questo, e lì tutto rimane all'interno del soggettivo. Indagando interiormente, però, il personale viene riassorbito dalla spaziosità senza definizioni, e inevitabilmente le emozioni si espandono fino a toccare un punto di silenzio senza divisioni. Le opere d'arte, i film, le canzoni, saranno scelte (nel personale) solo in base all'associazione a certe forme di emozione e pensiero note, rifiutando ciò che provoca sensazioni scomode. L'errore è giudicarle come "esterne", e quindi come "brutte". La verità è che si ha paura di ciò che non si capisce, di ciò che esce dal nostro riferimento abituale. Quando familiarizziamo con sentimenti repressi come paura, rabbia, angoscia, tristezza, ansia, possiamo farci abbracciare da forme d'arte che si servono di queste emozioni per lasciarci avvicinare al nostro centro. Da questa posizione le scelte artistiche che faremo non dipenderanno più da un settore ridotto di emozioni (solitamente positive, della massa), ma dalla risonanza della sensazione che stiamo vivendo. Abitualmente quando si dice "no" alla tristezza, allora si tenderà a cercare una forma di attività che la copra. Le scelte artistiche, dunque, saranno virate verso emozioni che non ci dicono che siamo tristi, ma allegri e spensierati. Da questo dipende il fatto che la maggior parte delle opere commerciali hanno successo, perché la maggioranza della popolazione sceglie la menzogna."
lunedì 3 ottobre 2016
DIALOGHI: Indecisione, scelta
"Se sei indeciso, non decidere. La maggior parte delle decisioni nasce perché si sta a disagio con l'indecisione. Quando sarai deciso, deciderai"
D "E se si deve scegliere per forza ? Che si fa?"
"Per forza non esiste. Da chi o da cosa si è forzati? Una decisione da prendere realmente "per forza" è una situazione in cui non c'è il tempo di pensare, e a quel punto viene presa istintivamente. Al contrario non è necessario decidere qualcosa"
martedì 20 settembre 2016
DIALOGHI: Ascoltare
"Come si impara ad ascoltare?"
"Si vede come costantemente siamo in procinto di afferrare qualcosa. Mentre parliamo abbiamo bisogno di giungere ad una conclusione, quando incontriamo qualcuno dobbiamo farlo rientrare dentro una categoria, mentre parliamo cerchiamo di convincere e convincerci. Finché la nostra priorità è diretta ai concetti, le teorie, le idee e opinioni, non ascolteremo mai. Il vero ascolto è la scomparsa dell'immagine soggetto - oggetto. Ascoltare significa non direzionare l'attenzione in un contesto particolare, perché ascolto è apertura assoluta, non concentrazione. Si è ascolto, l'ascolto non si impara. In questa disponibilità la parola giusta emerge, non dalla conoscenza, ma da una fonte silenziosa e limpida, che non pretende. Nessun consiglio è possibile, per esempio, all'interno dell'interesse personale. Se non si familiarizza con il silenzio, origine di ogni forma, la comunicazione sarà sempre superficiale e tesa ad afferrare qualcosa e respingere qualcos'altro."
"Si vede come costantemente siamo in procinto di afferrare qualcosa. Mentre parliamo abbiamo bisogno di giungere ad una conclusione, quando incontriamo qualcuno dobbiamo farlo rientrare dentro una categoria, mentre parliamo cerchiamo di convincere e convincerci. Finché la nostra priorità è diretta ai concetti, le teorie, le idee e opinioni, non ascolteremo mai. Il vero ascolto è la scomparsa dell'immagine soggetto - oggetto. Ascoltare significa non direzionare l'attenzione in un contesto particolare, perché ascolto è apertura assoluta, non concentrazione. Si è ascolto, l'ascolto non si impara. In questa disponibilità la parola giusta emerge, non dalla conoscenza, ma da una fonte silenziosa e limpida, che non pretende. Nessun consiglio è possibile, per esempio, all'interno dell'interesse personale. Se non si familiarizza con il silenzio, origine di ogni forma, la comunicazione sarà sempre superficiale e tesa ad afferrare qualcosa e respingere qualcos'altro."
domenica 28 agosto 2016
DIALOGHI: Dove sono gli "altri"?
"La paura di non essere crea il possesso: il mio corpo, la mia automobile, la mia sofferenza, mia nonna, il mio gatto ...
Si dice che si è buoni, coraggiosi, impauriti, folli, perché si ha bisogno di sentirsi."
D: "Non posso dire "il mio gatto?"
"Puoi dire quello che vuoi, ma stai usando il pensiero e il linguaggio per nominare e comunicare. Serve solo a questo. Sei certo che ci sia un gatto lì? Trovami un gatto che non puoi percepire. Trovami il gatto del tuo vicino, ora. Dov'è?"
D: "Se vuoi andiamo a vederlo .."
"Devi ricrearlo, altrimenti non esiste. Tutto ciò che conosci della natura lo devi sempre conoscere attraverso un contatto. Quando tocchi tua moglie, senti sempre il tuo corpo. Ogni cosa che percepisci ti rimanda sempre a te stesso. Se manca questa chiarezza, ogni tentativo di indagine interiore sarà un fraintendimento. Quando mangi una mela, senti la tua lingua. Non puoi essere certo di un mondo, puoi solo e sempre sentire te stesso. Puoi conoscere solo l'attività elettrica del tuo cervello, che tra l'altro se stimolato in certe zone può produrre emozioni senza bisogno di vivere certe esperienze. Dov'è il tuo mondo pieno di gatti?"
D: "Non è detto che non esistano."
"Non puoi sapere se c'è qualcosa la fuori. Dov'è fuori? Hai talmente paura della portata della cosa che hai bisogno di giustificare l'esistenza di qualcosa, eppure è facilmente sperimentabile tutto questo. Ogni domanda nasce sempre da un concetto fisso. Senza concetti è impossibile fare domande, perché ogni domanda rimanda sempre a questo pretendere di sapere. Attraverso la ricerca di risposte si accumula sicurezza. Ogni volta che ti svegli al mattino e dici "mia moglie" hai una sicurezza in più. Per non finire in manicomio vivi con tua moglie, ma profondamente sai bene di non sapere. Ogni minima certezza indica una paura."
martedì 16 agosto 2016
DIALOGHI: Lasciar espandere il dolore
Puoi perfavore dirmi cosa intendi dicendo "lasciarlo espandere a livello fisico"? Grazie!
Quando si riceve uno schiaffo, per esempio, il dolore inizialmente è localizzato sul viso. Quando i muscoli facciali si contraggono, il dolore non può espandersi, soprattutto a causa della storia "ho ricevuto uno schiaffo, non dovevi" che sposta l'attenzione dal dolore al fastidio emotivo. Se non si crea storia, il dolore si può espandere fino a divenire meno intenso. Allo stesso modo, ad esempio, la tristezza rivolta ad un motivo è una contrazione. Quando la tristezza non ha motivo diventa malinconia, e si espande scivolando su tutto il corpo, estendendosi oltre questo.
sabato 30 aprile 2016
DIALOGHI: Amore e contraddizioni
"Ti innamori di chi ti fa sentire meno solo, ti chi esalta i tuoi lati migliori, di chi ti tiene in considerazione. Hai bisogno di sentirti al centro nella mente e nel cuore di qualcuno. Desideri sapere se ti pensa, se sei la prima persona che gli viene in mente ogni mattina. C'è un lato romantico in tutto questo, ma anche, e soprattutto, disfunzionale, malato, perverso. E' una forma di fissazione e di masochismo psicologico. Cerchi in questo modo di mostrarti più bello/a, più intelligente, più forte, e poi ti affatichi a mantenere solida quell'immagine. Molto presto inizieranno i giochi di potere che ben conosciamo, e che facciamo sempre finta che siano normali."
- "Perché non ci si rende conto di questo stato disfunzionale"?
"E' un problema di origine culturale. La frase "ti amo", ad esempio, non si dice in tutte le parti del mondo, e non significa la stessa cosa. La mente viene condizionata fin da subito a trovare il completamento nell'altro, con tutti i contro del caso. L'altro diventa l'immagine su cui scaricare eventualmente tutte le proprie mancanze. Poiché è insopportabile la presenza di sé stessi, si cerca qualcuno un po' ingenuo su cui appoggiarsi per poter diminuire quel disagio, e costringerti a non guardarti mai dentro. E' sempre dell'altro la colpa o la responsabilità di renderci felici. La parola amore è troppo abusata, troppo ricorrente, un po' come quella di rispetto e di fiducia. Sono armi che l'ego usa per farsi strada, e sono armi accettate da tutti coloro che portano una maschera. Poiché la maggioranza porta la maschera, chi è senza diventa il problema. In un ospedale vedi così tanta gente che sta male che prima o poi, se lo frequenti a lungo, non ci farai nemmeno più caso."
- "Ma l'amore di per sé, può avere un significato più profondo?"
"Si, ma l'uso di questa parola non è necessario. Nel percorso interiore, una delle pratiche più difficili ed interessanti, potrebbe essere quella di eliminare dal proprio vocabolario parole come "amore, rispetto, gelosia, fiducia, fede, ...." Vedrai come, senza questi scudi, l'ego si sentirà in difficoltà. Senza queste giustificazioni facili e alla portata di mano, sentirai che dovrai rivedere le stesse basi su cui l'io si nutre."
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giovedì 17 marzo 2016
DIALOGHI: Vita pratica
"Dobbiamo pur trovare un modo per vivere, e c'è bisogno di supporto economico.."
"Innanzi tutto, non capisci cosa è necessario per vivere finché non lo perdi. Non è necessario fare tre pasti al giorno, con primo e secondo. Non è necessario il cellulare ultimo modello. Non è necessario avere i mobili più costosi. Non è necessario possedere abiti firmati. Non è necessaria una TV. Si tratta di adattarsi, senza commenti. Inoltre, se proprio dovessi trovarti alle strette, l'unica cosa su cui puoi fare affidamento è la tua arte"
"Non posseggo nessuna capacità artistica"
"Ogni essere umano la possiede. La vera creatività consiste nel non avere altro a disposizione se non l'istante. Finché un io tenta di essere creativo, lo farà sempre per uno scopo. Non è arte. Quando non hai più nulla, quando non hai più un futuro e un passato, quindi una identità, diventi creativo. Allora lì puoi scoprire le tue capacità"
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DIALOGHI: Vivere pienamente
D "Sento di non star vivendo pienamente ..."
R "Si, e succede solo per un motivo. Non per qualcosa che dovresti fare e non fai. Succede solo quando pretendi che domani sarà meglio. Oggi piove, aspetto il sole. Oggi non esco, aspetterò domani che uscirò. Oggi è una giornata noiosa, domani andrà meglio. Sono solo, conoscerò qualcuno che mi renderà felice. Sono fidanzato, vorrei lasciarmi ed essere libero. Magari va anche come ti aspetti, ma manchi la possibilità di vedere che oggi c'è una pienezza, una bellezza che non chiede. I bambini molto piccoli lo sanno. Non è per mancanza di stimoli che la vita è vuota, ma perché ha bisogno di stimoli continuamente, come una droga, e prima o poi questi stimoli si appiattiscono ed esauriscono. Chiedi alle persone molto ricche. Il rischio è che non fai in tempo a vederlo, che già sei morto."
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mercoledì 16 marzo 2016
DIALOGHI: Essere non è un'esperienza
R "Quando ti permetti di essere, allora non ti urta ciò che si discosta dall'idea di chi o cosa vorresti diventare. Se vuoi essere spirituale o apparire tranquillo, ti urta la tua rabbia e la tua paura. Se vuoi essere amato, ti urta quando il controllo sull'altro si affievolisce. Quando vuoi essere rispettato, ogni cosa che incontri ti manca di rispetto. Quando la smetti di voler essere diverso da come sei, un profondo e umile movimento psicologico avviene: ti permetti di essere."
D "Parli per esperienza o per teoria"?
R "Quale esperienza? Ogni esperienza va e viene. Cosa intendi dire, se so cosa dico? So cosa dico, ma in nessun modo posso dimostrarlo e nemmeno ha valenza. Non ci sono prove, non ci sono diplomi. La prova è un sentire che dipende da te. Ad ogni modo ti interessano le mie parole, non la mia esperienza."
D "Qualcosa è accaduto"
R "No, ti sbagli. Quando va via la nebbia tutto rimane lì com'era anche prima"
D "Si ma la nebbia è andata via"
R "Potrebbe tornare"
D "E non hai paura che accada"?
R "No. Forse la differenza ora è solo questa"
D "Non hai perso la tua umanità"?
R "Al contrario, non mi sono sentito mai così umano. Ora mi arrabbio di più, piango di più, gesticolo di più, gioco di più, urlo di più, corro di più.
D "Eppure i maestri sembrano così posati ..."
R "Non ci sono maestri. Non ci sono geni. Non ci sono persone evolute. Dipende dal complesso di inferiorità di chi li guarda. Quando guardi le cose così come sono, nessuno ha qualcosa in più o in meno. Il carattere del corpo/mente può variare, ma non è detto che lo faccia. In base all'energia che si ha, ci si può inasprire o addolcire. Ma questo non ha alcuna importanza, perché capire cosa non sei, fa perdere attrattiva nei confronti del corpo/mente, che si può esprimere con meno restrizioni sociali o morali."
D "Quindi ti emozioni ancora"
R "Di più, perché non ho paura delle mie emozioni. Vedi, si ha paura di tutto questo perché si crede di rinunciare alla propria fragilità, sensibilità, umanità. E' il contrario. Dobbiamo ammettere che ci rifuggiamo nello spirituale per non essere più umani, per paura di essere banalmente umani. Cerchiamo uno strumento per garantirci felicità assoluta, amore e gioia. Si prenderà una grande cantonata. Tendenzialmente non si fa che dire no al proprio femminile, al proprio intuito, al proprio pianto, alla propria rabbia, al proprio lato bambino. E' come guardare un film. Tu sai di non essere il protagonista, eppure non puoi che emozionarti alla vista del film. Quando guardi il film, il distacco tra te e il film non ti impedisce di emozionarti, non ti impedisce di aver paura, non ti impedisce di sperare. Eppure il distacco c'è, e quel distacco, profondamente, ti fa sentire al sicuro. Temi, ma sai che è un film, e che una volta finita ti alzerai dalla poltrona e tornerai a casa. Mi spiace, non riesco a spiegarlo meglio di così."
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