"Indossiamo vestiti. Il vestito dell'uomo innamorato, il vestito della donna spirituale, il vestito della persona per bene e onesta, il vestito del dentista, il vestito dello yogī, il vestito del cristiano.Pensiamo che avere un figlio è essere padre, una laurea essere dentista, farsi il segno della croce essere cristiano, avere una buona elasticità essere uno yogī, conoscere il pensiero dei filosofi essere un filosofo, fare la carità essere caritatevoli.Niente di tutto questo fa di noi qualcosa del genere, finché non siamo disposti a dimenticarci di essere questo e quello e di essere fatti in un certo modo.Il concetto principale da sradicare è "io". Tutto il resto si poggia su questo concetto solido e lo perpetua. Niente di ciò che facciamo ha un qualche valore se è un aggiunta a questo concetto solido principale.Ricreare un'immagine di noi stessi ogni volta che approcciamo a qualcuno o qualcosa, è un disastro. Non ci permette MAI di entrare a contatto con nulla. Riconosciamo, vediamo, sperimentiamo che siamo NIENTE, e poi forse da lì è possibile fare una famiglia, avere figli, praticare yoga e andare in Chiesa."
"C'è qualche cosa che posso fare per velocizzare il processo di liberazione?"
"Non solo non puoi fare nulla, ma nemmeno vuoi. Nessuno lo vuole, sarebbe troppo pericoloso."
"Nemmeno chi decide di lavorare su di sé?"
"Il vero lavoro su di te non lo fai tu, lo fanno gli eventi. Nessuno può e vuole fare un lavoro su di sé, perché nessuno vuole suicidarsi psicologicamente. Ti mantieni disponibile, perfino alla paura di non poter far nulla. Saranno gli eventi a chiarificare la tua direzione, al momento giusto sarai messo alla prova. Se l'intento è onesto e non esclusivo, tutto ciò che accadrà sarà sempre accolto anche se, magari inizialmente, questo porterà dolore, sofferenza, dubbio, paura, smarrimento, resistenza. Se, per esempio, ti trovi in una situazione di lavoro o sentimentale che non desideri più, ma hai paura di abbandonare perché ti da sicurezza economica o affettiva, ci penserà la vita a permettere questo. Arriverai ad un punto in cui quella sofferenza sarà insostenibile, e sarai costretto a cambiare. Il tentativo di farlo volontariamente equivale a voler anticipare i tempi, perché non c'è sufficientemente fiducia. Quest'ultima la si acquisisce vedendo che ogni cosa che accade, se vista con l'ottica giusta, ti porta pian piano a chiarificare sempre di più e pulirti di quelle zavorre."
"L’amore è riconoscere la non differenza. Quando si guarda qualcosa senza creare relazione mentale, ci si accorge che si è anche quello. Tutto quello che è percepito è proprio, perché il corpo, che è fatto di emozione, non può che essere parte dell'ambiente, che è anche emozione. Quando il corpo e l'ambiente diventano mentali, allora c'è divisione. Quando c'è divisione, si pretende di amare o di essere amati. Ma l'amore è in principio, non il fine. Non è il risultato di qualcosa che accade o finisce, quello viene definito "innamoramento", ma non è altro che un'emozione che prima o poi ci lascia. Più la percezione è libera da riferimenti psicologici, da relazioni personali, più la relazione è emozione. Questa emozione non è affettività, non crea quindi legami psicologici.
"Riguardo invece la sessualità? Le cose vengono spesso mescolate."
"Il sesso, la maggior parte delle volte, è un bisogno di un corpo che ha desiderio di essere toccato e di toccare per sentirsi meglio e compensare. Quando si è perfettamente rilassati, quando si è in pace, lo stimolo della tensione generata da un'immagine, perché la nostra sessualità è fatta di immagini, non si genera. Fai caso che, normalmente, più si è infelici più si cerca soddisfazione nel cibo e nel sesso. Normalmente raggiungere il primo è più semplice, il cibo non ci dice mai di no. Il bisogno di contatto viene da una mancanza di sensibilità, perché un corpo sveglio tocca tutto ciò che vede. Si tocca sempre, ma il contatto è senza necessità di soddisfazione. La soddisfazione è sia nella vista che nel contatto. Il bisogno si annulla, e rimane l'affetto. Il desiderio può tornare, il desiderio di portarsi a letto quella donna può essere trasformato in azione, ma il fatto che accada o meno non toglie nulla a questo stato di apertura. Non è una necessità, e soprattutto non viene mescolato e confuso con altre sfere, rendendo psicologico il tutto e credendo di innamorarsi o di essere amati. Toccare una regione cosiddetta sessuale non è più intensa che toccare una spalla. In un corpo equilibrato appaiono dei cicli dove il bisogno di sesso è più forte, e se certi aspetti della sessualità non sono stati risolti, perché repressi nelle fasi importanti della vita, allora la sessualità può diventare un nodo da risolvere. Ma, come già detto, questo non toglie nulla alla tranquillità. Come ogni oggetto, il corpo è fatto di cicli, ma il bisogno viene sempre da una patologia. Ci si serve dell’altro per soddisfarsi. Se una donna non ci vuole più, andremo con la vicina, non è molto diverso. Vedere una bella donna non crea problemi, anzi, tutt'altro. Il bisogno, la necessità di portarla a letto, crea dei problemi. Il bisogno di afferrare crea tensione, ma è una tensione sana nel momento in cui ogni esperienza viene fatta pienamente, senza moralizzare o tralasciare nulla. Quando il corpo funziona normalmente senza forzature, e il pensiero è funzionale solo per risolvere problemi pratici e dare nomi alle cose, essendo pienamente consapevoli dei suoi limiti, allora nella tua vita molte cose potrebbero cambiare di riflesso. Se ho pensieri erotici non ho necessità di soddisfarli, perché nasce da un centro (mentale) che non ha niente a che fare con quello istintivo. Non c’è bisogno che cerchi di cambiare il tuo modo di mangiare per cambiarti dentro, non funzionerà. Devi partire da dentro semmai. Vale lo stesso con il sesso. Riconosci la bellezza in tutto ciò che vedi, anche nelle cose apparentemente negative, e sei così pieno di questa sensazione che i piaceri iniziano a perdere attrattiva. Sei schiavo del piacere perché vivi una vita piatta, e non intendo carente di stimoli. Anzi, al contrario più la riempi di stimoli, più la appiattisci. Il pomodoro ha sapore, ma tu hai bisogno di mettergli il sale per sentire qualcosa.Il pomodoro E' sapore! è una questione di energie, non morale"
"Quindi il sesso con l'amore non c'entra nulla"
"Con l'amore c'entra tutto, ma la confusione viene da un fattore culturale. E' l'uso delle parole che crea confusione, perché a questo appiccichiamo una convinzione che, in fondo, è del mondo, non nostra. L'amore non può essere esclusivo, e la sessualità non ha nulla di romantico. Un contatto può essere più o meno intenso, e più la sensibilità del corpo aumenta, meno necessità si ha di usare l'altro per soddisfarsi. Una sessualità sana inizia con l'esplorazione senza giudizio. Per mancanza di visione, crediamo di essere innamorati di qualcuno, mentre è l’emozione dell’amore che ci riempie. Si sente quella emozione con qualcuno, è dunque normale attribuire l’amore a quella persona. Però, dopo essersi innamorati tredici volte, ci si rende conto che, qualsiasi sia la persona, lo stato è sempre lo stesso. Allora si ci dovrebbe chiedere: abbiamo bisogno di una situazione per essere condotti a quello stato? Poiché l'ego ha paura dell'insicurezza, le scelte che verranno fatte successivamente per "salvare la coppia", saranno mettere al mondo dei figli, prendere un cane, o sposarsi. Sono tutte scelte strategiche che, chiaramente, hanno degli interessi che con l'amore c'entrano realmente poco. Serve chiarezza, iniziare a vedere come funzioniamo, e smettere di mescolare sesso, amore, condito da speranze e romanticismi. La sessualità, come ogni altra cosa, ha una sua maturazione naturale, o almeno così dovrebbe essere. Non le viene permesso di esprimersi pienamente a causa di cattive interpretazioni, repressioni o, al contrario, improbabili visioni ascetiche che le vengono conferite. L’individuo dovrebbe liberamente esplorare il suo corpo senza giudizi, e poi approfondire il rapporto con l’altro sesso fino ad un punto in cui il sesso stesso rivela i suoi limiti. Questo significa che non si farà più confusione, perché la nostra sessualità, che è puramente mentale, si mescola con sfere che a lei non le competono. Ed ecco che il sesso diventa qualcosa che colora l’immaginario,"
"Siamo stati condizionati a vederla così".
Amore è ascolto, e quando voglio qualcosa non amo. Non confondere le cose. Dico a me stesso che voglio un'esperienza sessuale, non che voglio amare o essere amato. La pianto con queste illusioni da adolescente, e inizio a crescere. Normalmente le "delusioni amorose" anziché svegliarci, ci addormentano sempre più. Anziché aprirci ci chiudiamo e pretendiamo sempre più. Le esperienze del passato dovrebbero portarci a capire sempre più, e invece ci confondono perché guardiamo sempre dalla parte sbagliata. Amare o non amare qualcuno, è una grande ubriacatura. Amare più il proprio cane rispetto a quello del vicino, è un'errore profondo. Funzionalmente, praticamente, si sta con il proprio cane. Lo si conosce, lo si tocca, si fa il possibile per lui. Ma pretendere di amare di più il proprio cane, o il proprio figlio, rispetto ad uno sconosciuto, è un'errore grande e causa sofferenza e senso di divisione. Si passa una vita con una persona, ma l'amore non è esclusivo.
"Che ne pensi del suicidio? Alcuni non ce la fanno a reggere questi pesi psicologici. Il suicidio lo vedi come un'atto di codardia?"
"Bisogna accettare che alcuni non ce la fanno, ma voglio vedere il tema in un'ottica più ampia.
Suicidio non è solo il gesto estremo fisico.
Si sceglie di suicidarsi quando si scende a compromessi sacrificando la propria individualità, il proprio sentire, la spinta profonda. Quando si prende un impegno, si fa una promessa, anche se questa finisce con il travolgere un disagio di fondo che si decide di tappare, di nascondere, di sorvolare. Il suicidio inizia da quì, mettendosi da soli le catene, e questo potrebbe portare ad un suicidio fisico in futuro. Ci si suicida quando l'identificazione con qualcosa è totale: se sono un architetto, quando perdo il lavoro, mi sentirò morire. Se sono un marito, quando perderò la moglie mi sentirò morire. Quando ci crediamo il ruolo che svogliamo, allora una volta perso penseremo al suicidio.
Si suicida lentamente colui che ha deciso di voltare le spalle alla verità, seguendo le bugie. Queste sono rappresentate dalla priorità delle convenzioni, dei doveri, degli sforzi per raggiungere obiettivi che non si sentono, dal tentativo di rendere felice gli altri a discapito di se stessi, dal dimenticarsi della propria natura. Il suicidio inizia da qui."
"Sento dentro di me una tristezza perenne che non so spiegare. Non c’è una ragione per questo."
"Continua a mantenerla senza oggetto. Quel dolore diviene tristezza, poi nostalgia, poi malinconia, poi gioia. E’ un sentimento essenziale, lasciato dalle persone sempre nella superficie. La maggioranza tradisce questo sentimento essenziale, fingendosi felici e sorridenti, mentendo a se stessi. Poi basta una parola o un contatto per farli piangere. Senti che qualsiasi cosa fai non ti toglie quella tristezza, è ottimo, una forma di grande maturità. Ti viene difficile perfino innamorarti, perché smetti di credere che questa nuova situazione ti porterà finalmente ciò che ti mancava. Senti che ti manca qualcosa, ma non sai cosa. Smetti di credere che sia dovuto al tuo lavoro, alla tua compagna, al tuo stipendio, alla tua autoradio. Smetti dunque di cercarla fuori, e la vivi dentro. Questo è l’inizio dell’arte."
Il nostro concetto di fiducia è nel futuro. Sembra una minaccia: mi fido di te. Ovviamente si tratta di un'attesa, ancora una volta un mascherare la paura. Fiducia, nel modo convenzionale di definirla, è affidarsi ad una speranza.
D - E nel modo sano? Più profondo?
E' vedere le cose come sono, non come vorrei che siano. Non ci si affida ad una speranza, dunque non c'è delusione. Fiducia è sentire una risonanza con tutto, non sentirsi isolati. Mi fido quando so che ogni cosa che mi accade è la cosa giusta, perché non c'è alternativa.
D - Posso solo fidarmi di me stesso
Neanche. Non sai come reagirai quando tua moglie farà un complimento al suo collega. Non sai come affronteresti una perdita, una malattia. Non sai cosa dirai tra qualche secondo, perché ciò che dirai è influenzato dalla situazione, ad esempio da ciò che sto dicendo io adesso. Non sai come gestiresti l'emozione di vincere alla lotteria, o quali saranno i tuoi primi passi. Non puoi scegliere di inciampare o meno.[...] La fiducia che riponi in te stesso è un'enorme illusione, così come il credere in te stesso. Fidandoti di te stesso cerchi un modello strategico comportamentale per evitare di soffrire: non puoi evitarlo. [...] Al contrario devi integrarlo. Se lo integri, ti accorgi che non c'è nessun "te stesso". L'istante decide chi sei, non tu. La vita è sempre di qualche secondo in anticipo rispetto alla mente.
D - Chi sono io?
Rinuncia continuamente alla tua identità. Non sei né un uomo, né una donna, né un bambino, né un vecchietto, né un francese, né un americano, né il rappresentante di alcuna nazionalità, né un ebreo, né un cristiano, né un buddhista, né una buona persona, né il membro di qualsiasi categoria, né chicchessia.. Esiste questa sensazione, quest'altra sensazione, poi ancora un'altra, e non sei né l'una né l'altra, né la seguente né la loro successione. Lo spazio dove nascono i pensieri non ha viso. La luce della coscienza è impersonale. Torna alla terra, al contatto con il suolo. Dove sei? Sei qui. Chi sei? Sei qui. Qui. Non è possibile rispondere a questa domanda, perché la risposta, di qualsiasi genere, parte dalla stessa fonte che ha generato la domanda. Posso riempirti di belle parole come "sei anima, luce, vita", oppure di contro, sei "niente, nessuno", ma ogni risposta non ha senso. Perfino dire, sei anima, mente e corpo, ha solamente una valenza pedagogica per certe scuole. Ma sono tutte risposte che arrivano dalla stessa fonte che ha generato la domanda. Quando non c'è risposta, non c'è nemmeno domanda. E' solo una filosofia
D - C'è qualcosa che posso fare per accelerare una comprensione?"
"Fai sempre tante cose, forse troppe, e le fai sempre molto velocemente. Prenditi una pausa invece. Respira, rilassati. Ciò che fai non potrà mai minimamente intaccare ciò che sei, quindi tranquillizzati.
D - "Perché l'uomo si complica la vita"?
"Perché una vita semplice ti costringe ad avere dei momenti di pausa, chiamati banalmente "noia", e questi risultano insopportabili perché rivelano la mancanza di attività compensatorie. Ciò non significa che bisogna star fermi fisicamente: si può avere una vita molto attiva, ma nello stesso tempo molto sveglia interiormente. Il dinamismo è solo periferico."
D - "E la mente?
"La mente fa anch'essa parte della periferia. Un pensiero è un'oggetto, così come lo è la bottiglia sul tuo tavolo. Tutto ciò che può andare e venire, fa parte del dinamismo. Ricercare una meta spirituale nel divenire, infatti è un controsenso. "
D - "Esiste una meta nel percorso interiore? Una libertà definitiva?"
"Per chi? In un momento c'è ansia perché aspetti la telefonata di tua figlia che non arriva. L'attimo dopo il tuo cane scodinzola perché ti chiede di uscire, ed esci con lui. Il pensiero va ancora a tua figlia mentre sei fuori. Ti squilla il cellulare e ti senti sollevato, ma non è lei, è un'altra persona, e ti innervosisci ancora di più. C'è nervosismo, c'è ansia. Poi finalmente arriva la telefonata, e c'è gioia. E' passata solo mezz'ora e già qualcosa ha sperimentato una moltitudine di emozioni differenti."
D -"Ma a qualcuno appaiono questi stati, a me"?
"C'è ascolto. Il linguaggio non deve portarci in errore. Nessuna appropriazione, nessun me e nessun te. Sono simboli, suoni, parole. C'è solo ascolto. Pensieri, sensazioni ed emozioni. Dov'è l'io in questo processo? Dov'è il liberato? Liberato da cosa se c'è un istante alla volta? Ora c'è tristezza, poi torna la paura, poi un periodo di distensione. Per chi? Chi lo stabilisce? Vedere questo è parte del processo stesso."
D - "Dunque cosa cambia da una persona "normale"?
"La persona "normale" crede di avere potere. Posso fare questo, posso dire quello, posso scegliere quest'altro, posso liberarmi da questo. Tutta la spiritualità ipocrita e romantica, oggi, mira a questo. Realizza te stesso, crea la tua realtà, definisci cosa non vuoi. Non è che l'ennesimo, forse l'ultimo, tentativo di manipolare qualcosa. Vista l'impotenza, è la fine dell'ego. Quindi devi attraversare molte delusioni per metterti solo in ascolto.
D - "Sento di non star vivendo pienamente ..."
"Si, e succede solo per un motivo. Non per qualcosa che dovresti fare e non fai. Succede solo quando pretendi che domani sarà meglio. Oggi piove, aspetto il sole. Oggi non esco, aspetterò domani che uscirò. Oggi è una giornata noiosa, domani andrà meglio. Sono solo, conoscerò qualcuno che mi renderà felice. Sono fidanzato, vorrei lasciarmi ed essere libero. Magari va anche come ti aspetti, ma manchi la possibilità di vedere che oggi c'è una pienezza, una bellezza che non chiede. I bambini molto piccoli lo sanno. Non è per mancanza di stimoli che la vita è vuota, ma perché ha bisogno di stimoli continuamente, come una droga, e prima o poi questi stimoli si appiattiscono ed esauriscono. Chiedi alle persone molto ricche. Il rischio è che non fai in tempo a vederlo, che già sei morto."
"Nell'ascolto tutto è interessante, sfaccettato e affascinante. Essere uno con ciò che ho di fronte, fare corpo con quello che si presenta, diventare ciò che si percepisce. Non è una pratica, e un non intervenire, un non mettersi in mezzo. Se credo che è meglio fare dello yoga, cantare, combattere, dipingere, allora è normale che mi senta isolato! Se riesco a donarmi completamente con ciò che ho di fronte, non ho bisogno di pensare a qualcosa che vada al di fuori di quel momento. Se sono di fronte una persona che ritengo superficiale, faccio corpo con questa, mi adatto, divento lei. I miei pensieri possono dire quello che vogliono. Donarsi, lì dove è possibile, a ciò che abbiamo nell'immediato, completamente. Se mi trovo in una sala giochi, ascolto, guardo, gioco. Se mi ritrovo su un tatami, sento, cammino, mi sdraio. Se ascolto un avvocato, ascolto e basta. Se sono colmo di rabbia, sto con questa. Tutto questo è sufficiente per riassorbire nel nulla un "io" che seleziona ciò che più gli conviene. Un "io" che crede di esistere .."
"Non capisco il passaggio sul non esistere"
"La persona è solo il risultato di un equivoco dettato dal linguaggio. In realtà non esiste. Emozioni, pensieri e azioni corrono davanti all'osservatore (anzi, l'osservazione) in successione senza fine, lasciando delle tracce nel cervello e creando un'illusione di continuità. Un pensiero dice "io" e la persona acquista un'esistenza apparentemente indipendente."
"Finché il desiderio di pace non è così forte, ogni minimo rumore mentale può disturbarlo, ogni piccola offesa, fino ad inventarsi modi per sfuggire dalla noia, o creare problemi per ricordarsi di essere qualcuno."
D "Il mio desiderio di pace è fortissimo, allora perché non la sento"?
"Il desiderio di pace non è ancora la pace. Infine anche il desiderio sparisce. Questa pace non è dei sensi. E' qualcosa che non ha niente a che vedere con ciò che sei, o con ciò che accade. E' la base di ogni emozione, incontro, pensiero e sensazione. Limitati a desiderare la pace con tutto te stesso. Come? Guarda come crei ogni tipo di pretesto per volerti sentire al sicuro, per ottenere sensazioni piacevoli rinunciando all'altra parte di te che nemmeno conosci."
D "Vincere le paure"?
"No. Vederle. E' sufficiente vederle. Non si chiede di cambiare, non si chiede di ottenere, non si chiede di vincere le paure e diventare più coraggiosi. Vinte delle paure se ne creeranno altre. Si chiede, semmai, di vedere come funziona il meccanismo: vederne la ripetitività, vederne le solite trappole, le solite giustificazioni. L'auto osservazione non è una pratica per giungere a qualcosa, ma un semplice constatare. Una volta che hai visto chi sei, non ti importa più il cambiamento o meno. Non sono cose sotto il tuo controllo. Si può giocare con le proprie paure, ma non è questo il punto. Devi imparare a vedere i tuoi limiti. Non tentare di superarli. Questa pace non può essere trovata cercandola come un oggetto. Lo spazio è la pace. Quello spazio è sempre lì con o senza oggetti. Una volta che conosci lo spazio, allora potrai tornare a mettere tutti gli oggetti che vorrai."
Con l'immaginazione costruiamo scenari ipotetici, mondi paralleli, tutti fatti di se ... Se non avessi fatto questa scelta, a quest'ora sarei .... Se avessi continuato a studiare, adesso dovrei ... Se continuavo a stare con lei, sicuramente avrei ... Tuttavia, togliendo i mondi paralleli dei se esiste solo una realtà, solo una strada, ed è quella in cui ti trovi ora. Non ce ne sono altre. Doveva andare così com'è andata. In sostanza, per quanto possiamo immaginare delle conseguenze nelle "nostre" azioni, non sapremo in fondo mai cosa avverrà finché non ci stiamo nel momento. L'evoluzione di una conseguenza, è possibile solo se stiamo vivendo concretamente l'esperienza. Il resto è immaginazione che, per quanto magari possa avvicinarci statisticamente alla realtà, sarà sempre alterata e circoscritta nei nostri file - mentali, ovvero il nostro passato.
Ora, tutti cerchiamo un equilibrio, tutti noi vogliamo fare la scelta giusta. Io dico, con assoluta ed evidente certezza, che non possiamo mai sbagliare. Ciò che la mente stabilisce come errore è, o qualcosa legata ad un'ipotesi futura, dettata quindi da esperienze pregresse che congelano le infinite variabili possibili ... oppure il non soddisfacimento, al passato, delle aspettative riposte nell'esperienza attuale. Potremmo perdere tutto, entrare in depressione rimanendo nostalgici nel pentimento di aver "sbagliato strada". "Ah .. se fossi rimasto al mio posto, a quest'ora non sarei in questa situazione di merda ..." Oppure .. "fortuna che ho fatto la scelta giusta ... altrimenti ..." Altrimenti cosa? Nel possibile mondo parallelo in cui si sarebbe sviluppata la nostra vecchia vita, possiamo sapere come si sarebbero evoluti i fatti? Certo che no. Possiamo ipotizzare, ma sempre in relazione al passato. Dunque le nostre opinioni risultano distorte, frammentate, parziali, di parte.
Pur riposando nell'evidente certezza di questa verità, cioè che esiste una sola strada e non un apparente bivio, rimane tuttavia un'insoddisfazione di fondo. Non è vero? Un "ma, un se, un però, un chissà ..." Consideriamo la diversità, lasciando perdere per un attimo la ricerca di una felicità assoluta, oggettiva, totale, a favore di una relativa, personale. Non me la sento di dire "la felicità dipende da ciò che sei, e non da ciò che fai o che hai", e nemmeno "trova la felicità dentro di te" Semmai questo è un inizio. E' innegabile che abbiamo diversità fisiche-mentali, e che ciò che fa stare bene me, potrebbe non soddisfare un'altro. Se quel disagio è presente, non bollatelo come "sbagliato", non cercate di tapparlo fingendo una comprensione superiore. Non escludetelo solo perché mentale ... non dategli nomi e accoglietelo, ospitatelo, amatelo, studiatelo. Se un ambiente fisico vi fa star meglio di un'altro, cosa c'è di sbagliato? Se un lavoro vi piace e un'altro no, cosa c'è di male?
Un illuminato sta bene ovunque sta? No, sta dove deve stare, male o bene che sia, perché sa che non potrebbe stare da nessun'altra parte che in questo posto in questo momento. Non immaginate un risvegliato come un santo che sorride sempre e ovunque, o che benedice tutto ciò che trova. Dunque, la ricerca di una soddisfazione personale non è qualcosa da rifiutare, da ripiegare, da "tappare". Tutt'altro. Il riconoscimento della bellezza di fondo in quanto INCLUSIONE di tutti gli stati, negativi o positivi che siano, è illuminazione. Riposa, quindi, nell'evidente certezza che tutto è così come deve essere, anche nell'indecisione, nella sofferenza, nell'errore apparente e nella non completezza. Questa completezza, racchiude anche la non completezza.
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Lo capisco, siamo stati abituati a dover agire, dover fare, doverci schierare. E' dura sradicare questo preconcetto. Non avere un piano, un desiderio, un obiettivo o un progetto, ti fa sentire impaurito da una vita che ti chiede di prendere il tuo posto da qualche parte. Ma è la vita, o è la tua pressione o quella degli altri? Paura di non aver il controllo? Se è così niente paura, non ce l'hai mai avuto. La mente cerca di creare una linearità, e in certi casi ci riesce anche: nonostante tutto le sia spesso avverso, (anche altri "io" psicologici, altre parti di noi magari più inconsce) si attiene perfettamente al suo "progetto". Quindi si vedono le persone tutte d'un pezzo che sono fedeli al loro piano, e lo portano a termine. Che mantengono le loro promesse! E questo cosa dimostra? Che hanno carattere? Magari hanno chiuso tante altre porte, magari si stanno snaturando, magari avevano solo bisogno di fuggire dalla loro pochezza interiore dettata dalla paura dell'esporsi al cambiamento.
Cosa avviene nel dettaglio? Tutto accade e basta, e poi la mente fa credere di esser stata lei la protagonista. Nell'istante vi è pura percezione, un attimo dopo la mente dice "io ho fatto, visto, toccato, detto, pensato, sognato". Per accorgersi di questa illusione, bisogna essere dei bravi osservatori. Ciò che noi siamo, in fondo, è solo pura testimonianza dei nostri pensieri, emozioni ed azioni. Ogni nostro movimento nasce spontaneo, non viene progettato prima, perché anche il voler progettare è scaturito dalle circostanze. Se scoprissi che sei un'illusione, e credi di poter agire quando invece la vita lo fa per te, ti sentiresti terrorizzato o liberato? Pensaci bene.
Ogni pensiero non è altro che una reazione allo sconosciuto, riportandolo al conosciuto. Il pensiero è sempre ripetitivo, perché non può esistere pensiero nei confronti di qualcosa di nuovo, se prima non viene sperimentato dalla coscienza. Ogni istante è completamente nuovo, ma la mente paragona e mette insieme momenti simili. Tutto ciò che accade nella vita e ha valore, che è indimenticabile, è proprio imprevisto. Quando progetti il futuro, lo fai sulla base del passato ... sempre! La mente non è in grado di immaginare qualcosa di diverso che non conosce. Accetta questo, per quanto può essere difficile. Invece ti toglie un peso enorme, quello di crederti responsabile. Sei responsabile, forse, solo delle scelte che ti si presentano sull'istante.
Allora li potrai scegliere la strada che ti entusiasma di più, che magari è proprio quella che la mente razionale non riesce ad immaginare. E riecco la paura. Lasciala stare e prosegui. Quindi il mio non può essere un invito alla inattività, alla passività. Tutt'altro! Non è possibile essere inattivi .... siete chiamati ad agire in ogni istante. Ma questo è molto diverso dal dover costruire un percorso e delineare bene i vostri desideri. Non sapete come arriverete là, non potete saperlo, e non potete nemmeno sapere se ciò che è giusto per voi è il là che vi immaginate. Di solito è solo artificiale, forzato, dettato da condizionamenti esterni o disagio del proprio stato attuale. Il problema non è il desiderio, ma la sua ristrettezza. Lo ripeto, la mente non è in grado di immaginare qualcosa di nuovo, anche se così vi può sembrare. Si limita a mettere insieme i pezzi che già conosce, proprio come dei lego .... sono sempre gli stessi pezzi assemblati in modo diverso!
Ciò che non è stato programmato, è ciò che ti ha portato le cose migliori, anche se poi tu ti illudi di esistere in quanto individuo separato dall'esperienza che hai fatto ... a causa del pensiero. Per arrivare a rendersi conto che i giochi della mente sono illusione, è necessario indagare e approfondire. Meditare se è il caso, osservare bene come nasce un pensiero e dove finisce. Altrimenti è bene non essere certi di nulla, almeno fin quando non si fa pulizia.
Progetti a lungo termine sulla base di un pensiero "congelato" dalla coscienza, proprio come una promessa. Violenti la naturale dinamicità della mente razionale, e credi che possa essere lo strumento utile per costruire un futuro.
Così facendo ti precludi il cambiamento, perché se scegli quella cosa, non scegli l'altra. Ciò che ti viene incontro lo escludi se non si allinea con il tuo progetto. Ti si ripresenta magari, sotto molte forme, ma continui a spingerlo via perché tu sei "tutto d'un pezzo" ... "uno di parola". La mente non è in grado di costruire un progetto, perché ha bisogno di farlo sulla base di ciò che conosce. Questa reagisce solo al presente, e sulla base di questo crea un futuro immaginario ... che non è MAI come se lo immaginava. Ciò che accade in certi casi è di avere delle intuizioni, ma esse sono sempre dettate da eventi spontanei e imprevedibili. Che poi sulla base di essi la mente intuitiva dica "scelgo quella strada perché mi sento attratto", è un altro paio di maniche.
Ciò che potrebbe accaderti è che questa paura non viene più ascoltata. E' sempre lì, ma no è più te. Questo distacco dalla mente, è la fine di ogni preoccupazione. Dagli altri viene percepita come follia, semplicemente perché non hai più paura di ciò che agli altri fa paura. Stai male secondo loro... perché stai bene nonostante le condizioni esterne. Quindi stai male perché stai bene .... è un bel controsenso. Ora, osserva i tuoi pensieri e guarda praticamente che ti limiti a fare da spettatore. Chi è che progetta se non sei la mente?
Tutto ciò che inizia, raggiunge un picco massimo, e dopo inizia a discendere per finire. Ricordalo, nell'attimo stesso in cui inizia sta già finendo, così lo apprezzerai veramente. Non mentire a te stesso, accetta l'inevitabile mutare delle forme. A volte i ricordi sono così intensi che non accettiamo la parabola discendente, decidendo di aggrapparci con i denti ad un fantasma. La bellezza di qualcosa, probabilmente, sta proprio nel fatto che non dura. Noi ci aggrappiamo a questi ruoli, questi ricordi, queste vecchie emozioni, per la paura di accorgerci che, in fondo, sta finendo tutto per iniziare un nuovo ciclo.
Non abbiamo mai avuto il controllo, si trattava solo di assistere come osservatori a quel periodo. Vorremo passare dall'altra parte portando con noi qualcosa che faceva parte di un vecchio "me stesso", di una vecchia idea, ma non è sempre possibile. Quasi sempre, per passare dall'altra parte, dobbiamo sacrificare molte cose. Non solo persone, lavori, o altro .... ma soprattutto convinzioni, ricordi, idee, emozioni radicate.
Non aver paura dei sogni che cambiano, trascinandosi odori nuovi, pensieri nuovi, sentimenti nuovi, paesaggi diversi, emozioni nuove, persone nuove, opportunità e problemi differenti. Impara a lasciare andare ciò che non hai mai avuto, e goditi il viaggio, perché sai che un giorno dovrai tornare a casa. In questo "lasciar andare ciò che sai non essere mai stato tuo", si nasconde tutta l'essenza della vera saggezza. A questo riuscire a non soccombere ai ricordi o alla paura dei misteriosi eventi futuri, si nasconde il vero coraggio. Nella realizzazione che tutto cambia, comprendi chi sei: ovvero il mistero dell'immobilità dietro il cambiamento.
La paura di lasciare andare nasce dall'illusione di poter trattenere. Nessuno può trattenere qualcosa o qualcuno, se non con la forza, se non con la paura, se non con la violenza, fisica o psicologica che sia. Le nostre famiglie si basano sull'idea che qualcosa, se è vera, dev'essere per sempre. Niente è per sempre, se non una illusione che si autoalimenta in se stessa. Il matrimonio è la paura del cambiamento libero dei sentimenti, l'amico del cuore non ci deve mai tradire, il figlio deve essere riconoscente, rispettoso e fare ciò che il genitore si aspetta, il lavoro deve essere definitivo e ben pagato ... tutto sempre sotto controllo. Da quì, la sofferenza. Perfino il me stesso deve essere sotto controllo, accettato, rispettato, ben voluto e riconosciuto dagli altri.
Il riconoscimento dell'illusione del controllo, se non avviene attraverso un lavoro di presa di coscienza, potrebbe portare a serie deviazioni mentali che possono sfociare anche su episodi di aggressività e coercizione. Un amore può essere per sempre solo quando entrambe le parti sono pronte a smettere di aggrapparsi al passato, al "com'era bello una volta", accettando i loro mutamenti esteriori ed interiori. Accetta che tu sei parte del cambiamento, e osserva chi osserva questo cambiamento. Allora tu ne sarai oltre, e non ti sentirai morire quando accadrà.
Semplicemente continuerai a prenderne atto, e giocherai con le forme senza renderle rigide. Non ti interesseranno i ricordi degli eventi passati, ma le emozioni ad esse collegate. Così facendo gioirai in quel ricordare, senza confronti e rimpianti, come se tutto scorresse come un film. Lo so, è dura, ma in questa paura del non controllo è nascosta proprio quell'immensa liberazione. Essa consiste nella scelta di non dover soffrire nel vecchio modo.
Esistono artisti che sperimentano emozioni definite negative. Alcuni di questi si "servono" di esse per riconoscere l'essere umano nella sua totalità e per sperimentarlo in tutte le sue sfaccettature. Altri invece sono "bloccati" all'interno della negatività (o della positività), e fanno del loro creare un qualcosa che come fine abbia la negatività/positività stessa. Quindi in altri termini, nel primo caso l'artista si "serve" dell'emozione per trascenderla, nel secondo caso il fine diventa l'emozione in sé.
Coloro che entreranno in risonanza saranno allo stesso livello, più profondo nel primo caso, più superficiale nel secondo.
La curiosità verso la conoscenza di sé, porta l'uomo a dirigersi spesso in lidi meno "positivi", come ad esempio un certo "strano" interesse verso il genere horror.
Cosa spinge l'uomo ad essere attratto verso la paura, un'emozione definita negativa? Perché identificarsi con essa? Se prendiamo ad esempio il film pornografico, l'attivazione dei neuroni - specchio stimolano l'eccitazione.
Fin quì ok si potrebbe dire, ma allora perché una persona che fugge dal dolore è comunque attratta da esso?
Analizziamo la paura, non come concetto ma come precisa sensazione fisica. Dunque non come disagio/preoccupazione legato al tempo (la paura di non trovare lavoro, di non essere accettato, di essere abbandonato, ecc.), ma come istinto di sopravvivenza nell'istante, ovvero quella che considero la vera paura. Il resto è solo un concetto, solo paura della paura che attiva comunque risposte fisiologiche simili se non identiche, ma che non è legata ad un reale pericolo, come nel caso di una fobia.
Essa attrae, altrimenti non si spiegherebbe come mai la gente si butta nei sport estremi, nelle arti marziali o nell'alta velocità. La paura come sensazione permette alla mente di fermarsi, essendo la sua natura un chiacchierio senza fine, quantomeno la paura permette ad essa di focalizzarsi nel momento presente. Chi non riesce a trovare un "centro meditativo" nella sua vita (per approfondimenti leggere gli altri miei post), sente il bisogno di fermare quel maledetto chiacchiericcio attraverso qualche via di fuga.
Questa tensione fa sentire vivi, svegli, in allerta. Nella società condizionante in cui viviamo l'essere umano sembra cercare nuovamente il bisogno di risvegliare questo stato di attivazione.
Il fattore determinante è il seguente: poiché nella mente si crea lo scenario dell'irreale (è solo un film) questo è sufficiente per creare quel distacco per "godersi" la paura in tutta tranquillità, tanto prima o poi il film finirà. Quindi è come un prendere in giro la paura stessa, come un voler superare la paura della morte ... un sottolineare il fatto che ci si sente sicuri, comodi, seduti su una sedia. Ecco spiegato il rapporto paura/divertimento.
Azzarderei dicendo che chi ama/dipende dai film horror ha paura di morire, e attraverso essi si prende gioco di questa sua paura e cerca di dimenticarsene.
Potrei ancora azzardare dicendo che chi si sente spinto dalla necessità di sperimentare la paura, solitamente cerca di sfuggire dalla noia, condizionato dal fatto che non riesce a star bene con se stesso se non prova sensazioni forti. La noia sembra divorarselo, e vorrebbe esorcizzare questa paura di "morire" beffandosi della paura stessa.
E' un po' come il credere di essere innamorati, scambiando l'amore per un'emozione. Essa inevitabilmente finirà, e si crederà di non amare più quella persona cercando sensazioni forti con un'altra. Le persone cambiano, il problema rimane.
HORROR O SPLATTER?
Vorrei fare innanzi tutto una differenza tra il genere horror e lo splatter, spesso confusi tra loro.
Trasmettere paura, come far ridere, non è cosa da poco. Oggi sono pochi i film che riescono veramente a spaventare, favorendo effetti speciali, sequel e prequel infiniti, remake in chiave moderna o 3D di film di successo ... insomma i "trucchi" per nascondere la carenza di idee sono tanti, e vista la superficialità del pubblico, hanno ovviamente sempre un grande riscontro.
Horror può essere qualcosa che non mostri una goccia di sangue, eppure mantiene in suspance per tutta la sua durata. La violenza fisica "grezza" associata al genere horror, crea ormai grande confusione e banalizza qualcosa di veramente artistico come la capacità di trasmettere paura.
L'attrazione verso lo splatter, è ben diversa dall'attrazione verso l'horror. Un adolescente di solito si sente attratto verso lo splatter, e i motivi sono semplici.
Egli è in guerra con il mondo e con se stesso, i cambiamenti fisici da un lato lo spaventano ma dall'altro lo eccitano. Questa tempesta ormonale collegata con una fortissima energia sessuale, lo spinge verso lidi estremi.
Lui stesso si sente un "mostro", un diverso, un disadattato ... quindi rivede nei "cattivi" se stesso, e prova un sottile piacere nelle immagini di violenza e squartamenti vari. Il vampiro ad esempio è il simbolo della sessualità nella sua espressione più violenta.
Direi che non c'è niente che non va, a meno tutto questo non diventa un'esigenza perpetuata nel tempo. La repressione sessuale, la ribellione e i cambiamenti fisici, sfociano in questo tipo di comportamenti e gusti.
Un prolungamento del piacere sperimentato attraverso lo splatter, tuttavia, rivelerebbe una violenza interiore che cerca sfogo in qualche modo.
Divertirsi guardando sbudellamenti e squartamenti, non riesco a vederlo come un comportamento sano, soprattutto superata una certa età e seguiti con una certa insistenza. A mio avviso rivelerebbe una repressione sessuale, una rabbia interna inconscia, e un'enorme paura della morte che cerca di essere esorcizzata godendo letteralmente nel vedere il dolore altrui.
Non mi stupirei che si tratta di quella tipologia di soggetto che ride alla vista di qualcuno che inciampa e si fa male per davvero, oppure che si diverte a visionare video di incidenti, provando sempre grande ilarità. Nel sesso questa tipologia di soggetto non trova soddisfazione, poiché cercando di essere "violentato" un po' da tutti, non riesce a godere di un rapporto che oltre ad esso abbia anche un vero sentimento di amore. Anzi direi che attraverso il sesso fugge dell'amore, così come attraverso la violenza nascosta fugge dall'amore verso se stesso.
Ricordo che sesso e violenza sono strettamente collegati ... ad un certo livello.
PAURA E' ARTE, NON VIOLENZA
Essa può essere generata in due modi:
1) il primo è attraverso il sobbalzare (istinto), creando una suspance visiva/musicale, in cui lo spettatore si identifica con il personaggio che attraversa ad esempio il corridoio buio per poi saltare per aria al colpo di scena. Classica è anche la scena della tizia sotto la doccia, in cui ormai anche il mio cane sa che le accadrà qualcosa di poco piacevole.
2) il secondo è attraverso la paura psicologica, generata cioè dall'attesa nel tempo di qualcosa che potrebbe accadere. Un umore di sottofondo, un disagio costante, ed è questa l'altra carta che il film dovrebbe ben giocarsi. Più, ad esempio, il film horror è legato a qualcosa che viene interpretata dalla mente come "possibile", più ci si allontana dal fantasy-splatter adolescenziale, e maggiormente ci si avvicina al concreto. L'idea di Paranormal Activity ad esempio non è male, calando lo spettatore all'interno di una prospettiva realistica, ma la realizzazione lascia molto a desiderare.
Gusti.
La prevedibilità dei registi mi fa un po' sorridere, considerando che esistono tecniche veramente valide per creare questo tipo di reazione (risposta istintiva), senza bisogno di servirsi della convenzionale suspance prima dello scatto di paura.
Ciò che fa realmente spaventa, così come ciò che fa ridere, è generato soprattutto dal prendere in giro la mente. L'imprevedibilità terrorizza o fa scoppiare da ridere, perché il pensiero si ferma rompendo i suoi schemi condizionanti.
Per farla breve, se all'interno di un film presento una scena di tranquillità in cui la moglie abbraccia il marito con una musica rassicurante di sottofondo, e improvvisamente cambio la voce alla donna, pur seguendo la stessa linea di apparente tranquillità, questa interferenza crea un disturbo alla mente. Non se lo aspettava!
Un artista che riesce a disturbare la mente, che crea immagini e sensazioni anche apparentemente slegate tra di loro, riesce a superare i confini del prevedibile, lasciando un reale segno nello spettatore.
La mente segue delle linee chiare di cause-effetto, essa è fondata sul suo concetto di senso, sulla logica. Per cui se la musica cambia in negativo, sicuramente qualcosa di brutto sta per accadere. Il regista "grezzo" si serve di questo stratagemma per far identificare lo spettatore, ma se egli è "sveglio" riesce a non identificarsi e trova banale e prevedibile questa tecnica ormai abusata.
Un orsacchiotto sorridente è grazioso. Un mostro cattivo è brutto. E se io fondessi un orsacchiotto con un mostro brutto e cattivo?(volendo banalizzare) Creerei un'interferenza, un disturbo. I campi di applicazione sono infiniti, e non necessariamente basati sulla violenza fisica.
Immaginate una scena in cui, sempre in un momento di tranquillità, due amici conversano in macchina e uno dei due inizia ad urlare frasi senza senso. Ovviamente il tutto legato ad una trama, ad un senso, ma giocando sempre con queste sensazioni contrastanti.
TRASCENDERE LA PAURA
E' possibile godere pienamente di qualcosa solo dopo averla superata, altrimenti se ne diventa schiavi senza neanche rendersene conto.
Una persona che ha riconosciuto e accettato tutte le sue parti, comprese quelle che vorrebbe non vedere, può cambiare forma perché non ha più una forma definitiva.
Guardare un film horror a quel punto diventa un modo come un'altro per passare il tempo, e se ricco di una buona trama e di una certa abilità della regia, può veramente risultare un buon film (un esempio sono buona parte delle storie di Stephen King, che riesce a mescolare horror psicologico a trame veramente coinvolgenti.)
Piacevole non è solo qualcosa di positivo, perché rifiutare altre sensazioni significa, spesso, non voler vedere parti di sé che non piacciono.
Questo accade per esempio nel pregiudizio musicale, e a questo proposito vi rimando al mio post sulla musica oggettiva.
A volte la paura dei film horror potrebbe essere collegata alla paura di riconoscere che, in fondo, vive in noi una parte violenta e incontrollabile, animale, che non vogliamo vedere.
Non sempre è così, perché se il film in questione è superficiale, cioè basato su una violenza fine a se stessa (come Saw) il disturbo generato dalla sua visione è, a mio avviso, giustificatissimo.
In altri casi, riconoscere "l'oscuro" (inteso come il non conosciuto) come parte di se e accettarlo, significa trascendere la paura, e poter inglobare tutte le emozioni che si fondono in'unica essenza.
Questo è l'artista oggettivo, cioè colui che ha inglobato tutto, e si serve della forma per trasmettere un contenuto oltre essa.
Egli è centrato, nel senso che pur trasmettendo sensazioni negative, sperimenta uno stato di neutralità. La comunicazione passa solo quando il fruitore è al suo stesso "livello".