"C'è qualche cosa che posso fare per velocizzare il processo di liberazione?"
"Non solo non puoi fare nulla, ma nemmeno vuoi. Nessuno lo vuole, sarebbe troppo pericoloso."
"Nemmeno chi decide di lavorare su di sé?"
"Il vero lavoro su di te non lo fai tu, lo fanno gli eventi. Nessuno può e vuole fare un lavoro su di sé, perché nessuno vuole suicidarsi psicologicamente. Ti mantieni disponibile, perfino alla paura di non poter far nulla. Saranno gli eventi a chiarificare la tua direzione, al momento giusto sarai messo alla prova. Se l'intento è onesto e non esclusivo, tutto ciò che accadrà sarà sempre accolto anche se, magari inizialmente, questo porterà dolore, sofferenza, dubbio, paura, smarrimento, resistenza. Se, per esempio, ti trovi in una situazione di lavoro o sentimentale che non desideri più, ma hai paura di abbandonare perché ti da sicurezza economica o affettiva, ci penserà la vita a permettere questo. Arriverai ad un punto in cui quella sofferenza sarà insostenibile, e sarai costretto a cambiare. Il tentativo di farlo volontariamente equivale a voler anticipare i tempi, perché non c'è sufficientemente fiducia. Quest'ultima la si acquisisce vedendo che ogni cosa che accade, se vista con l'ottica giusta, ti porta pian piano a chiarificare sempre di più e pulirti di quelle zavorre."
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venerdì 25 novembre 2016
DIALOGHI: Permettere
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sabato 19 novembre 2016
DIALOGHI: Società del fare
"Nella società del FARE chi si ferma è perduto ..
"Chi dorme non piglia pesci", "il tempo passa e non ritorna più"...
Mentre la natura ci insegna che ogni cosa matura da sé e al momento giusto senza forzature, l'essere umano quasi esclusivamente occidentale si sente pressato da una vita non sufficientemente soddisfacente nel suo essere fine a se stessa. Ed ecco che se non FAI sei un nullafacente.
"Chi dorme non piglia pesci", "il tempo passa e non ritorna più"...
Mentre la natura ci insegna che ogni cosa matura da sé e al momento giusto senza forzature, l'essere umano quasi esclusivamente occidentale si sente pressato da una vita non sufficientemente soddisfacente nel suo essere fine a se stessa. Ed ecco che se non FAI sei un nullafacente.
Se nel tuo lavoro fai ciò che va fatto al meglio, poco ma bene, non lavori abbastanza.
Se non annuisci mentre qualcuno sta parlando e non dai un'opinione immediata, non stai ascoltando.
Se non ti fai sentire, sei disinteressato.
Se non urli, nessuno ti sente.
Se non combatti e competi, sei un perdente.
Se non credi a qualcosa, sei "non classificabile".
Se non bevi il cibo, sei lento.
Se non ti informi dei fatti del mondo, sei "fuori dalla realtà" ..
Se sei silenzioso e solitario, sei asociale.
Se sei triste, dovresti essere felice.
Se non ridi, sei depresso e dovresti ridere di più.
Se non pensi a niente, sei strano ..
Se non annuisci mentre qualcuno sta parlando e non dai un'opinione immediata, non stai ascoltando.
Se non ti fai sentire, sei disinteressato.
Se non urli, nessuno ti sente.
Se non combatti e competi, sei un perdente.
Se non credi a qualcosa, sei "non classificabile".
Se non bevi il cibo, sei lento.
Se non ti informi dei fatti del mondo, sei "fuori dalla realtà" ..
Se sei silenzioso e solitario, sei asociale.
Se sei triste, dovresti essere felice.
Se non ridi, sei depresso e dovresti ridere di più.
Se non pensi a niente, sei strano ..
C'è sempre qualcosa da FARE per cambiare le cose..
Tutte le patologie legate a quel senso di Dover Essere, Dover Arrivare, Dover Afferrare, Dover Opinare, ecc. sono legate a quella paura del vuoto, del silenzio, del nulla, inevitabilmente presente nella vita di ognuno.
Tutte le patologie legate a quel senso di Dover Essere, Dover Arrivare, Dover Afferrare, Dover Opinare, ecc. sono legate a quella paura del vuoto, del silenzio, del nulla, inevitabilmente presente nella vita di ognuno.
Fai, fai, non importa se non c'è tutta la tua anima, se non c'è convinzione, se non c'è cuore, basta che fai, basta che arrivi, basta che produci, basta che concludi.
E' una cultura profondamente malata già dalle sue radici, che uccide letteralmente la cosa più preziosa che abbiamo, e cioè il silenzio, la creatività, l'arte, l'attesa, il sogno, la fantasia, il respiro"
E' una cultura profondamente malata già dalle sue radici, che uccide letteralmente la cosa più preziosa che abbiamo, e cioè il silenzio, la creatività, l'arte, l'attesa, il sogno, la fantasia, il respiro"
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giovedì 20 ottobre 2016
DIALOGHI: Meditazione e agitazione
"Quando sono agitato medito ..."
L'agitazione è la tua meditazione, se scavalchi l'agitazione con la meditazione, chiamala fuga. Meditare non si fa, non è un'attività. Si rispetta il momento, l'emozione con cui ti trovi. Se piove, piove. Non puoi stabilire quando la pioggia finirà. Assaporala, non perdere l'occasione. Se non sei tranquillo, perché cerchi di esserlo? L'agitazione indica che hai qualcosa da controllare, come un'intenzione, un progetto. Se sei nell'aspettativa, sei agitato. Nel presente non puoi essere agitato.
Cosa causa l'agitazione se non una forma di megalomania? di pretesa?
"Perché di pretesa?"
Nel momento è impossibile sapere in futuro cosa è meglio per me e per chi mi sta intorno. L'agitazione è causata da questo, dall'idea di poter sapere in anticipo cosa accadrà, cosa fare, cosa non fare. In realtà l'agitazione non ti agita, mentre il tentativo di non essere agitato ti rende agitato. Dunque farai delle pratiche, andrai da certi maestri, leggerai alcuni libri, e sarai sempre più agitato.
L'agitazione è la tua meditazione, se scavalchi l'agitazione con la meditazione, chiamala fuga. Meditare non si fa, non è un'attività. Si rispetta il momento, l'emozione con cui ti trovi. Se piove, piove. Non puoi stabilire quando la pioggia finirà. Assaporala, non perdere l'occasione. Se non sei tranquillo, perché cerchi di esserlo? L'agitazione indica che hai qualcosa da controllare, come un'intenzione, un progetto. Se sei nell'aspettativa, sei agitato. Nel presente non puoi essere agitato.
Cosa causa l'agitazione se non una forma di megalomania? di pretesa?
"Perché di pretesa?"
Nel momento è impossibile sapere in futuro cosa è meglio per me e per chi mi sta intorno. L'agitazione è causata da questo, dall'idea di poter sapere in anticipo cosa accadrà, cosa fare, cosa non fare. In realtà l'agitazione non ti agita, mentre il tentativo di non essere agitato ti rende agitato. Dunque farai delle pratiche, andrai da certi maestri, leggerai alcuni libri, e sarai sempre più agitato.
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martedì 6 settembre 2016
DIALOGHI: Essere felici è pericoloso
“Perché si ha paura di essere felici? Mi sembra un
controsenso..”
"Essere felici è pericoloso, perché presuppone un sacrificio.
Esiste una parte di noi che si è abituata ad una infelicità cronica, ma poiché è il conosciuto, il noto, allora si potrebbe anche scambiare per una sorta di soddisfacente accomodamento.
La felicità, quella vera, non può arrivare se non attraverso il sacrificio di quelle strutture note, dunque ti porta via tutto ciò che hai sempre avuto e tutto ciò che sei sempre stato. Distrugge le tue certezze e i tuoi appigli.
Esiste una parte di noi che si è abituata ad una infelicità cronica, ma poiché è il conosciuto, il noto, allora si potrebbe anche scambiare per una sorta di soddisfacente accomodamento.
La felicità, quella vera, non può arrivare se non attraverso il sacrificio di quelle strutture note, dunque ti porta via tutto ciò che hai sempre avuto e tutto ciò che sei sempre stato. Distrugge le tue certezze e i tuoi appigli.
Se sei infelice, esisti.
Se sei felice, non esisti. L’infelicità ti rende speciale. La felicità non ha
niente di speciale. La felicità è naturalezza, spontaneità, e questo non ha
niente di particolare.
L’infelicità, invece, ti rende capace di attrarre l’attenzione degli altri: ti cercano, si prendono cura di te, ti amano, ti rispettano, perché nessuno vuole ferire una persona infelice. Se vuoi essere famoso su facebook è sufficiente che, quotidianamente, racconti dei tuoi problemi. Riceverai molte attenzioni. L’infelicità è un grande investimento, mentre chi è realmente felice non piace a nessuno, perché è un’offesa all’ego altrui. Dunque l’infelicità è qualcosa di noto, di sicuro, ti permette di attrarre l’attenzione e di rimanere all’interno di quelle strutture ripetitive a cui ti sei affezionato, e inoltre ti fa sentire parte della collettività. In qualche modo quando racconti della tua felicità agli altri, questi cercheranno di incasellarla perché è pericoloso anche per loro. Il pensiero cerca di impadronirsi di quella felicità e renderla nota, diversamente sarebbe troppo rischioso. Quando si è felici ci si sente in colpa, non ci si permette questo lusso, e dunque si tenta di zippare tutto all’interno della propria cartella “conosciuto”.
L’infelicità, invece, ti rende capace di attrarre l’attenzione degli altri: ti cercano, si prendono cura di te, ti amano, ti rispettano, perché nessuno vuole ferire una persona infelice. Se vuoi essere famoso su facebook è sufficiente che, quotidianamente, racconti dei tuoi problemi. Riceverai molte attenzioni. L’infelicità è un grande investimento, mentre chi è realmente felice non piace a nessuno, perché è un’offesa all’ego altrui. Dunque l’infelicità è qualcosa di noto, di sicuro, ti permette di attrarre l’attenzione e di rimanere all’interno di quelle strutture ripetitive a cui ti sei affezionato, e inoltre ti fa sentire parte della collettività. In qualche modo quando racconti della tua felicità agli altri, questi cercheranno di incasellarla perché è pericoloso anche per loro. Il pensiero cerca di impadronirsi di quella felicità e renderla nota, diversamente sarebbe troppo rischioso. Quando si è felici ci si sente in colpa, non ci si permette questo lusso, e dunque si tenta di zippare tutto all’interno della propria cartella “conosciuto”.
“Pericoloso per cosa?”
Per la storia personale,
per l’attaccamento ai propri problemi, per l’obiettivo fisso che abbiamo in
mente, per le nostre sofferenze. Se sei felice di cosa parli, cosa racconti
agli altri? La vera felicità è senza una ragione, quindi cosa dirai?
L’infelicità ci permette di continuare a parlare a noi stessi e agli altri, ad esistere,
mentre con la felicità non fai più parte del mondo e del tempo che la mente umana
ha creato. Quando sei felice il tempo scompare.
“Dunque non si dovrebbe aiutare la gente infelice?”
Questo è un altro discorso, puoi aiutare solo se sei felice, altrimenti hai bisogno di loro per confermare la tua infelicità. Non vi state aiutando, vi state consolando, è completamente diverso. Puoi fare uscire di prigione qualcuno soltanto se ne sei fuori. Si cerca di aiutare qualcuno quando si è infelici, perché in questo modo sposti il focus su qualcun altro mentendo a te stesso. Chi è felice è di aiuto perché il suo stesso essere è ascolto, e quando ascolti senza pretendere che le cose siano diverse, in automatico aiuti senza intenzione tutto ciò che ti circonda . Puoi aiutare chi vuoi, ma senza dargli l’impressione che l’infelicità sia qualcosa di meritorio."
“Dunque non si dovrebbe aiutare la gente infelice?”
Questo è un altro discorso, puoi aiutare solo se sei felice, altrimenti hai bisogno di loro per confermare la tua infelicità. Non vi state aiutando, vi state consolando, è completamente diverso. Puoi fare uscire di prigione qualcuno soltanto se ne sei fuori. Si cerca di aiutare qualcuno quando si è infelici, perché in questo modo sposti il focus su qualcun altro mentendo a te stesso. Chi è felice è di aiuto perché il suo stesso essere è ascolto, e quando ascolti senza pretendere che le cose siano diverse, in automatico aiuti senza intenzione tutto ciò che ti circonda . Puoi aiutare chi vuoi, ma senza dargli l’impressione che l’infelicità sia qualcosa di meritorio."
sabato 27 febbraio 2016
DIALOGHI: Coincidenze?
D "Le cose accadono per un motivo"?
"Le cose accadono e basta. Se tu vuoi dargli un motivo, va bene."
D "Alcune coincidenze sono strane. Ciò che deve accadere accade.
"Nessuno è nella posizione per poter affermare nulla del genere. Ogni cosa è mistero. Un cucchiaio è mistero. Un evento è mistero. Uno specchio è mistero. Noi, per una questione di sicurezza, vogliamo dare un senso a tutto. Ce la facciamo a lasciare le cose semplicemente per come sono? Ce la facciamo a smettere di pretendere di capire e sapere sempre tutto? Destino? Caso? Sfiga? Attrazione? Chi può dirlo? Se vogliamo fare gli spirituali, dobbiamo essere pronti a perdere le certezze non ad acquisirne delle altre. Succede un evento lieto e diciamo che è un dono del cielo, un miracolo. Accade qualcosa di spiacevole, ed è il male, il Diavolo, o la sfiga, o era scritto. Diamo significati come ci conviene a noi. Il nostro Dio è onnipotente fino ad un certo punto ... ogni tanto si distrae .. "
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