Diversamente siamo bravi, generosi, pacifici, finché la situazione lo permette."
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sabato 3 dicembre 2016
DIALOGHI: Follia nascosta
Diversamente siamo bravi, generosi, pacifici, finché la situazione lo permette."
martedì 25 ottobre 2016
DIALOGHI: Pretendere di aver paura
Rimuovere o risolvere la situazione mi darà un sollievo temporaneo, ma prima o poi la paura originale sarà trasposta in qualche altra cosa."
D "E come rimuovo la paura originale?"
"Smettendo di pretendere di aver paura del cane, della mamma e della guerra. Quando mi rendo disponibile a non voler risolvere la paura della situazione, rimango solo senza giustificazioni. Smettendo di immaginare di aver paura di qualcosa in particolare, smetto anche di volerla risolvere, e faccio fronte a ciò che si presenta senza commenti. In quell'apertura posso finalmente agire precisamente senza affettività."
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martedì 11 ottobre 2016
DIALOGHI: Paura della libertà
"Quello che da esseri umani cerchiamo è la libertà ..."
"Non è vero che vogliamo essere liberi. Abbiamo sempre bisogno di qualcuno che ci dica cosa fare, come farla, cosa pensare, a cosa credere, a chi votare, dove andare. La donna della propria vita, il Dio buono, l'uomo perfetto, il lavoro fisso, l'immortalità, il paradiso perfetto ... solo altre gabbie, solo false sicurezze.
Siamo terrorizzati dall'idea di non essere pensati, considerati, amati, abbiamo bisogno di incatenare emotivamente qualcuno.
Come bambini, alla ricerca di conferme, ideologie, concetti fissi, soluzioni definitive e logiche.
La vita non ha libretti di istruzione, e per quanto ci si prepara alla fine lo schiaffo inatteso arriva per tutti. .
Senza direzione dovrebbe nascere creatività, gioco, entusiasmo, e invece nasce paura. Un'evento negativo, una pausa forzata, dovrebbe indurre a riflessione, a introspezione, a ricostruzione, a rinascita, a riorchestrazione ... e invece piangiamo come bambini che hanno perso il loro giocattolo.
Dovrebbe essere il noto, il conosciuto, l'abitudinario a spaventarci, e invece parliamo di cambiamento e libertà quando invece vogliamo solo una nuova gabbia.
Non vogliamo essere liberi.
Libertà non è scegliere dentro quale gabbia entrare."
Come bambini, alla ricerca di conferme, ideologie, concetti fissi, soluzioni definitive e logiche.
La vita non ha libretti di istruzione, e per quanto ci si prepara alla fine lo schiaffo inatteso arriva per tutti. .
Senza direzione dovrebbe nascere creatività, gioco, entusiasmo, e invece nasce paura. Un'evento negativo, una pausa forzata, dovrebbe indurre a riflessione, a introspezione, a ricostruzione, a rinascita, a riorchestrazione ... e invece piangiamo come bambini che hanno perso il loro giocattolo.
Dovrebbe essere il noto, il conosciuto, l'abitudinario a spaventarci, e invece parliamo di cambiamento e libertà quando invece vogliamo solo una nuova gabbia.
Non vogliamo essere liberi.
Libertà non è scegliere dentro quale gabbia entrare."
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domenica 17 luglio 2016
DIALOGHI: Ciò che è giusto non è sempre ciò che si sente
D "Negli ambiti della ricerca spirituale si insiste molto sul seguire ciò che si sente. Non credo sia una cosa possibile, poiché la nostra condizione spesso non ci permette di fare tutto ciò che vorremmo. Che ne pensi"?
R "Prima di capire ciò che si sente bisogna fare molta pulizia, e la pulizia viene solo con l'ascolto e con la pazienza. Non ci sono tecniche particolari, nemmeno la meditazione, nemmeno i sogni. Ci vuole tempo, a volte, affinché si affini questo sentire, e il tempo senza la fiducia non è nulla. Il termine che viene usato, spesso, è quello di consapevolezza, che non è altro che un certo grado di attenzione. Se impari a darti ascolto con una certa attenzione, pian piano emerge ciò che senti. Ma ciò che senti è solo un inizio. Con la maturazione imparerai a sentire ciò che fai, perché nella vita non si sceglie, ma si è scelti. Questo però è uno step successivo, ed è inutile forse parlarne adesso."
D "E se ciò che si sente non è corretto?"
R "Corretto o meno non esiste. Esiste ciò che ti da questo momento, ed è sempre corretto. Si impara a saper distinguere ciò che si sente da ciò che è giusto. Ciò che si vorrebbe non è sempre la cosa giusta, perché spesso è un modo per scavalcare un disagio funzionale alla crescita."
D "Un esempio?"
R "Per capirci prendo un esempio estremo. Un tuo caro sta soffrendo a morte e non ha via di scampo, ti chiede di ucciderlo. Cosa fai? O magari senza scomodare situazioni cinematografiche, sai che un percorso è giunto alla conclusione, vorresti continuarlo per sentirti meglio ma sai che è giusto cambiare, cosa fai? Quindi bisogna imparare a distinguere ciò che si sente da ciò che è giusto. Ciò che è giusto è ciò che va fatto, ciò che si sente è ciò che si vorrebbe, e come dici tu non è sempre possibile realizzarlo."
D "Perché mi rattrista sentire questo?"
R "Perché senti che è la verità, e senti che non puoi rinunciarci. Questa sofferenza non uccide solo grazie alla fiducia. Senza fiducia, senza quella che viene chiamata fede, ma alla vita nella sua totalità e non ad un Dio proiezione delle proprie paure, la tristezza potrebbe portarti ad un lento suicidio."
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sabato 30 aprile 2016
DIALOGHI: Amore e contraddizioni
"Ti innamori di chi ti fa sentire meno solo, ti chi esalta i tuoi lati migliori, di chi ti tiene in considerazione. Hai bisogno di sentirti al centro nella mente e nel cuore di qualcuno. Desideri sapere se ti pensa, se sei la prima persona che gli viene in mente ogni mattina. C'è un lato romantico in tutto questo, ma anche, e soprattutto, disfunzionale, malato, perverso. E' una forma di fissazione e di masochismo psicologico. Cerchi in questo modo di mostrarti più bello/a, più intelligente, più forte, e poi ti affatichi a mantenere solida quell'immagine. Molto presto inizieranno i giochi di potere che ben conosciamo, e che facciamo sempre finta che siano normali."
- "Perché non ci si rende conto di questo stato disfunzionale"?
"E' un problema di origine culturale. La frase "ti amo", ad esempio, non si dice in tutte le parti del mondo, e non significa la stessa cosa. La mente viene condizionata fin da subito a trovare il completamento nell'altro, con tutti i contro del caso. L'altro diventa l'immagine su cui scaricare eventualmente tutte le proprie mancanze. Poiché è insopportabile la presenza di sé stessi, si cerca qualcuno un po' ingenuo su cui appoggiarsi per poter diminuire quel disagio, e costringerti a non guardarti mai dentro. E' sempre dell'altro la colpa o la responsabilità di renderci felici. La parola amore è troppo abusata, troppo ricorrente, un po' come quella di rispetto e di fiducia. Sono armi che l'ego usa per farsi strada, e sono armi accettate da tutti coloro che portano una maschera. Poiché la maggioranza porta la maschera, chi è senza diventa il problema. In un ospedale vedi così tanta gente che sta male che prima o poi, se lo frequenti a lungo, non ci farai nemmeno più caso."
- "Ma l'amore di per sé, può avere un significato più profondo?"
"Si, ma l'uso di questa parola non è necessario. Nel percorso interiore, una delle pratiche più difficili ed interessanti, potrebbe essere quella di eliminare dal proprio vocabolario parole come "amore, rispetto, gelosia, fiducia, fede, ...." Vedrai come, senza questi scudi, l'ego si sentirà in difficoltà. Senza queste giustificazioni facili e alla portata di mano, sentirai che dovrai rivedere le stesse basi su cui l'io si nutre."
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lunedì 7 settembre 2015
Muori e rinasci all'esperienza
Nessuna esperienza ti cambia veramente. L'esperienza di un "io" è solo un'aggiunta, un altro oggetto sommato nel tempo che passa. L'esperienza preziosa è quella che non lascia il bisogno di essere ribadita e compiaciuta in quanto accumulo. Quando ci si ritrova in una situazione nuova e con la capacità spontanea di utilizzare al meglio le proprie risorse, allora questo è l'unico modo produttivo in cui le esperienze precedenti danno il loro contributo. Non c'è bisogno di intenzionalità in questo, avviene da sé, accompagnato dalla situazione che si affaccia. Nessuna esperienza è reale, così come l'io che la fa. L'io che lascia andare l'esperienza, con il suo sapore malinconico, e l'io che muore. L'emozione che ne scaturisce deve inglobare questa falsa identità. Finché il senso di identità che esperisce è presente, l'emozione non sarà mai totale.
Una volta esaurita l'esperienza, non lascia nessun residuo, se non nella memoria. Non si tratta nemmeno di lasciarla andare, va via così com'è arrivata. Che bisogno c'è di incorniciarla? Che bisogno c'è di farsi belli ed esperti? L'io dell'esperienza è morto con l'esperienza, affondato nel ricordo, piacevole o meno. Ogni "io" nasce e muore, non c'è nessuna continuità se non nella memoria. Le capacità apprese rimangono nella memoria corporale, così come il ricordo carico o no di emotività. Chi vive nel passato non fa che confrontare le esperienze, e in realtà non permette a nessuna di queste di essere nuova.

Quando non rimane nient'altro che l'immediato senza filtro psicologico, allora si può dire di aver vissuto realmente quell'esperienza. L'io e l'esperienza sono un tutt'uno, appaiono e scompaiono insieme. Il ricordo di un evento passato rievoca non solo il ricordo, ma anche il "me stesso" all'interno del ricordo. Non c'è solo un quadro con un paesaggio, ma c'è anche il "me stesso" all'interno di quel paesaggio. Se ricordate un evento, ecco affacciarsi anche il ricordo del vostro corpo in quella scenografia. Ed ecco la vita che consiste in fotogramma dopo l'altro, dove l'ambiente circostante non è separato da chi la esperisce. Un unico blocco di realtà, un unico ricordo. Ecco che, di conseguenza, chi si fa carico delle sue esperienze non ha realmente vissuto nessuna di queste. La paura di non essere nessuno nasce dall'intuizione della verità, e cioè che non c'è nessuno dietro quelle maschere.
Si continua semplicemente a ribadire il proprio "se stesso", distorcendo la bellezza del nuovo per renderla nota e comprensibile. Ogni situazione che si presenta è completamente nuova, anche se apparentemente simile, ma per paura l'io la rende nota. Questa è la cosiddetta esperienza dell'uomo anziano, vissuto, ma che in realtà di "tanti" ha solo gli anni. Ed ecco che la vecchiaia diventa una grande opportunità di liberarsi da tutte le esperienze per vivere una morte senza il peso dell'accumulo a causa di un "io" inesistente, l'ultima occasione di liberarsi dalla morsa del pensiero che cerca continuità.
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