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lunedì 13 marzo 2017

DIALOGHI: Desidera ciò che hai

"Alleniamoci ad immaginare che potremmo perdere tutto da un momento all'altro.
È un gioco di immaginazione tanto quanto il desiderare, la differenza è che smettiamo di mettere energia in ciò che ci manca. Va fatto seriamente, sentendo davvero l'emozione legata alla perdita.
Nostro figlio che non si comporta come dovrebbe, potrebbe non tornare a casa.
Mio padre che non mi approva, potrebbe finire in ospedale. 
Le gambe con cui dimentico di camminare ogni giorno potrebbero fratturarsi.
Il mio cane che mi chiede di uscire e io rimando perché non trovo mai tempo, potrebbe ammalarsi.
Smetto di inseguire un futuro che non c'è e familiarizzo con la bellezza che è sempre disponibile . Imparo ad amare, lascio andare le mie ideologie, rancori, proiezioni, perché sono semplicemente ingombranti. In questo non sapere, in questo sognare un futuro, inizio pian piano a svegliarmi e ribalto le mie priorità. Improvvisamente tutti i miei dubbi e vermi mentali scompaiono. Resta l'amore, quello che non conosce il chiedere."



sabato 3 dicembre 2016

DIALOGHI: Follia nascosta


"La tensione è solo ben nascosta. Basta toccare una persona per farla mettere sulla difensiva o farla piangere. In circostanze abituali, quando tutto va bene, questa follia rimane nascosta. Solo in situazioni realmente difficili ed impreviste si vede il vero volto di qualcuno. E' semplice prendersi per spirituali ed iniziati finché la situazione lo consente. Poi si perde il lavoro, mia moglie mi lascia, muore il mio cane, e dico "no" alla vita. Posso soffrire, soffrirò sicuramente, ma contemporaneamente ringrazio la vita. Ringrazio per avermi donato questo ricordo, questi momenti, queste gioie e questi dolori.
Diversamente siamo bravi, generosi, pacifici, finché la situazione lo permette."

sabato 19 novembre 2016

DIALOGHI: Aggressività

"Spesso mi vedo aggressivo con gli altri. Ho difficoltà a trattenere certi comportamenti, e mi rendo conto che proprio non riesco ad evitarlo. Hai qualche consiglio?"

"Cambiare il comportamento è solo una questione di immagine. Si cerca di non essere aggressivi con la moglie, ma lo si è con il cane o con l'autista del bus. Si scopre semplicemente che è più facile prendersela con il cane o con l'autista del bus, o magari con il politico che nemmeno può sentirti, piuttosto che con la propria moglie. Sarebbe poco conveniente per il tuo matrimonio.
Non puoi togliere l'emozione che crea aggressività, puoi solo spostarla.
Non ci sono nemmeno motivazioni profonde e nascoste da comprendere. Si diventa disponibili a sentire la propria aggressività non nelle ragioni, ma nei pugni che si stringono, nelle mascelle e al centro tra le sopracciglia. Si guarda la propria aggressività senza giudizio morale, come una rappresentazione teatrale. Ad un certo punto la tua aggressività non ti aggredisce. E' possibile che questa aggressività si riduca gradualmente se sentita nel corpo senza storie. A quel punto le azioni successive diventano possibili: ti iscrivi in un corso di boxe, o magari lasci la moglie. Ma se lasci la moglie credendo che sia lei a causare la tua aggressività, allora lo sarai anche con la prossima. Ti sentirai aggredito perfino da un sorriso. Il cambiamento è possibile solo se c'è chiarezza, altrimenti si cambia solo vestito. Il temperamento di base magari rimane, ma il senso di un'identità che debba cambiare qualcosa si elimina, e si rispetta ciò che risuona."




sabato 12 novembre 2016

DIALOGHI: Chi crea?



"Creare la propria realtà è possibile. Quando manifesto un pensiero con una certa energia, poi di solito si avvera ..."

"Ciò che si avvera non è il tuo pensiero, ma il presentimento. Quello che chiami "tuo" pensiero, nasce in risposta ad un presentimento. L'atmosfera cambia, un po' come quando senti a distanza che un'amico si è fatto male, sta per piovere, in quel luogo tornerai, quella persona si rifarà sentire ...
Non c'è merito personale in questo, è un ingenuo errore di valutazione. Senti il cane, magari lo sogni, dopo due settimane un'amica ti presenta un cucciolo che non può tenere. Pensi di averlo creato, ma in realtà hai solo presentito. Nessun potere, quando si vive intensamente il presente il futuro è chiaro, è adesso. Il dualismo tra me, il pensiero creatore e l'oggetto creato, è una visione molto parziale. Un po' come credere che esista una Madonna che fa i miracoli. Il miracolo magari avviene, ma la Madonna è un'immagine. Non c'è separazione tra me e l'oggetto del desiderio, tra me il famoso Dio. Anche prendersi per Dio è un'errore. Per fortuna la vita è più saggia, sa sempre di cosa abbiamo bisogno, e non sempre ciò che ci accade è ciò che vorremmo, per fortuna. Immagina un potere enorme nelle mani di un bambino capriccioso. Solo con il senno di poi realizziamo che ciò che è accaduto era scientificamente inevitabile, ed era l'unico modo che avevamo per maturare. Noi non possiamo sapere cosa è meglio per noi, perché il "me" non può cercare che la sua sicurezza fisica e equilibrio ideologico. Se potessimo davvero creare la realtà, sarebbe un disastro! Per fortuna la realtà è già perfetta com'è, e noi non possiamo essere separati da questa. Inoltre non creiamo niente, è già tutto a disposizione."

"E allora chi crea?"

"Perché cerchi di sentirti meglio mentalmente? Non puoi lasciare tutto com'è? misterioso, aperto, indefinibile? Lo fai per paura di non poter controllare, di non avere potere su questo. E' sufficiente guardare il proprio passato, e osservare che vedi tante immagini. Nessuna causa, nessun effetto. Nessun prima, nessun dopo. Nessun me, nessun lui, nessun mondo. Vedi delle immagini, in quelle immagini rivedi tante "te" all'interno di un contesto. Puoi separare quelle "te" dal contesto? Puoi dire che il tuo pensiero, in un dato momento, sia nato spontaneamente? No. Per il semplice motivo che non c'è distanza tra te, l'evento e il pensiero. E' un tutt'uno, un unico blocco di realtà, un unico quadro che non può essere diverso di un millimetro da com'è. E' perfetto, indiscutibile, inopinabile. Le tue azioni sono scaturite in reazione a qualcos'altro, sempre. E' sperimentalmente osservabile, nulla di romanticamente spirituale."





 

giovedì 10 novembre 2016

DIALOGHI: Controllo




"Si ha paura di ciò che non si può controllare. Finché posso raccontarmi che ho sognato mentre dormivo, la paura è rimandata. Quando dico a me stesso che Dio è buono, che sono una persona per bene, o che merito una punizione, che mi sento in colpa, che sono codardo, rimando sempre il contatto con la paura. Qualsiasi storia posso raccontarmi va bene, anche la più terribile, ma non sia mai che rimango senza un qualcosa che dia un senso alla mia esistenza. Potrei scoprire che non ho controllo su niente, nemmeno sui miei pensieri, su quelli che dico essere i "miei" pensieri. Ho bisogno di poter credere, di poter controllare qualcosa, gestire, trasformare. Il terrore che mi metterebbe di fronte a questo dato di fatto, mi porta a cercare sempre qualcosa a cui credere, qualcosa per cui o contro cui combattere, a cui aggrapparmi, su cui sperare. Poca differenza fa se si tratta di mia moglie, del mio cane, del mio guru, della mia anima, del mio libro, del mio prossimo figlio o l'illuminazione che mi aspetta. Per questo la gente è pronta a fare la guerra o a farsi saltare in aria per difendere un'immagine. Fa meno paura farsi ammazzare piuttosto che rimanere senza un motivo per cui esistere."

"Accettare, dunque, di non avere controllo?"

"Non c'è da accettare, non c'è il tempo né il senso. La situazione non ha bisogno del nostro consenso. Un'anziana si fa investire, si ha uno choc, sentire, ascoltare. Non posso impormi di accettare, perché dovrei accettare? Cosa dovrei accettare, trasformare o trascendere? Le gambe si ammollano, viene voglia di svenire, di vomitare. Ognuno reagisce a modo suo. Ciò che mi tocca psicologicamente non l'ho ancora risolto. Questo non significa rinunciare ad una compassione immediata, totale. Non c'è da scegliere se accettare o meno. Quando vediamo un uomo che sta annegando, il primo richiamo è quello di tuffarsi senza pensare e salvarlo. Non si sa niente di lui, non sappiamo nemmeno nuotare, eppure nel nostro istinto avviene questo richiamo spontaneo. Poi è vero, si fanno le valutazioni, ma quelle sono successive. Ritornando all'esempio di prima, si soffre per la donna anziana. Tuttavia la nostra sofferenza non aiuterà la donna, aggiungerà solo altro dolore. Questa sofferenza prolungata ed inopportuna ci impedirà di occuparci della nostra famiglia, del nostro cane, del nostro lavoro. Ad un certo punto, orgoglio, sofferenza, vanità, non sono altro che perdite di tempo e di energia. Ogni idea su di me, e quindi sulla vita, non è altro che un ingombro alla mia efficacia nell'agire. Ciò che non ci serve, se visto, va via al momento giusto. Ma se siamo vanitosi non c'è da accettarlo, è un fatto. Rimanere con ciò che c'è, e non è qualcosa che si può non fare. Ad un certo punto scopriamo che è inutile fare la guerra all'evidenza."

martedì 27 settembre 2016

DIALOGHI: Un passo alla volta

"Un passo alla volta. 
Non si può fare altro. Chi procede un passo alla volta si gode il percorso, e si ritrova alla meta senza sapere come. La vita, momento per momento, ci suggerisce il passo. La situazione ci suggerisce la mossa da fare. L'intenzione personale blocca l'azione, perché colma di paura di non sapere. Allora le azioni diventano vuote, solo una fuga. Il problema si incontra quando vogliamo conoscere in anticipo, pianificare tutto, proiettare un'immagine di noi troppo in là. "Come ti vedi tra 5 anni?." "Che vuoi fare nella vita?." "Come farai se poi..." sono solo alcuni esempi delle paure tradotte in false sicurezze. Ciò che blocca è il timore di sbagliare. Non si sbaglia mai. Niente può dirci come sarebbero andate le cose se... È sufficiente lasciare che il vuoto manifesti l'azione. È sufficiente seguire il presentimento, e se sembra non esserci via d'uscita, osservare come abbiamo proiettato solo un'idea o una direzione possibile. Non si fugge, non si rimane, semplicemente si ha la sensibilità di attendere la mossa che la vita da sola ti fa fare."



martedì 23 agosto 2016

DIALOGHI: La relazione profonda


“Come si costruisce una relazione profonda?”


“Non si costruisce. Una relazione profonda vuol dire una relazione facile. Non si fabbrica niente, non si fa il minimo sforzo. Se devo fare uno sforzo sessuale, non è una relazione profonda.
Questo non significa che non si ama, perché l’amore viene prima di tutto questo. Tuttavia una relazione si costruisce su più piani. Se, intellettualmente, devo fare degli sforzi per farmi capire, non c’è intesa, la relazione non è profonda. Se emotivamente ci si sofferma spesso ad ammirare gli alberi, e l’altra persona con cui si sta sbuffa e si annoia, molto probabilmente non c’è relazione emotiva.


“Qualche altro esempio sul piano mentale?”


“Fai caso a quando parli con qualcuno, cercando di sorvegliare continuamente ciò che dici per non ferire, o quando ti imponi di non risultare in un certo modo buffo perché l’altro potrebbe pensare che sei scemo. Intimità significa che si può dire di tutto.
Il problema si crea non quando c’è attrazione fisiologica, ma psicologica. Qualche anno dopo, quando la mia immaginazione è cambiata, non riesco a capire come posso aver perso la testa per quella persona … eppure lei è rimasta sempre la stessa.
Perdere la testa, innamorarsi in quel senso, è una compensazione, un’emozione che ci lascia presto. Essere sensibili significa riconoscere chiaramente la possibilità di una relazione facile, quindi profonda. In questa sensibilità non c’è spazio per le forzature. Può esserci risonanza fisiologica, ma non bisogno fisiologico. La sessualità non è un bisogno, ma una possibilità. Toccare ed essere toccati è un’espressione di affetto, non un bisogno. Quando qualcuno passerà vicino si sentirà che con questa persona, a letto, sarebbe stupendo … ma non è necessario fare nulla. Una forma di gioia è già presente. Quando si ammira un fiore, non è necessario strapparlo e tenerlo per sé. Quando si va in un museo non è necessario portarsi a casa il quadro. Quando si viaggia non è necessario scattare foto in continuazione. L’ego cerca sempre di appropriarsi di tutto, perfino del passato e del futuro. Sentire la possibilità significa già viverla, non è necessario compierla. Se qualcosa accadrà, lo farà da sé. Ci potrà essere esclusività esteriore, ma interiormente no. Interiormente non si ama qualcuno piuttosto che un altro.”






domenica 17 luglio 2016

DIALOGHI: Ciò che è giusto non è sempre ciò che si sente

D "Negli ambiti della ricerca spirituale si insiste molto sul seguire ciò che si sente. Non credo sia una cosa possibile, poiché la nostra condizione spesso non ci permette di fare tutto ciò che vorremmo. Che ne pensi"?


R "Prima di capire ciò che si sente bisogna fare molta pulizia, e la pulizia viene solo con l'ascolto e con la pazienza. Non ci sono tecniche particolari, nemmeno la meditazione, nemmeno i sogni. Ci vuole tempo, a volte, affinché si affini questo sentire, e il tempo senza la fiducia non è nulla. Il termine che viene usato, spesso, è quello di consapevolezza, che non è altro che un certo grado di attenzione. Se impari a darti ascolto con una certa attenzione, pian piano emerge ciò che senti. Ma ciò che senti è solo un inizio. Con la maturazione imparerai a sentire ciò che fai, perché nella vita non si sceglie, ma si è scelti. Questo però è uno step successivo, ed è inutile forse parlarne adesso."


D "E se ciò che si sente non è corretto?"


R "Corretto o meno non esiste. Esiste ciò che ti da questo momento, ed è sempre corretto. Si impara a saper distinguere ciò che si sente da ciò che è giusto. Ciò che si vorrebbe non è sempre la cosa giusta, perché spesso è un modo per scavalcare un disagio funzionale alla crescita."


D "Un esempio?"


R "Per capirci prendo un esempio estremo. Un tuo caro sta soffrendo a morte e non ha via di scampo, ti chiede di ucciderlo. Cosa fai? O magari senza scomodare situazioni cinematografiche, sai che un percorso è giunto alla conclusione, vorresti continuarlo per sentirti meglio ma sai che è giusto cambiare, cosa fai? Quindi bisogna imparare a distinguere ciò che si sente da ciò che è giusto. Ciò che è giusto è ciò che va fatto, ciò che si sente è ciò che si vorrebbe, e come dici tu non è sempre possibile realizzarlo."


D "Perché mi rattrista sentire questo?"


R "Perché senti che è la verità, e senti che non puoi rinunciarci. Questa sofferenza non uccide solo grazie alla fiducia. Senza fiducia, senza quella che viene chiamata fede, ma alla vita nella sua totalità e non ad un Dio proiezione delle proprie paure, la tristezza potrebbe portarti ad un lento suicidio."


mercoledì 29 giugno 2016

DIALOGHI: La pretesa di amare e di essere amati

"Che ne pensi dell'amore e/o dell'innamoramento?"

"L’amore è riconoscere la non differenza. Quando si guarda qualcosa senza creare relazione mentale, ci si accorge che si è anche quello. Tutto quello che è percepito è proprio, perché il corpo, che è fatto di emozione, non può che essere parte dell'ambiente, che è anche emozione. Quando il corpo e l'ambiente diventano mentali, allora c'è divisione. Quando c'è divisione, si pretende di amare o di essere amati. Ma l'amore è in principio, non il fine. Non è il risultato di qualcosa che accade o finisce, quello viene definito "innamoramento", ma non è altro che un'emozione che prima o poi ci lascia. Più la percezione è libera da riferimenti psicologici, da relazioni personali, più la relazione è emozione. Questa emozione non è affettività, non crea quindi legami psicologici. 

"Riguardo invece la sessualità? Le cose vengono spesso mescolate."

"Il sesso, la maggior parte delle volte, è un bisogno di un corpo che ha desiderio di essere toccato e di toccare per sentirsi meglio e compensare. Quando si è perfettamente rilassati, quando si è in pace, lo stimolo della tensione generata da un'immagine, perché la nostra sessualità è fatta di immagini, non si genera. Fai caso che, normalmente, più si è infelici più si cerca soddisfazione nel cibo e nel sesso. Normalmente raggiungere il primo è più semplice, il cibo non ci dice mai di no. Il bisogno di contatto viene da una mancanza di sensibilità, perché un corpo sveglio tocca tutto ciò che vede. Si tocca sempre, ma il contatto è senza necessità di soddisfazione. La soddisfazione è sia nella vista che nel contatto. Il bisogno si annulla, e rimane l'affetto. Il desiderio può tornare, il desiderio di portarsi a letto quella donna può essere trasformato in azione, ma il fatto che accada o meno non toglie nulla a questo stato di apertura. Non è una necessità, e soprattutto non viene mescolato e confuso con altre sfere, rendendo psicologico il tutto e credendo di innamorarsi o di essere amati. Toccare una regione cosiddetta sessuale non è più intensa che toccare una spalla. In un corpo equilibrato appaiono dei cicli dove il bisogno di sesso è più forte, e se certi aspetti della sessualità non sono stati risolti, perché repressi nelle fasi importanti della vita, allora la sessualità può diventare un nodo da risolvere. Ma, come già detto, questo non toglie nulla alla tranquillità. Come ogni oggetto, il corpo è fatto di cicli, ma il bisogno viene sempre da una patologia. Ci si serve dell’altro per soddisfarsi. Se una donna non ci vuole più, andremo con la vicina, non è molto diverso. Vedere una bella donna non crea problemi, anzi, tutt'altro. Il bisogno, la necessità di portarla a letto, crea dei problemi. Il bisogno di afferrare crea tensione, ma è una tensione sana nel momento in cui ogni esperienza viene fatta pienamente, senza moralizzare o tralasciare nulla. Quando il corpo funziona normalmente senza forzature, e il pensiero è funzionale solo per risolvere problemi pratici e dare nomi alle cose, essendo pienamente consapevoli dei suoi limiti, allora nella tua vita molte cose potrebbero cambiare di riflesso. Se ho pensieri erotici non ho necessità di soddisfarli, perché nasce da un centro (mentale) che non ha niente a che fare con quello istintivo. Non c’è bisogno che cerchi di cambiare il tuo modo di mangiare per cambiarti dentro, non funzionerà. Devi partire da dentro semmai. Vale lo stesso con il sesso. Riconosci la bellezza in tutto ciò che vedi, anche nelle cose apparentemente negative, e sei così pieno di questa sensazione che i piaceri iniziano a perdere attrattiva. Sei schiavo del piacere perché vivi una vita piatta, e non intendo carente di stimoli. Anzi, al contrario più la riempi di stimoli, più la appiattisci. Il pomodoro ha sapore, ma tu hai bisogno di mettergli il sale per sentire qualcosa.Il pomodoro E' sapore! è una questione di energie, non morale"

"Quindi il sesso con l'amore non c'entra nulla"

"Con l'amore c'entra tutto, ma la confusione viene da un fattore culturale. E' l'uso delle parole che crea confusione, perché a questo appiccichiamo una convinzione che, in fondo, è del mondo, non nostra. L'amore non può essere esclusivo, e la sessualità non ha nulla di romantico. Un contatto può essere più o meno intenso, e più la sensibilità del corpo aumenta, meno necessità si ha di usare l'altro per soddisfarsi. Una sessualità sana inizia con l'esplorazione senza giudizio.
Per mancanza di visione, crediamo di essere innamorati di qualcuno, mentre è l’emozione dell’amore che ci riempie. Si sente quella emozione con qualcuno, è dunque normale attribuire l’amore a quella persona. Però, dopo essersi innamorati tredici volte, ci si rende conto che, qualsiasi sia la persona, lo stato è sempre lo stesso. Allora si ci dovrebbe chiedere: abbiamo bisogno di una situazione per essere condotti a quello stato? Poiché l'ego ha paura dell'insicurezza, le scelte che verranno fatte successivamente per "salvare la coppia", saranno mettere al mondo dei figli, prendere un cane, o sposarsi. Sono tutte scelte strategiche che, chiaramente, hanno degli interessi che con l'amore c'entrano realmente poco. Serve chiarezza, iniziare a vedere come funzioniamo, e smettere di mescolare sesso, amore, condito da speranze e romanticismi. La sessualità, come ogni altra cosa, ha una sua maturazione naturale, o almeno così dovrebbe essere. Non le viene permesso di esprimersi pienamente a causa di cattive interpretazioni, repressioni o, al contrario, improbabili visioni ascetiche che le vengono conferite. L’individuo dovrebbe liberamente esplorare il suo corpo senza giudizi, e poi approfondire il rapporto con l’altro sesso fino ad un punto in cui il sesso stesso rivela i suoi limiti. Questo significa che non si farà più confusione, perché la nostra sessualità, che è puramente mentale, si mescola con sfere che a lei non le competono. Ed ecco che il sesso diventa qualcosa che colora l’immaginario,"

"Siamo stati condizionati a vederla così".

Amore è ascolto, e quando voglio qualcosa non amo. Non confondere le cose. Dico a me stesso che voglio un'esperienza sessuale, non che voglio amare o essere amato. La pianto con queste illusioni da adolescente, e inizio a crescere. Normalmente le "delusioni amorose" anziché svegliarci, ci addormentano sempre più. Anziché aprirci ci chiudiamo e pretendiamo sempre più. Le esperienze del passato dovrebbero portarci a capire sempre più, e invece ci confondono perché guardiamo sempre dalla parte sbagliata. Amare o non amare qualcuno, è una grande ubriacatura. Amare più il proprio cane rispetto a quello del vicino, è un'errore profondo. Funzionalmente, praticamente, si sta con il proprio cane. Lo si conosce, lo si tocca, si fa il possibile per lui. Ma pretendere di amare di più il proprio cane, o il proprio figlio, rispetto ad uno sconosciuto, è un'errore grande e causa sofferenza e senso di divisione. Si passa una vita con una persona, ma l'amore non è esclusivo.





sabato 30 aprile 2016

DIALOGHI: Amore e contraddizioni


"Ti innamori di chi ti fa sentire meno solo, ti chi esalta i tuoi lati migliori, di chi ti tiene in considerazione. Hai bisogno di sentirti al centro nella mente e nel cuore di qualcuno. Desideri sapere se ti pensa, se sei la prima persona che gli viene in mente ogni mattina. C'è un lato romantico in tutto questo, ma anche, e soprattutto, disfunzionale, malato, perverso. E' una forma di fissazione e di masochismo psicologico. Cerchi in questo modo di mostrarti più bello/a, più intelligente, più forte, e poi ti affatichi a mantenere solida quell'immagine. Molto presto inizieranno i giochi di potere che ben conosciamo, e che facciamo sempre finta che siano normali."

- "Perché non ci si rende conto di questo stato disfunzionale"?

"E' un problema di origine culturale. La frase "ti amo", ad esempio, non si dice in tutte le parti del mondo, e non significa la stessa cosa. La mente viene condizionata fin da subito a trovare il completamento nell'altro, con tutti i contro del caso. L'altro diventa l'immagine su cui scaricare eventualmente tutte le proprie mancanze. Poiché è insopportabile la presenza di sé stessi, si cerca qualcuno un po' ingenuo su cui appoggiarsi per poter diminuire quel disagio, e costringerti a non guardarti mai dentro. E' sempre dell'altro la colpa o la responsabilità di renderci felici. La parola amore è troppo abusata, troppo ricorrente, un po' come quella di rispetto e di fiducia. Sono armi che l'ego usa per farsi strada, e sono armi accettate da tutti coloro che portano una maschera. Poiché la maggioranza porta la maschera, chi è senza diventa il problema. In un ospedale vedi così tanta gente che sta male che prima o poi, se lo frequenti a lungo, non ci farai nemmeno più caso."

- "Ma l'amore di per sé, può avere un significato più profondo?"

"Si, ma l'uso di questa parola non è necessario. Nel percorso interiore, una delle pratiche più difficili ed interessanti, potrebbe essere quella di eliminare dal proprio vocabolario parole come "amore, rispetto, gelosia, fiducia, fede, ...." Vedrai come, senza questi scudi, l'ego si sentirà in difficoltà. Senza queste giustificazioni facili e alla portata di mano, sentirai che dovrai rivedere le stesse basi su cui l'io si nutre."


domenica 28 febbraio 2016

DIALOGHI: Prigione e Libertà

"Perché ci sentiamo imprigionati?"

"Perché ci spaventa non la prigione, ma la libertà. La libertà non la vogliamo, perché abbiamo bisogno che qualcuno ci dica cosa fare, oppure ci imponiamo un modello di comportamento, una strategia psicologia per non affrontare questo aspetto che non vogliamo vedere. E’ una vita rinchiusa da sbarre invisibili. Perfino in un sogno futuro cerchiamo una via di attenuazione del disagio di non essere niente, di “non sapere”. Il non sapere ci terrorizza a tal punto che, quando accade qualcosa, o lo rifiutiamo o lo tratteniamo. Eppure il non sapere è l’essenza di tutto. Quando smetto di raccontarmi storie sull’emozione che sto vivendo, questa mi lascia in fretta. [ ... ] E’ libera di entrare e di andare. Noi invece tendiamo ad analizzare tutto, cercare soluzioni e strategie. L’emozione, anche se negativa, ha una sua assoluta poeticità. La violenza che facciamo alle emozioni è il volerle razionalizzare, cercandoci in qualche nuova forma comportamentale. Diciamo che vogliamo una vita piena di emozioni, e invece non è vero affatto; vogliamo una vita solo con quegli entusiasmi, negando la bellezza della profondità di un’emozione originale, un silenzio cuore di ogni movimento. Una vita che cerca il piacere e rifugge il dolore, è una vita piatta! Questa è la vera noia! [ ... ] "


DIALOGHI: Amore

D "Pensare a qualcuno è amore? e, diversamente, non pensarci, è mancanza di amore"?

"Pensare a qualcuno è una fissazione. L'amore è oltre il pensarci o meno"

D "Però se quel pensiero fa star bene ..."

"Allo stesso modo di un bel film, di una pizza, o di una giostra. Se cerchi emozioni dagli altri, va benissimo. Ma non è amore."

D "L'amore non è un'emozione?"

"No. L'amore è ciò che rimane dopo, durante e prima dell'emozione. L'affetto che provi verso qualcuno non necessita di una forma di fissazione. Non c'è un bisogno."

D "Quindi un amore, in realtà, non finisce"

"No, non finisce e non inizia. Per una questione funzionale scegliamo o veniamo scelti. Non è possibile vivere con venti compagni. Con qualcuno si sta bene, e con qualcun altro no. Con qualcuno c'è più attrazione, e con qualcun altro no. Con qualcuno ci piace viaggiare e con quell'altro no. Ma tutto questo non ha niente a che vedere con l'amore o la sua mancanza. Il problema nasce quando ci si pone il dubbio di amare o non amare. Vediamo come, per una questione di condizionamento, impariamo questa parola e la usiamo sempre, a sproposito. La usiamo senza sapere cosa sia: io ti amo e tu no, tu non mi ami, tu mi ami di più e io meno ... Sono solo giochi, vanno benissimo, ma se si è consapevoli che sono solo giochi."

D "Esiste un lavoro sulle emozioni"?

Un'emozione arriva e ti lascia. Volerla ripetere, controllare, gestire, commentare o evitare è un intervento mentale."






domenica 7 ottobre 2012

Chi ti ama davvero ...





Chi ti ama davvero non ama la tua maschera, va all'entità che c'è dietro.


Chi ti ama davvero vuole vederti ridere e piangere, così come ama il sole e la luna

Chi ti ama davvero te lo comunica con il silenzio, con uno sguardo, con una frase, con un tocco ... non ha bisogno di comprarti, di convincerti, di conquistarti. 

Chi ti ama davvero non si ferma al tuo pianto, tocca la tua commozione.

Chi ti ama davvero ti strappa via la maschera, e se sentirai dolore è solo perché hai paura di perderla

Chi ti ama davvero sa tutto di te senza bisogno di sapere nulla.

Chi ti ama davvero ti capisce perché non ha l'ambizione di capirti

Chi ti ama davvero non ti chiede chi sei, cosa hai fatto e cosa farai, non è interessato ad un'immagine

Chi ti ama davvero sa tutto di te, perché quando ti guarda, ti ascolta e ti tocca, diventa te

Chi ti ama davvero si annulla, non per te, ma con te

Chi ti ama davvero ama leccare le tue ferite

Chi ti ama davvero non è geloso, non ti fa sentire posseduto .. ma protetto


Chi ti ama davvero delle volte si sente molto stupido a dire "ti amo" trasformando qualcosa che muove la vita in una banale parola

Chi ti ama davvero ti lascia la libertà di essere negativo


Chi ti ama davvero non ha paura di perderti, perché sa di non poterti possedere

Chi ti ama davvero non promette, è sempre nel presente, agisce senza preparare


Chi ti ama davvero non vuole fiducia e rispetto, ti ama per il fatto stesso che respiri


Chi ti ama davvero gioca con te, e ti costringe a tornare bambino

Chi ti ama davvero fa in modo che sia silenziosamente il tuo ultimo pensiero prima di andare a dormire

Chi ti ama davvero ti ama talmente tanto da non aver paura di dirti "addio".