domenica 7 ottobre 2012

Chi ti ama davvero ...





Chi ti ama davvero non ama la tua maschera, va all'entità che c'è dietro.


Chi ti ama davvero vuole vederti ridere e piangere, così come ama il sole e la luna

Chi ti ama davvero te lo comunica con il silenzio, con uno sguardo, con una frase, con un tocco ... non ha bisogno di comprarti, di convincerti, di conquistarti. 

Chi ti ama davvero non si ferma al tuo pianto, tocca la tua commozione.

Chi ti ama davvero ti strappa via la maschera, e se sentirai dolore è solo perché hai paura di perderla

Chi ti ama davvero sa tutto di te senza bisogno di sapere nulla.

Chi ti ama davvero ti capisce perché non ha l'ambizione di capirti

Chi ti ama davvero non ti chiede chi sei, cosa hai fatto e cosa farai, non è interessato ad un'immagine

Chi ti ama davvero sa tutto di te, perché quando ti guarda, ti ascolta e ti tocca, diventa te

Chi ti ama davvero si annulla, non per te, ma con te

Chi ti ama davvero ama leccare le tue ferite

Chi ti ama davvero non è geloso, non ti fa sentire posseduto .. ma protetto


Chi ti ama davvero delle volte si sente molto stupido a dire "ti amo" trasformando qualcosa che muove la vita in una banale parola

Chi ti ama davvero ti lascia la libertà di essere negativo


Chi ti ama davvero non ha paura di perderti, perché sa di non poterti possedere

Chi ti ama davvero non promette, è sempre nel presente, agisce senza preparare


Chi ti ama davvero non vuole fiducia e rispetto, ti ama per il fatto stesso che respiri


Chi ti ama davvero gioca con te, e ti costringe a tornare bambino

Chi ti ama davvero fa in modo che sia silenziosamente il tuo ultimo pensiero prima di andare a dormire

Chi ti ama davvero ti ama talmente tanto da non aver paura di dirti "addio".



lunedì 11 giugno 2012

Psicologia della risata e condizionamento



La risata e il sorriso, sono processi in cui si verifica una risposta a un determinato stimolo “comico” esterno, producendo una risposta positiva.


La risata è istintiva, governata dal cervello primitivo (anche le scimmie ridono), ma può anche risultare meno spontanea. Ad esempio nel sorriso “finto” non sono coinvolti i muscoli orbicolari degli occhi che, infatti, fanno sorridere gli occhi. Interessante è notare come, alla presenza di un film comico o battuta, alcuni ridono e altri no. Cosa differenzia i vari tipi di comicità? Cosa c’entra con gli argomenti affrontati in questo blog? Ci arriveremo.
Si può ridere di una comicità inaspettata, si può ridere di una incongruenza, un non senso, oppure di un contenuto sessuale e aggressivo. 

NONSENSE, SMORFIE E “BUFFONERIA”


Perché ad alcuni fa ridere il nonsense? Questa è una mia teoria. La mente crea delle barriere di sensatezza e logicità, e alcuni sentono il bisogno di andare oltre, di spezzarle, di superarle. Tutto deve essere spiegato sempre razionalmente, altrimenti … si va fuori. C’è chi, oltre il muro della logicità razionale, non riesce e non vuole andare. Il nonsense, non lo fa ridere. Normalmente si tratta di soggetti maggiormente colpiti da una comicità più prevedibile, più schematizzata, più razionalizzata e di cultura. Non sanno rendersi ridicoli, non sanno tornare bambini.
Gli automatismi sono scardinati dal nonsense, che si fa beffe dei limiti condizionanti. Poi c’è chi ride vedendo qualcuno cadere o scivolare, e normalmente non sono coloro che ridono del nonsense e di una comicità “irrazionale”. C’è chi ride quando qualcuno si va veramente male, o magari si ride delle disavventure altrui per un senso di superiorità. Perché si ride del dolore o pericolo altrui?

BATTUTE A SFONDO SESSUALE

Mentre nella risata “nonsense” la tensione psicologica viene scaricata attraverso l’abbattimento di un limite logico, nelle battute a sfondo sessuale non puoi ridere se non sei, almeno in parte, represso.  La violazione di un tabù permette di scaricare la tensione sessuale e, di conseguenza, generare una risata liberatoria. Quando ci si libera di queste inibizioni, disagi  “controllo – repressione” sessuale e dal senso di colpa, le battute a sfondo sessuale non fanno più ridere. E’ chiaro, una certa acutezza potrebbe far ridere comunque, dipende sempre dalla battuta, ma è comunque difficile. Stesso principio vale per il risentimento religioso, che provoca una ilarità – reattiva nei confronti di battute di questo genere.




SARCASMO, SATIRA

Con il sarcasmo si umilia l’altro, mentre la satira (es. classico a sfondo politico) si evidenziano caricature, storpiature e difetti del personaggio, mettendo in risalto gli aspetti negativi. La pressione del sistema politico porta a reagire ridendo della satira politica, per esorcizzare questa insofferenza e disagio di fondo. Il risentimento nei confronti dell’uomo potente, trasformandolo in un fumetto, ci permette di poterlo attaccare quantomeno in questo modo. 




RIDERE DELLE DISGRAZIE ALTRUI

Mal comune, mezzo gaudio....
Le tante ingiustizie e frustrazioni ci portano a ridere del fatto che, se vediamo qualcuno che le subisce ci sentiamo inconsciamente meglio scaricandone la tensione e ridendo. L’attrazione verso il film horror/splatter e la violenza estrema, è un meccanismo simile, un modo per scaricare la tensione esorcizzando questa paura. Provoca sollievo vedere che non capita a noi ma a quell’altro, non ci sentiamo in colpa perché è un film, e quindi ridiamo o ci piace spaventarci. Ma è un’altra risata dell’uomo condizionato, frustrato, represso.
Se non si esce da questi condizionamenti il sadismo interiorizzato ha bisogno di scaricarsi in vari modi, e uno di questi è la risata attraverso questa comicità “bassa”.

 I fatalisti, infatti, utilizzano l'umorismo aggressivo e violento, che li fa sentire superiori e consente loro di scaricare le tensioni. Il loro rancore e senso di inferiorità, li induce a preferire barzellette contro gruppi etnici, culture e costumi. 










sabato 14 aprile 2012

Malinconia non è tristezza parte 1



ricordo l'uscita del libro:  http://www.youcanprint.it/youcanprint-libreria/miscellanea/liberarsi-dentro-pintaudi.html




La distinzione tra malinconia e tristezza, è un po’ come quella tra isolamento e solitudine, cioè passare da un livello di sofferenza ad uno di insofferenza consapevole potremmo dire, di inquietudine, ma senza sperimentare la sofferenza propria della tristezza depressiva.

Non è una sofferenza che fa male, anzi, in questo “male” si avverte una piacevole sensazione profonda e diluita. E’ lo stesso motivo che ci spinge ad ascoltare una canzone malinconica o vedere un film commovente, senza entrare troppo nel merito della soggettività che non posso certo affrontare qui.  Di sicuro il fruitore di un’esperienza malinconica, un’opera d’arte, una canzone, un dipinto, un film o una poesia, se si trova in un livello superficiale di sé (alla ricerca di sole emozioni positive), percepirà tristezza rifiutando l’emozione. Bollerà l'opera come triste e la scarterà. Il superficiale non è in grado di accedere ad altri livelli emotivi più profondi, sta infatti in superficie: bloccato nei concetti e nelle teorie, nel giusto e nello sbagliato, nel bello e nel brutto. Il superficiale ama o odia, di solito un solo tipo di emozione grossolana, incapace di provare altri "livelli" perché lui stesso si chiude in un concetto e idea di se stesso, con un pizzico di vanto.


Il malinconico scende nella profondità del suo sentimento senza rifiutarlo, perché è parte integrante del centro, mentre il triste, perché annoiato, depresso o pauroso, non può accedere a questo “livello” perché non ha un centro. Poiché le sue emozioni interiori dipendono da stimoli esterni (soggetti, oggetti, situazioni, circostanze, avvenimenti) ed interni (pensieri, preoccupazioni, ansie, desideri, fastidi) non conosce altro ... non può! Tuttavia la tristezza, potremmo dire poeticamente o metaforicamente parlando, dell’anima, è malinconia. Chi non è in contatto con questa dimensione la rifiuta, perché ha timore del vuoto che crea. Ed ecco che ha paura di rimanere solo, perché se la sua felicità dipende dagli altri e dalle loro attenzioni, la solitudine diventa isolamento, generando l’egoismo che viene oggi abilmente definito gelosia.



La mia definizione personale di malinconia, potrebbe essere la seguente: essa è un'emozione profonda di accettazione e la consapevolezza dello stato di solitudine inevitabile in cui ogni uomo si trova. Non c’è ne paura ne giudizio in questo, solo una presa di coscienza che permette, guarda caso, di gioire sia in compagnia sia da soli, senza dipendere da nessuno.